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| Il Pisticci ha mostrato tutta l’incapacità di «pungere» |
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16/03/2010
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| Decima sconfitta interna stagionale per il Pisticci, battuto 2-0 dalla capolista Neapolis. I campani hanno espugnato il “Michetti” soffrendo più del previsto, al cospetto di un buon Pisticci. La squadra di Pasquale Arleo (ancora squalificato e sostituito in panchina da Luciano Camassa), è stata brava a limitare il raggio d’azione degli ospiti ma ha confermato la propria incapacità nel pungere, soprattutto dopo essere andata in svantaggio. Certo, non era questa la gara da vincere. Ma, giunti a questo punto della stagione, probabilmente non è più sufficiente continuare ad adagiarsi su questo ritornello, anche perché altre squadre riescono in vere e proprie imprese (l’ultima è dell’Ostuni, che ha bloccato a il Casarano nella sua tana) e non si capisce perché non possa riuscirci pure il Pisticci. Questione di mentalità, forse. Ma anche di limiti che i gialloblù hanno, in particolare, in attacco. Dove Fabio Lupacchio, ormai è certo, non è la punta prolifica che servirebbe alla squadra. Se a ciò aggiungiamo che il fantasista Gigi D’Aniello, che nel girone di ritorno ha spesso tolto le castagne dal fuoco ai gialloblù, anche contro il Mugnano ha fatto vedere più fumo che arrosto, ne deriva che tutto il peso dell’attacco finisce per pesare su Pietro Parente. Il quale ha pur sempre 39 anni e da lui, per ovvie ragioni, non si può pretendere che interpreti contemporaneamente e con efficacia i ruoli di rifinitore e finalizzatore.
In ogni caso, contro la capolista il Pisticci ha disputato una delle migliori partite stagionali e, come ha sottolineato il direttore generale Rocco Giosa, «la fiducia nella salvezza è intatta, visti i risultati delle dirette concorrenti e la prestazione dei ragazzi. Domenica, però, nel derby dobbiamo fare punti».
Piero Miolla
Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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