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E' morto Maurizio Clerici. Il canottaggio (anche a Senise) a lutto

20/02/2019



Il Giudice Arbitro Internazionale, l’uomo del canottaggio, l’Architetto dello Sport Maurizio Clerici, nato a Milano 90 anni fa, quest’oggi alle 11.40 è venuto a mancare all’affetto di quanti ne hanno apprezzato le doti umane e professionali. Maurizio, dopo il liceo e il biennio di architettura all’Università di Palermo, si è laureato in architettura a Firenze nel 1955. Nel 1956, dopo aver partecipato come atleta alle Olimpiadi di Melbourne, inizia la sua carriera professionale presso lo studio dell’architetto Annibale Vitellozzi. Tante le sue collaborazioni nella realizzazioni degli impianti sportivi, tra cui il Palazzetto dello Sport e la Piscina Olimpica al Foro Italico. Nel 1957 è chiamato a collaborare con il prof. Nervi ai particolari esecutivi architettonici del Palazzo dello Sport di Roma, come coadiutore di Vitellozzi al C.S.I.S. – Centro Studi Impianti Sportivi del CONI– di cui è stato anche vicepresidente dal 1966 al 1980.
"E venuto meno il nostro Maurizio- ha scritto Domenico Totaro, già presidente del Cicolo Canottieri Lucani, tra i promotori delle attività sportive sul lago di Senise- "professionista esemplare, uomo di sport, quello vero, giudice internazionale, atleta nazionale di canottaggio medagliato alle olimpiadi di Melbourne del 1956. Se oggi in Basilicata e sul bacino idrico di Senise si parla di Canottaggio lo si deve gran parte alla sua passione e competenza per l'attività remiera e all'amore incondizionato verso questo lembo di terra lucana che amava definire "dai colori straordinari". Ciao Maurizio "grande e nello steso tempo umile architetto" e maestro di vita"".




Maurizio Clerici è stato l’architetto dello sport più famoso al mondo per aver immaginato e realizzato il centro sportivo e ricreativo di Riad (Arabia Saudita); il velodromo olimpico e poligoni di tiro di Teheran (Iran); lo stadio di Iloriu in Nigeria (50.000 posti) e la Città olimpica realizzata in Tunisia per ospitare i Giochi del Mediterraneo. Si definiva “L’ultimo sopravvissuto dell’equipe di architetti che lavorarono agli impianti e le infrastrutture olimpiche di Roma” poiché, appena laureato, collaborò con progettisti e ingegneri del calibro di Pier Luigi Nervi, Annibale Vitellozzi ed Enrico Del Debbio, e all’interno del COR (Costruzioni Olimpiche Roma), organismo che si occupò delle costruzioni olimpiche dove venne chiamato a dirigere l’ufficio progetti nel 1958, fu responsabile degli impianti cosiddetti “minori”: l’Esedre dell’Eur, i campi sportivi dell’Acqua Acetosa, il campo di Atletica, prima sede dell’As Lazio a Tor di Quinto.


Ha inventato il Sistema Albano per i campi di regata poiché va ricordato che fino al 1959 non esistevano le corsie del campo di gara e la direzione era indicata ai concorrenti con il numero di corsia posto sui cartelloni pubblicitari collegati a cavi trasversali ogni 250 m. Rimanere al centro della corsia non delimitata in acqua, quindi, creava molte difficoltà ai concorrenti e ai giudici. La comparsa di questo sistema risale proprio ai Giochi Olimpici di Roma del 1960 per canottaggio e canoa-kayak che ebbero luogo sul lago di Albano. Fu proprio l'architetto Maurizio Clerici, infatti, a presentare un campo di gara che aveva corsie delimitate da boe in polistirene (18 cm di diametro) collegato ai fili longitudinali mantenuti ad una distanza di 9 m per la canoa e 12,50 per remi con il cavi croce. L’impatto visivo presentato alla FISA e ICF, fu immediatamente reso obbligatorio, difatti prese il nome del lago dove è stato installato per la prima volta: Sistema di Albano, appunto.


Per quanto riguarda, invece, l’attività nella Federazione Italiana Canottaggio, va ricordato che Maurizio Clerici ha svolto attività agonistica presso il CC Roggero Di Lauria di Palermo, dal 1950 al 1952, la SC Firenze, dal 1952 al 1956, divenendo Campione italiano, vincitore di numerose gare nazionali, 4° al Campionato d’Europa in Belgio, 4° al campionato d’Europa a Bled, Semifinalista alle Olimpiadi di Melbourne 1956, Aspirante Giudice Arbitro nel 1968, Giudice Arbitro Effettivo dal 1970, Giudice Arbitro Onorario, Presidente di Giuria Grandi Eventi, Giudice Arbitro FISA alle Olimpiadi di Barcellona 1992, Formatore GG.AA. per coastal rowing. Ha praticato in gioventù lotta greco-romana e pallacanestro. È stato Giudice Arbitro nazionale ed internazionale della Federazione Italiana Vela, Socio Onorario della SC Firenze, Socio Onorario CC Roggero Di Lauria, Socio Benemerito del CC Aniene. Come Dirigente Nazionale è stato Consigliere Federale dal 1960 al 1968, Presidente Comitato X Zona dal 1966 al 1968, Accademico dell’Accademia Olimpica Italiana, Socio Onorario FIC e Medaglia d’oro CONI.


Il Presidente Giuseppe Abbagnale, il Presidente del Collegio dei Giudici Arbitri Giosuè Vitagliano, insieme al Consiglio federale, al Collegio dei Giudici Arbitri e a nome di tutto il canottaggio nazionale, esprimono alla Famiglia Clerici le più sentite condoglianze per la scomparsa di Maurizio.


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19/03/2019 Sospensioni Idriche del 19 marzo 2019

Tricarico: per consentire il ripristino del livello dei serbatoi, l'erogazione dell'acqua potabile sarà sospesa dalle ore 15:00 di oggi alle ore 08:00 di domani mattina, salvo imprevisti.

A causa di un guasto sulla condotta adduttrice del Frida, nella giornata odierna si potrebbero verificare cali di pressione o interruzione idriche fino al termine dei lavori di riparazione.


18/03/2019 Sospensione idrica Spinoso

Spinoso: a causa di un guasto improvviso l'erogazione idrica nelle contrade Mazzoccola e Ficarelle e nelle zone limitrofe resterà sospesa fino ad ultimazione dei lavori.

17/03/2019 Serie D/H: risultati 27^ giornata

Cerignola – Città di Fasano 3-1
Francavilla – Granata 3-0
Gragnano – Nola 1-2
Savoia – Sarnese 3-2
Sorrento – Nardò 2-1
Taranto – Altamura 2-0
Bitonto – Fidelis Andria 1-0

Mercoledì 20 marzo – 14,30
Az.Picerno Gelbison
Pomigliano - Gravina

EDITORIALE

Noi e quella sacrosanta ''cultura del territorio''
di Mariapaola Vergallito

“I lucani conoscono la frana. I contadini lucani sono vissuti da sempre con la frana, l’orecchio teso a quel fremito oscuro, l’occhio attento a scrutare le rughe della terra. Ma un tempo nessuno la violentava la terra. La temevano, la rispettavano. Istintivamente si tramandavano quella che modernamente si è poi chiamata “cultura del territorio”. Oggi, nell’era della scienza, è proprio quella cultura che è venuta meno. Dalle paure ancestrali si è passati al s...-->continua





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