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Addio a “Sallustro”

4/06/2008



Si è spento il senisese Giovanni Castronuovo. Portiere soprannominato come l’attaccante.

SENISE - C’è commozione nella comunità di Senise, dopo la notizia della scomparsa in Argentina di Giovanni Castronuovo. “Sallustro”, come tutti lo conoscevano, aveva 86 anni, essendo nato nel 1922 ed era emigrato nel 1949 in Sudamerica. Il suo nome era legato al grande attaccante del Napoli, Attila Sallustro, arrivato negli anni tra il ‘20 per vestire le maglie di Internaples, Napoli e Salernitana. Suo fratello Oreste giocò nel Bari da centrocampista. Primo idolo assoluto del Napoli, Attila Sallustro, nato ad Asuncion in Paraguay, era un attaccante dal tocco raffinato, ma dotato di grande forza e di potenza fisica indiscussa. A Napoli lo soprannominarono “Veltro” e siccome era naturalizzato Italiano, giocò anche in Nazionale dove non ebbe molto credito, perché nel frattempo era emerso un “certo” Giuseppe Meazza, destinato ad essere ricordato il più grande di tutti in assoluto. In otto campionati con il Napoli, Sallustro segnò ben 107 reti, e forse il particolare che più lo distinse fu il fatto che rifiutò qualsiasi compenso da parte della società partenopea (altri miracolosi tempi). In cambio, la società però decise di regalargli un auto lussuosa. Gli ultimi venti anni, li passò da direttore del S.Paolo e ci fu l’ipotesi di intitolargli il vecchio impianto di Fuorigrotta. Giovanni, invece, giocava da portiere nel Senise, aveva somiglianza fisica con il grande campione paraguaiano. Solo per pochi giorni non ha condiviso anche la data esatta della scomparsa (28 maggio 1983). Giovanni era idolo dei tifosi non solo di Senise, grazie alla sua spregiudicatezza tra i pali. Ancora oggi gli anziani lo ricordano portato in trionfo dopo le partite. Memorabile quella contro il Taranto dove nonostante un pesante passivo 5- 1, Castronuovo realizzò parate sensazionali. La sua fama si espanse nella zona e da Roccanova, a Castronuovo, a Moliterno. Tutti lo cercavano per amichevoli di eccezione che richiedevano cioè una vera e propria “saracinesca”. Quella che tirava giù appunto “Sallustro”. Nel 1949, emigrò in Argentina, per rientrare soltanto due volte; la prima era però morto il padre e la seconda anche la madre. Nella sua comunità lascia un ricordo indelebile di brava persona oltre che di grande portiere, un esempio ricorrente tra gli anziani sportivi.

Il Quotidiano della Basilicata
Gianni Costantino


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