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| Calcio D: Ruisi, «Mi piacerebbe restare ancora» |
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28/05/2008
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| Assisterà al torneo «Gaetano Scirea» ed è pronto a confrontarsi con quei tifosi che l’hanno contestato. Matera, il tecnico Piero Ruisi ricorda che ha salvato la squadra per ben due volte.
MATERA - «Sono l’allenatore del Matera fino al 30 giugno prossimo. Resterò nella città dei Sassi per il torneo Scirea. Sarei onorato di proseguire il mio cammino professionale in questa piazza storica del calcio, dove mi sono sempre sentito a casa mia, allenando una squadra che ho salvato per due volte in pochi anni». È chiaro e deciso, perfino emozionato, Piero Ruisi, quando gli si chiede quale sarà il suo immediato futuro. «Devo ringraziare il presidente Tommaso Perniola, che mi è stato sempre vicino, unitamente a tutti gli altri dirigenti e collaboratori, fino al magazziniere - prosegue -. Ognuno ha fatto la sua parte per salvare il Matera, così come l’hanno fatta i nostri tifosi, che hanno sofferto e gioito con noi». Già, proprio quella tifoseria con cui Ruisi ha sperimentato sentimenti contrapposti di odio e di amore. «Guardi - sottolinea quasi commosso l’allenato - re siciliano - a Matera molta gente mi ha sempre voluto bene e apprezzato. C'è stata, purtroppo, una parte dei nostri sostenitori che mi ha contestato. È la cosa che mi addolora di più. La mia indole mi porta a stare in pace con tutti. Per questo vorrei chiarirmi con chi non gradisce la mia presenza. Io voglio bene a tutti qui a Matera, anche ai miei denigratori». Quando poi gli chiediamo se questa sofferta stagione è stata più ricca di luci o di ombre, Ruisi è categorico: «Mi hanno chiamato a stagione avviata, alla settima giornata. La squadra aveva solo due punti in classifica. Nelle mie prime sei partite ho conquistato 12 punti, pur dovendomi confrontare con un calendaro difficilissimo, che ci vedeva contrapposti ai migliori team del torneo, dal Brindisi all’Aversa, dal Grottaglie fino al Pomigliano, dopo la cui gara fui esonerato. Al mio ritorno a Matera, ho ritrovato un gruppo spento, con le ruote a terra, sia dal punto di vista atletico che mentale, e che aveva toccato il fondo, perdendo a Lavello e, quindi, contro l’Ischia, a domicilio. Con pazienza abbiamo ripreso a camminare»
ANGELO MORIZZI
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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