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| Ciclismo: Potenza si veste di rosa |
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13/05/2008
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| Storico il passaggio di Fausto Coppi negli anni cinquanta. Il Giro d’Italia manca dal capoluogo dal 2001.
POTENZA - La presenza corale della Basilicata nel contesto nazionale ed internazionale, attraverso l'espressione sportiva, è stata testimoniata nel passato in due periodi particolari. Negli anni '60, dal Potenza-miracolo, la squadra di calcio del dottor Nino Ferri che nei cinque anni consecutivi in serie B è stata lo spauracchio della cadetteria sfiorando la serie “A” nel ' 64-65 per un niente; negli anni '90 il pallino è in mano al “Latte Rugiada” Matera che nel volley fece sognare con risultati eclatanti in Italia ed in Europa. Questo aspetto non secondario nel contesto della storia del nostro sport, è ora “interpretato” da Domenico Pozzovivo, nato a Policoro, 52 kg. - 1, 65 centimetri di altezza, “dimensio - ni” da scalatore puro, che molti avvicinano al compianto Pantani: prende parte ora al suo terzo giro d'Italia dopo le edizioni 2005-2007. L'edizione 2006, lo ricordiamo, andò a monte per infortunio patito ad un ginocchio. Group Navigare. Nato a Policoro (ma residente a Montalbano Jonico) , 26 anni il 30 novembre, gioia assoluta di papà Leonardo Pozzovivo e mamma Rosanna Di Sanza, che disputa la 91esima edizione del Giro D'Italia con la maglia del Csf Group Navigare, dopo l'approccio avuto nell'ottobre 2005 con la nostra città in occasione del “Premio atleta dell'anno 2005 assegnatogli dal Panathlon Club, torna a Potenza da dove, giovedì 15 maggio, partirà, dal popoloso e festante rione Risorgimento di Potenza, la quinta tappa del giro in rosa. La nostra città gli porta bene: si spera che sia foriera di successo per il portacolori della Basilicata, l'unico lucano nella storia (nell'ambiente si è vociferato della partecipazione al Giro d'Italia di tale Pasquale Masi, originario di Castelgrande: il tutto è stato smentito da fonti autorevoli) che prende parte al “giro” diventato professionista tre anni fa. La carovana del Giro d'Italia tocca dunque la città di Potenza. Non è la prima volta che questo grande ed atteso evento sportivo è qui da noi. In passato, la città di Potenza, ha ospitato il “giro”, considerato attualmente una delle più importanti corse ciclistiche a tappe del mondo assieme al Tour de France. Ricordiamo che il Giro d'Italia, dopo le due partenze di tappa da Potenza negli anni '20 seguite da una lunga e perdurante assenza, torna in Basilicata. Ma solo di passaggio, nelle tappe Cosenza - Salerno del 1949 e Catanzaro- Bari del 1954. Ed è in questo periodo che i numerosi tifosi di Basilicata del “Campionissimo”, Fausto Coppi, hanno l'opportunità di vederlo da vicino… toccare con mano questo mitico e chiacchierato personaggio che interessò la cronaca rosa per la sua vicenda sentimentale con la “Da - ma bianca”. Fausto Coppi attraversa alcuni paesi della Basilicata, la città di Potenza. IL “campionissimo” è ripreso nella foto d'archivio che riportiamo insieme a Grazio Lasorella, allora impiegato presso il Consorzio Agrario Provinciale di Potenza, sponsor occasionale della manifestazione. tempi!). Il giro d'Italia interessa la Basilicata negli anni 1961, 1963, 1967, 1969. Nel 1961, tappa Bari-Potenza. Sul traguardo di Potenza, vince Vito Taccone, il “camoscio d'Abruzzo”. 1962. Potenza- Teana, vince Pietro Chiodini. 1963, tappa Napoli-Potenza. Sul traguardo di Potenza svetta Vittorio Adorni, che conquista la maglia rosa. Adorni, uno dei nomi più prestigiosi dell'epoca del ciclismo italiano ed internazionale, chiusa la carriera agonistica, in seguito, si affaccerà alla ribalta televisiva per i commenti tecnici alla tappa con il mitico telecronista Adriano De Zan. 1965: e' ancora Adorni alla ribalta con la vittoria sul traguardo della sesta tappa Avellino- Potenza. 1967: Bari- Potenza. Sul traguardo vince allo sprinter il belga Willy Planckaert. 1969, Napoli-Potenza, nona tappa della corsa rosa. Sul traguardo sfreccia primo un nome conosciuto, Michele Cancelli. L’ultima volta dei giorni nostri, che il giro ha fatto tappa a Potenza è stato nel 2001 arrivando da Lucera. Nell'ambiente potentino e non solo, è spasmodica l'attesa per il grande evento sportivo di giovedi 15 maggio. Fra i più… ansiosi (si fa per dire), c'è Matteo Lioi, ultimo della serie dei sette presidenti che hanno guidato, a partire dal 1947, il comitato regionale lucano della federazione ciclistica italiana. Il presidente Lioi ci parla della veloce e straordinaria carriera di Pozzovivo racchiusa in poche ma significative battute: “La sua partecipazione al giro d'It alia ci riempie di orgoglio e tanta gioia perché, storicamente parlando, è la prima volta che un ciclista professionista (il nome di Masi, come si faceva riferimento, è una boutade n.d.r.) lucano prende parte a questa grande corsa a tappe. Il ragazzo ha ancora molti margini di miglioramento, ma già si fa apprezzare per le sue innate doti di scalatore puro, ed una certa sagacia tattica, raggiunta dopo le prime due esperienze al Giro d'Italia. Ritengo che sentiremo parlare di lui - in termini positivi - nelle ultime tappe del giro, irte di difficoltà, adatte ad atleti come Pozzovivo, leggero ed agile per poter scalare le montagne da affrontare in tali circostanze. Credo in un suo exploit al giro. E non solo per un fatto di sentimento. Spero soltanto che sia assistito anche dalla fortuna, una componente che nello sport ha il suo peso”. Prima di congedarsi dal cronista, il presidente Lioi tiene a rimarcare il buon momento che attraversa il ciclismo lucano: il recente exploit dei fratelli Antonio e Michele Viola di Oppido Lucano nelle gare nazionali in Toscana ed Abruzzo, e quello di due “esordienti” di prima e seconda categoria, entrambi di Montalbano, da corpo a queste affermazioni, nel contesto di una storia intrigante del ciclismo di Basilicata, sinora mai scritta. Se è vero che la storia si scrive a distanza di molti lustri dal tempo in cui essa si espresse nei fatti, è giunta l'ora di dare il “là” al racconto della storia del ciclismo di Basilicata.
Il Quotidiano della Basilicata
Pino Gentile |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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