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La voce della Politica
| “I giorni dello Statuto”, al via il primo appuntamento |
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15/01/2012 | Al via la prima delle quattro giornate di discussione su “I giorni dello Statuto” promosse dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale e dalla prima Commissione consiliare permanente dell’Assemblea (Affari istituzionali) per coinvolgere i cittadini, le associazioni e le istituzioni del territorio nella riflessione sulla riscrittura dei principi e delle regole della carta fondamentale della Regione.
Questi incontri giungono dopo una serie di riunioni della prima Commissione consiliare, presieduta da Vincenzo Santochirico (Pd) che ha avuto il compito di riprendere l’esame della proposta di legge statutaria. Tre mesi di intenso lavoro per i consiglieri della IX legislatura che hanno visto, il 14 dicembre scorso, l’approvazione all’unanimità da parte dell’organismo consiliare di un documento programmatico per lo Statuto, un compendio delle finalità, degli istituti e delle linee di indirizzo che viene offerto al confronto politico e civile per poi farne la guida per la redazione del testo che sarà sottoposto alla discussione e al voto del Consiglio regionale.
Questa mattina, presso la sede del Consiglio regionale, si è tenuto un confronto fra i protagonisti lucani di ieri e di oggi del Consiglio regionale e del Parlamento, sul tema “Le istituzioni 40 anni dopo: governo e rappresentanza alla prova del tempo”.
“Uno Statuto, quello della Regione Basilicata – ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Folino aprendo i lavori - che è durato 40 anni e che ha dimostrato la sua forza e la sua qualità ma che i mutamenti in corso impongono di rivedere. Le quattro giornate in programmazione – ha aggiunto - sono aperte a raccogliere tutti i contributi per una nuova e migliore declinazione dei principi, dei diritti di cittadinanza e degli istituti di democrazia e partecipazione al fine di giungere ad una più ampia condivisione possibile della Magna Charta”.
Al presidente della Prima Commissione consiliare, Vincenzo Santochirico, il compito di esplicitare il senso del lavoro compiuto e le linee del documento programmatico per lo Statuto. “In quarant’anni – ha esordito Santochirico – molte cose sono cambiate. Ma oggi come allora siamo in presenza di sommovimenti, grandi contestazioni, grandi cambiamenti. Allora la democrazia coglieva questi stimoli, oggi siamo in presenza di un corto circuito tra democrazia e rappresentanza. Vi è un Governo senza partiti, un’Europa senza Governo. La dominante dell’ultimo decennio è l’incertezza e il sistema politico stenta a trovare un assetto stabile. Le riforme costituzionali del ’99 e del 2001 impongono un adeguamento alle nuove norme. In questo quadro – ha aggiunto – è ripresa la riflessione sullo Statuto. Pur non attribuendogli alcun ruolo messianico né assegnandogli alcun potere taumaturgico riteniamo che lo Statuto è una necessità e un’opportunità in presenza di una crisi di legittimazione delle rappresentanze e di un’oggettiva distanza tra senso comune e istituzione. Quattro sono le parole chiave – ha sottolineato Santochirico – che tendono a raccordare l’eredità del passato, la dialettica e i valori condivisi del presente, la prospettiva del futuro: persona, solidarietà, democrazia e sostenibilità. Dopo il capitolo dedicato ai principi vi è quello che pone il tema di un rinnovato patto civile, che chiami a protagonismo e responsabilità i cittadini, singoli o associati, attraverso gli strumenti di partecipazione e consultazione. Punto fondamentale del nuovo Statuto – ha affermato il presidente della I Ccp - è il sistema politico e istituzionale. L’art. 122 della Costituzione (elezione diretta del Presidente della Regione) è una sorta di clausola di salvezza. Diversi i quesiti che ci siamo posti: cambiare sistema o mantenere quello attuale? Ritorniamo al parlamentarismo classico o manteniamo il principio dell’elezione diretta del Presidente? Nonostante i tanti vizi di questo sistema è rimasta ferma la convinzione che il voto debba avere una funzione investitrice diretta. Quindi, l’elezione diretta del Presidente ma allo stesso tempo abbiamo previsto dei correttivi che consentano al Consiglio regionale e all’opposizione di controllare l’operato dell’esecutivo. Prevista anche una valorizzazione delle autonomie locali in quanto siamo convinti che i territori e le comunità devo avere un ruolo forte. Non posso non sottolineare – ha concluso Santochirico – la maturità di un ampio e partecipato confronto che ha caratterizzato in un clima di grande serenità il lavoro svolto in Commissione”.
Diversi gli interventi dei presenti che hanno portato ciascuno un proprio personale contributo alla crescita del dibattito. Nicola Savino ha sottoposto alla platea delle proposte che vanno in una direzione diversa da quella pensata dalla Prima Commissione. Per quanto riguarda la forma di governo ha suggerito che “l’elezione del presidente della Giunta avvenga da parte del Consiglio, sulla base di una relazione programmatica corredata dalla composizione dell’esecutivo”. Proposta anche “la sfiducia costruttiva, con analoga procedura, magari dopo un certo termine dall’inizio della legislatura e un eventuale premio di maggioranza assegnato non più con l’attuale ‘listino’.” Tra le idee lanciate, l’ipotesi di “un diritto di tribuna per consentire la partecipazione delle formazioni minori più rappresentative, intese a non confluire in alleanze bipolari”. Idee condivise in larga parte anche da Antonio Flovilla e Gianfranco Blasi il quale ha affermato che “se il numero dei consiglieri sarà ridotto a 20 bisognerà prevedere un sistema maggioritario mentre l’ipotesi di elezione diretta del Presidente dovrebbe essere mitigata dalla ‘sfiducia costruttiva’”. Michele Radice ha posto, invece, la questione di “una Pubblica amministrazione che funzioni e che risponda ai bisogni dei cittadini” mentre Gerardo Mariani ha, da parte sua, sottolineato la necessità di “più incisivi controlli sugli Enti, di regole precise e rispetto del territorio”. Giacomo Nardiello ha espresso convinzione per un “sistema proporzionale puro” mentre Antonio Boccia, si è detto “favorevole al maggioritario e contrario alle preferenze senza scartare l’ipotesi di un sistema misto”. Mario Di Nubila, dal canto suo ha posto la questione “dell’equilibrio tra Consiglio regionale e Giunta” e ha proposto di prevedere dei contrappesi quali “una verifica da parte del Consiglio dell’azione politica svolta dal Presidente, dopo un determinato tempo di legislatura e, quindi, una conferma o meno del mandato”. Per Donato Martiello il tema preponderante è “la ricostruzione della politica” che deve passare necessariamente da un’etica condivisa. Mario Lettieri, invece, provocatoriamente, ha posto il quesito “Tra 15/20 anni ci sarà ancora bisogno delle Regioni o l’Italia intera diventerà una regione dell’Europa?” e ha condiviso le idee di Savino sulla elezione del Presidente. Adeltina Salierno, unica presenza femminile, ha espresso i suoi convincimenti sulla “elezione diretta del Presidente e sul sistema maggioritario” condividendo con Lettieri l’ipotesi avanzata di una circoscrizione regionale unica. Peppino Brescia ha proposto l’individuazione dei candidati attraverso le primarie e si è detto “favorevole all’elezione diretta del Presidente controbilanciata da maggiori poteri al Consiglio regionale. Netto no al listino”.
Romualdo Coviello, uno dei padri costituenti, ha difeso la validità dello Statuto vigente e ha sostenuto che questo può essere modificato nelle parti essenziali ma che va salvato.
A Nicola Pagliuca il compito di concludere il dibattito che ha definito “molto interessante per i contributi apportati”. “Lo spirito che ha animato il lavoro della Commissione – ha riferito il presidente del Pdl - è stato quello di salvaguardare alcuni principi fondamentali. In primo luogo quello inerente la stabilità del Governo.
Il valore condiviso da tutti noi – ha aggiunto – è stato di preservare la stabilità del Governo contrappesandolo con una serie di meccanismi che servono ad evitare un eventuale immobilismo dell’azione del Presidente. Il secondo principio riguarda l’alternanza. Una moralizzazione dell’azione politica avviene attraverso la possibile alternanza alla guida della regione. Terzo principio, quello della responsabilità di chi governa e di chi controlla e fa opposizione”. Poi ha parlato dei nuovi strumenti di partecipazione e del ruolo del cittadino che è mutato rispetto al passato. Altro argomento affrontato quello delle Spa partecipate pubbliche che, ha detto, devono essere assoggettate al controllo. Ha, infine, auspicato una larga partecipazione al confronto appena avviato.
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