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Carburanti: Csail aderisce a campagna Beppe Grillo

12/01/2012

Dopo aver aderito allo “sciopero degli automobilisti” (nessun rifornimento di carburante in un giorno prestabilito la settimana), alla proposta di legge di riforma della distribuzione carburanti promossa dal Coordinamento Nazionale Unitario di Faib Confesercenti e Fegica Cisl e sostenuta dalle maggiori associazioni dei consumatori, denominata “Libera la benzina!”, all’esposto che lo stesso cartello di associazioni ha inviato alla Procura della Repubblica di Roma e a tutti i Prefetti contro il comportamento dell’ENI che nelle proprie stazioni di carburante pratica prezzi più alti, ma soprattutto in “Val d’Agri – Sauro” territorio petrolifero più grande dell’Europa Occidentale, il Csail ha aderito alla nuova campagna lanciata da Beppe Grillo per il boicottaggio delle stazioni di carburante ENI e SHELL.

Ne dà notizia il presidente del Csail - Comitato Promotore Indignati Lucani Filippo Massaro sottolineando che in questi giorni con la notizia ufficiale che la card carburante per gli automobilisti lucani ha un valore di poco più di 100 euro pro-capite la nostra indignazione ha raggiunto il livello più alto. Siamo al ridicolo: per le auto di più grande cilindrata equivale a poco più di un pieno!

Non ci resta che - aggiunge Filippo Massaro - seguire l’invito di Beppe Grillo perché lo sciopero del pieno un solo giorno la settimana non ha causato che danni irrisori, in quanto siamo comunque costretti a fare rifornimento, mentre se ENI e SHELL, che di fatto fanno cartello, ridurranno i propri profitti saranno costretti ad abbassare i listini ormai anche da noi vicini a 1,8 euro al litro per la verde.

Siamo favorevoli inoltre a tutte le proposte di liberalizzazione della vendita di carburanti purchè possano realmente rappresentare una calmierazione dei prezzi.

Tra le più significative modifiche normative da apportare, come sta già accadendo per l’elettricità, allo scopo di adottare una configurazione regolatoria del mercato più competitiva e concorrenziale – spiega Massaro - figurano: costituire un mercato all’ingrosso dei carburanti per autotrazione, definito da un Gestore del Mercato secondo principi di neutralità e trasparenza, che pubblicizzi listini settimanali e che renda più comprensibile la dinamica domanda-offerta, restituendo parametri più rispondenti alla realtà di quelli offerti dai valori, solo virtuali e ipotetici, attualmente assunti attraverso l’andamento dei mercati internazionali sui greggi o sui prodotti finiti; separare nettamente l’ambito del mercato nel quale si muovono i produttori-fornitori da quello della distribuzione finale; affidare ad un Acquirente Unico il compito di ottenere le migliori condizioni di mercato per l’approvvigionamento dei distributori al dettaglio. Ancora, si punta a rimuovere il vincolo di fornitura in esclusiva finora imposto alle decine di migliaia di imprese dei gestori che attualmente costituiscono oltre il 90% della rete distributiva, dietro la determinazione di congrui corrispettivi tesi a remunerare gli investimenti effettuati dai proprietari degli impianti e lo sfruttamento commerciale del marchio dei fornitori; imporre la segnalazione al pubblico esclusivamente dei prezzi effettivamente praticati, vietando qualsiasi altro messaggio allo scopo di impedire la proliferazione di avvisi pubblicitari generici di sconto non chiari, spesso ingannevoli e che impediscono il rapido confronto tra le offerte di prezzo dei diversi impianti; esprimere i prezzi dei carburanti in centesimi con una sola cifra oltre la virgola (es. €cent.178,3 anziché €.1,783) per ottenere una migliore capacità di percezione e d’impatto per il confronto tra le offerte di prezzo dei diversi impianti, senza rinunciare al valore millesimale introdotto in origine, al passaggio dalla lira all’euro, per una maggiore trasparenza e tutela dei consumatori.

La decisione assunta da Eni – conclude Massaro - di fissare prezzi differenti e “personalizzati” per ciascun punto vendita è un grande “bluff” , ha consentito all’azienda petrolifera incontrollata dalle istituzioni, di ottenere “vergognosamente” una tale opacità del proprio prezzo medio, da poter effettuare significativi aumenti nel complesso, senza che il fenomeno potesse essere rilevato né a livello di osservazione istituzionale, né a livello di pubblica opinione. In un tale contesto, di fatto, migliaia di impianti a marchio Eni sono costretti a praticare prezzi particolarmente più alti non solo della concorrenza di ipermercati, “pompe bianche” e di altri marchi petroliferi, ma anche di punti vendita del “cane a sei zampe” che in questo modo illegale penalizza gestori e automobilisti ignari.




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