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La voce della Politica
| PSI congresso discorso Valvano |
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26/11/2011 | Gentili ospiti, rappresentanti delle forze politiche, compagne, compagni, un anno e mezzo dopo la celebrazione del congresso regionale del Partito Socialista Italiano di Basilicata, siamo di nuovo qui per continuare a tessere la tela della grande storia socialista italiana, segnata dalla sciagurata rivoluzione politica giustizialista del 1992.
Gli ultimi diciassette anni per i socialisti italiani sono stati difficili e amari, a tratti drammatici. Fenomeni più o meno imprevedibili, ma decisamente ripetuti, hanno rischiato e “tentato” di annientare la casa dei socialisti anche in Basilicata.
Oggi, però, noi siamo ancora qui.
Siamo qui non solo per rivendicare con orgoglio e determinazione i nostri 120 anni di storia; 120 anni di lotte e rivendicazioni in difesa di una società divenuta via via più solidale grazie alla spinta politica sociale e liberale dei socialisti, alla spinta dei Turati, Matteotti, Rosselli, Nenni, Saragat, Pertini e di tutti gli altri socialisti che hanno contribuito a costruire il nostro paese e le sue istituzioni democratiche.
Siamo qui a dimostrare non solo la nostra esistenza ma soprattutto la voglia di continuare a contribuire alla crescita della nazione e del territorio lucano.
Un anno e mezzo fa, tutti quelli che si riconobbero nella cultura politica socialista strinsero un patto fondativo con l'obiettivo di recuperare la tradizione Socialista in Basilicata, superando quella diaspora che ci aveva danneggiati nel tempo; da quel patto oggi possiamo iniziare a fare un primo parziale bilancio.
Bilancio che non può non definirsi positivo. Sì, positivo, nonostante tutte le difficoltà ed i problemi che abbiamo dovuto affrontare.
Oggi, infatti, la partecipazione di cittadine e cittadini, di aderenti e simpatizzanti, di compagne e compagni al Partito socialista è cresciuta.
Al di là delle parole, a dimostrarlo sono i numeri. Quei numeri che nei sondaggi registrano, sulle proiezioni politiche nazionali, una intenzione di voto intorno al due per cento e che a livello locale, con le amministrative 2011, hanno visto il PSI crescere fino all'8,5%; espressione di un radicamento socialista in recupero, che può contare sulla presenza di circa 80 amministratori comunali (tra consiglieri e assessori) e di otto Sindaci.
Sono risultati che lasciano ben sperare, a dimostrazione che il partito riformista autentico, pioniere e antesignano nella cura dei rapporti sociali, economici e politici improntati al dialogo e alla solidarietà, è ancora vivo e vitale, portatore di una cultura politica proiettata nel futuro, ma tanto radicata nella storia che ha consentito la conquista dei diritti civili e il miglioramento complessivo delle condizioni sociali ed economiche delle popolazioni.
Una cultura politica autenticamente riformista, laica e liberale, anzi tanto laica e tollerante da suggerire di lasciar correre di fronte al ripetuto e continuo indebito appropriarsi dell'aggettivo “riformista” da parte di chi se ne serve per finalità puramente estetiche e propagandistiche.
E così, ad esempio, ascoltiamo pazientemente la voce dell'antipolitica che dichiara di essere riformista o riformatrice solo perchè chiede che in Italia “si dia attuazione alla Costituzione” o che, più genericamente, “chiede che si rispetti la legalità”.
Per il PSI l'azione riformista si sostanzia e si concretizza difendendo i più deboli ed estendendo al maggior numero di persone le libertà individuali e i diritti civili.
Il riformismo socialista guarda ai rapporti sociali in termini di “diritti” e non di “graziose concessioni”, guarda ai bisogni dei tanti e non alle necessità di pochi.
Il riformismo socialista punta ad una visione che non vuole solo cambiare le istituzioni per renderle in astratto più eque e giuste, ma si sforza di incidere sulle concrete realizzazioni, sui diritti e sugli strumenti di soddisfazione dei bisogni.
Questa è la bussola socialista, questa è quella bussola di cui oggi ci sarebbe un gran bisogno, in Italia e in Europa. Proprio ora che gli Stati manifestano i segni di una sempre più evidente ed endemica debolezza della politica, incapace non solo di governare “la società globale” ma anche solo di difendere le popolazioni dalle azioni eccessivamente “libere” dei grossi operatori della finanza che agiscono indisturbati, senza regole, sui mercati mondiali, in assenza di entità politiche sovranazionali. Proprio ora che il vento gelido delle forze conservatrici sembra prevalere in una Europa afflitta dalle conseguenze di una finanza pubblica che non riesce a stare al passo degli Stati più solidi come la Germania e che non ha istituzioni democratiche in grado di contenere, entro i confini delle regole proprie di un mercato regolamentato, le perturbazioni della finanza internazionale, libera, liberissima di scorazzare indisturbata.
Proprio ora che concetti come equità e solidarietà dovrebbero guidare le scelte necessarie a risanare i conti pubblici senza determinare una indiscriminata riduzione delle politiche di welfare.
Già i conti pubblici, parolina magica che domina i messaggi dei mezzi di comunicazione e che condiziona quotidianamente lo svolgersi dei rapporti sociali giunti a un punto di potenziale conflitto generazionale.
C'è una teoria rispetto alla vicenda del debito pubblico che individua vincitori e vinti.
Da una parte la popolazione generalmente più matura e anziana, cioè coloro che avrebbero tratto vantaggi dalla spesa pubblica, avendo avuto la possibilità, sicuramente legittima, di acquisire la disponibilità di beni, di accumulare patrimoni e di maturare pensioni. Dall'altra, la parte più giovane della popolazione, coloro che dispongono di redditi deboli, generalmente basati su un lavoro instabile, con una prospettiva personale e familiare tutt'altro che tranquilla, che si trovano a dover pagare le conseguenze di uno Stato costretto a comprimere la spesa pubblica, incapace di disporre di risorse per stimolare lo sviluppo e l'occupazione, incapace di garantire il medesimo livello di Welfare-State a cui sono state abituate le generazioni precedenti e che hanno determinato diritti considerati “acquisiti”, a partire dal livello delle pensioni.
Per questo sosteniamo convintamente le proposte del segretario nazionale Riccardo Nencini che ha chiesto al nuovo Governo l'introduzione della patrimoniale e la tassazione delle rendite finanziarie; per recuperare equità nei rapporti sociali ed economici quotidiani, dove c’è una oggettiva sperequazione, a vantaggio di una parte della popolazione rispetto ad un’altra. E’ una sperequazione che non si realizza in astratto, cioè in rapporto ai diritti teorici di cittadinanza, ma che si concretizza nella reale possibilità di fruizione dei diritti formalmente riconosciuti ai cittadini dalla Costituzione.
Per questo il metodo del cambiamento graduale che punta all’inclusione di tutti e non di pochi, può dirsi riformismo autentico solo se va in questa direzione, altrimenti va definito in altro modo.
E’ riformismo autentico se si ispira ai valori della libertà, della solidarietà, del merito e dell’equità e che fonda i meccanismi del gioco democratico sulla filosofia del dialogo, della reciprocità e della inclusione.
E' la bussola socialista che ci suggerisce, con chiarezza, anche la necessità di ricorrere a sacrifici, distribuiti con equità, per affrontare una situazione congiunturale di particolare gravità come quella che il nostro paese sta attraversando.
Alla grave crisi finanziaria, di origine internazionale, europea, per lo più generata da una debolezza della moneta unica intaccata dal diffuso malessere proveniente dalle condizioni delle finanze degli Stati sovrani, si aggiunge una colpevole crisi politica.
Il sistema politico italiano, giunto nella fase terminale dell'era berlusconiana, non si è fatto trovare pronto a governare con determinazione una profonda crisi finanziaria. Perso il collante politico dal momento del divorzio con FINI, il centrodestra non è stato capace di rigenerarsi e ritrovare motivazione e proposta politica adeguata a fronteggiare l'inevitabile declino del cavaliere e, purtroppo per tutti noi, non è stato in grado di attutire una delle più pesanti crisi sistemiche.
E l'opposizione? Ovvero le opposizioni?
Certo il Governo di responsabilità nazionale, affidato ad esponenti del mondo della finanza e del mondo accademico, con l'appoggio esterno di maggioranza e opposizione appare come la soluzione più adeguata.
Ma adeguata per chi?
Per il paese? O per la politica un po' troppo debole, incapace di assumere le decisioni dai più considerate inevitabili?
Per la politica che non decide e che non vuole chiedere agli italiani un contributo straordinario a fronte dell'impegno serio e concreto di addrizzare la schiena a una Pubblica Amministrazione non ancora all'altezza del suo compito?
Una politica che, vista nel suo insieme, anche sul fronte delle diverse opposizioni presenti in Parlamento, sembra aver preferito il voler condividere una fase se non di pace almeno di guerra fredda, giocata sul timore per la prospettiva di una bancarotta finanziaria che se non affrontata con misure impopolari affosserebbe l'Italia e l'euro.
Per questo pragmaticamente abbiamo deciso di sostenere tutti, o quasi, un governo che ha fatto registrare il più ampio sostegno parlamentare a fronte del più basso livello di interazione e collegamento con le forze politiche e con l'elettorato.
Una sorta di “Time-Out”; una fase di commissariamento.
Forse è un bene per il paese, ma descrive una condizione di logoramento della credibilità della politica rispetto all'elettorato.
Parallelamente, se pur per ragioni diverse e un po’ meno contingenti, la Basilicata naviga in condizioni non proprio idilliache.
Il rapporto con la società di Basilicata soffre delle croniche carenze strutturali e non solo per le note e recenti vicende che hanno ulteriormente eroso l'autorevolezza delle istituzioni.
Troppo piccola demograficamente, troppo grande geograficamente, troppo trascurata per la dotazione infrastrutturale.
Probabilmente adagiata sulla copiosa e continua erogazione della risorsa finanziaria proveniente dall'intervento straordinario per il mezzogiorno, prima e poi dalla comunità europea, la società di Basilicata è forse stata colpevolmente abituata a navigare spinta prevalentemente da fattori esterni.
Esaurite o ridimensionate le risorse esterne, stretta dalla morsa della tenaglia del patto di stabilità e dalla perdita di competitività del sistema Italia, la Basilicata soffre per un'economia che non trova ausilio in fattori endogeni di sviluppo e che non trova giovamento nello sfruttamento delle importantissime risorse naturali di cui dispone.
Probabilmente la Basilicata non dorme, ma certamente non è sveglia.
Per svegliarla noi riteniamo necessario che si affermi una genuina cultura politica della modernizzazione; una politica concreta, fatta di azioni, capace di includere quelle forze della società civile che stentano a trovare spazio.
Affinchè ci sia sviluppo è indispensabile includere:
a) i portatori di competenze, cioè gli esperti;
b) i portatori di speranza, cioè i giovani;
c) i portatori di sapienza, cioè gli anziani.
In assenza di azioni concrete, dirette ad includerli, mancherebbero gli ingredienti essenziali per far lievitare una società ancora troppo legata alle tradizionali e deboli attività per lo più legate alla pubblica amministrazione.
Soprattutto in un momento come questo dove la grande crisi economica si associa a una perdita di autorevolezza e di credibilità, oggi più che mai, alla politica tocca dare l'esempio, a partire dalla riduzione del livello di intermediazione della politica all’interno della società: dalla fruizione di diritti, dal riconoscimento di benefici fiscali, dal sostegno agli investimenti, dalle agevolazioni per l’occupazione, alla formazione, alle prospettive di lavoro.
Bisogna dire basta al convincimento che le prospettive occupazionali dei giovani debbano essere subordinate, direttamente o indirettamente, alla volontà dei politici. Non possiamo continuare a consentire il protrarsi di pratiche che eludono il precetto costituzionale del concorso pubblico per lavorare nella pubblica amministrazione.
Non lo può fare la pubblica amministrazione.
Non lo possono fare i Dipartimenti Regionali né tanto meno è possibile far finta di niente soprattutto rispetto a chi pensa di rappresentare il partito della legalità, quando si tratta degli altri e che, invece, pone in essere pratiche inopportune i incongruenti con la filosofia che dovrebbe animare la coalizione di centrosinistra.
A questo la politica può e deve dire basta e soprattutto deve proseguire con maggiore convinzione l’opera di modernizzazione dell'apparato burocratico. Non possiamo consentire che il singolo cittadino continui ad essere convinto che senza l’intervento del notabile di turno non riuscirebbe a fruire neanche dei servizi essenziali.
Non possiamo e non dobbiamo farlo, se crediamo e vogliamo che i valori del merito e dell’equità prevalgano e per questo dobbiamo contrastare e iniziare a contenere le tentazioni del consenso fondato sui rapporti corti.
Da dove possiamo partire per dare l'esempio?
Dal trovare la convinzione circa la necessità di approvare in tempi brevi la riforma delle istituzioni regionali.
RIFORME ISTITUZIONALI - STATUTO
La vicenda ambiente/Fenice, che ha riempito i mezzi di comunicazione nelle trascorse settimane, ha contribuito a far accrescere il senso di sfiducia nelle istituzioni regionali. E' importante e prioritario che il centrosinistra lavori intensamente per ricostruire il rapporto tra eletti ed elettori, a partire dalla definizione del nuovo Statuto regionale.
E' fondamentale lavorare alla definizione delle regole del gioco con l'obiettivo di ricostruire e consolidare il rapporto di rappresentanza tra istituzione regionale e cittadini. Lo statuto in vigore non riflette più l'evoluzione costituzionale, i poteri reali, la struttura delle relazioni Stato-Regione, il sistema delle autonomie e il coinvolgimento dei cittadini organizzati. E' evidente che un nuovo statuto non potrà non incidere su metodologie, prassi e comportamenti che si sono consolidati nel tempo, fuori da ogni regola statutaria, divenuta nel tempo, sempre più datata e sempre meno riferimento.
E' necessario ridefinire meglio i ruoli di indirizzo politico, di governo, di controllo e di riconoscere anche ruoli e strumenti alle minoranze; questo per evitare il rischio che l'amministrazione ordinaria assorba per intero le risorse e le attività dell'Ente Regione.
Va definita meglio anche il rapporto con il sistema delle autonomie e con le Province. Se deve prevalere il ruolo dell'Ente Regione come legislatore e come ente di programmazione e non anche di gestione. E' necessario sciogliere anche questo nodo in modo che si proceda speditamente verso la definizione concreta delle deleghe agli altri enti territoriali, a partire dalle Province sulle materie come la formazione-lavoro, su cui molto ci sarebbe da discutere in tema di efficacia dei risultati conseguiti, partendo dall'analizzare il rapporto risorse impiegate / occupazione procurata.
La definizione del nuovo Statuto è anche l'occasione per ridefinire l'assetto delle società e degli enti sub regionali. Dare l'esempio significa anche rivedere l'assetto di tutto ciò che si amministra direttamente ed indirettamente e procedere con una rapida e “coraggiosa” razionalizzazione, all'insegna della sobrietà.
A partire dall'accorpamento dei Consorzi Industriali, delle società partecipate come Acqua Spa, Acquedotto Lucano e SEL, dei Consorzi di Bonifica e dell'ALSIA e di tutti gli alti Enti su cui vi è la diretta competenza legislativa regionale.
In sintesi: un sistema di enti sub-regionali dimagrito fino all'essenziale, che risponda degli obiettivi assegnati in rapporto alle risorse impiegate e che si sintonizzi molto di più con i bisogni della comunità e molto di meno con le esigenze pur “comprensibili”, ma mai prioritarie, di un sistema politico (comprese le opposizioni) tendenzialmente esuberante e sempre pronto a ricercare continuamente “nuovi equilibri”.
In questa direzione, una proposta forse eretica, magari molto suggestiva, potrebbe riguardare la fissazione di regole che introducano nuove procedure nelle nomine, capaci di coniugare meglio partecipazione democratica e responsabilità di gestione.
Si potrebbe partire dal considerare la possibilità di un'elezione diretta degli amministratori da tenere a metà mandato del consiglio regionale, sulla base di liste di candidati presentate da ognuno dei gruppi in consiglio regionale.
Offrire alla scelta diretta degli elettori i candidati al ruolo di amministratore, consentirebbe di coniugare: responsabilità politica, non più collegata alla semplice appartenenza ad un partito, competenze, responsabilità di gestione, responsabilità verso gli elettori. Nelle democrazie più avanzate si eleggono tutti gli amministratori (dal direttore scolastico al procuratore distrettuale); noi potremmo smetterla di continuare a ritenerci una “democrazia di serie b” e faremmo bene almeno a iniziare a pensarci.
Bisogna mettere mano alla legge elettorale. Attraverso le regole che conducono all'elezione dell'assise consiliare dovrà essere possibile dare rappresentanza all'intera Regione. Come avviene per le elezioni provinciali, tutti i territori devono poter esprimere i propri rappresentanti così da sentirsi inclusi nella definizione delle scelte programmatiche che si stabiliscono sul tavolo regionale.
Allo stesso modo merita di essere affrontata con chiarezza la questione della incompatibilità dei ruoli.
Il ruolo di legislatore, di indirizzo politico e di controllo, tipico del Consiglio è compatibile con il ruolo di membro dell'esecutivo regionale?
Così come un segretario politico regionale rischia di essere prigioniero del ruolo di governo in un rapporto di subalternità rispetto al capo dell'esecutivo, non accadrebbe lo stesso con la sovrapposizione di ruoli tra consigliere regionale ed assessore, cioè tra funzione di indirizzo politico e funzione di governo?
Si dica un si o un no con chiarezza. Si operi una scelta nella consapevolezza di ciò che si va a determinare. E' una scelta importante che incide sul ruolo degli organi e che potrebbe influenzare la tenuta della maggioranza, probabilmente rendendola più stabile.
Si scelga sulla base delle considerazioni legate al funzionamento dell'istituzione e la si smetta di avanzare ipotesi determinate solamente dai destini personali di singoli esponenti o da altre considerazioni, assolutamente non condivisibili, come quella motivata dall'esigenza di ridurre i costi della politica, del tutto fuorviante rispetto all'importanza, alla natura e agli effetti che tale argomento produce.
AMBIENTE
Il naturale conflitto tra ambiente e sviluppo deve necessariamente trovare una sintesi attraverso politiche adeguate.
Utilizzare “correttamente” la natura per creare ricchezza è una attività complicata e delicata, ma “assolutamente necessaria”.
Lo sviluppo industriale non è nemico dell'ambientalismo.
Ambiente e sviluppo in fin dei conti sono due facce della stessa medaglia; non può esservi progresso economico senza il rispetto dell'ambiente.
In Basilicata, è inutile nasconderlo, la vicenda ambientale trova momenti di evidente crisi. Nell'immaginario collettivo la Basilicata era (e forse potrebbe tornare ad esserlo) un territorio incontaminato dalle grandi potenzialità per i settori dell'agricoltura di qualità, dell'allevamento e del turismo.
E' una Regione dove l'ambiente è esso stesso fattore strategico di sviluppo economico. Per questo l'ambiente deve rimanere al centro del dibattito politico, non solo per gli aspetti più spettacolari di una vicenda che ha preso una connotazione di cui tutti avremmo voluto fare a meno.
Sul caso Fenice, per quanto indispensabili, non possono bastare gli approfondimenti sulle responsabilità connesse all'esercizio delle funzioni di controllo da parte degli organismi regionali, al vaglio dell'autorità giudiziaria.
Così come non è esaustiva e forse è anche tardiva la decisione di insediare una commissione di inchiesta in seno al Consiglio Regionale.
Oltre alla curiosità di conoscere cosa è effettivamente accaduto negli anni scorsi, ai Lucani interessa sapere cosa si farà a partire da oggi.
Bene le recentissime iniziative del Governo regionale in ordine al coinvolgimento di figure di spicco del mondo scientifico, appartenenti ad istituzioni di rilievo nazionale. Oltre ad assicurare il coinvolgimento di ulteriori risorse esperte, l'iniziativa contribuirà a recuperare la perdita di credibilità subita dalle istituzioni facenti capo alla Regione.
Altrettanto necessario è il sostenimento di investimenti adeguati, anche in collaborazione con altri enti o Regioni, per effettuare il controllo delle emissioni in atmosfera.
Insomma è necessario garantire competenze e rigore nelle attività di monitoraggio.
Potrebbe essere utile oggi completare il quadro legislativo e le scelte programmatiche intorno ad una materia delicatissima che inciderà profondamente sulla Basilicata.
Quel delicato equilibrio tra industria e ambiente va costruito attraverso l'utilizzo del medesimo linguaggio; il linguaggio dell'impresa, cioè il profitto e i suoi elementi costitutivi possono e devono essere presi in considerazione dal legislatore che, in applicazione dei principi comunitari previsti dalla legislazione nazionale, potrebbe intervenire per completare il quadro normativo.
Chi inquina paga, afferma la norma nazionale, insieme al principio di precauzione.
Se provassimo a tradurre il “chi inquina paga”, in chiave più moderna, in un fattore influente sul processo industriale attuale e non, semplicemente, come criterio dirimente per identificare il soggetto obbligato a sostenere i costi della rimozione dell'inquinamento prodotto, forse potremmo realizzare concretamente una politica di prevenzione dei danni ambientali.
L'introduzione di un sistema per cui l'impresa per immettere sostanze inquinanti nelle matrici ambientali deve sostenere un costo proporzionale alle emissioni.
Più CO2 in atmosfera comporta il pagamento di un più elevato costo per acquistare il “diritto” ad inquinare.
La conseguenza si sostanzierebbe nel collegare il reddito dell'impresa al rispetto dell'ambiente; per la serie: più investi per contenere le emissioni, meno paghi e più profitto realizzi.
RISORSE NATURALI (ACQUA – PETROLIO)
La più tenace opposizione politica esistente in Basilicata è costituita nel gruppo che possiamo denominare “Acqua – petrolio”.
La semplice presenza di tali risorse sollecita crescenti suggestioni nell'immaginario collettivo tali da provocare un sentimento di mortificazione generale.
La Basilicata così ricca di risorse è però così povera nelle condizioni socio-economiche della sua popolazione. E' colpa della Regione.
E' un messaggio potente che non ha bisogno di particolari mezzi di comunicazione per penetrare nelle riflessioni quotidiane del popolo lucano.
E' l'unica forza che preme costantemente sulla credibilità del centrosinistra lucano. E' quella semplificazione così efficace che chiarisce quanto sia debole il quadro politico regionale, sul cui tavolo da gioco le diverse opposizioni oggi presenti non riescono a proporsi come concrete e credibili alternative.
A loro rivolgiamo i nostri auguri più sinceri affinchè riescano quanto prima a costruire alternative di governo credibili nel quadro politico lucano che diverrebbe così più competitivo, più sano; ne beneficerebbe la Basilicata.
Al momento tanto sono deboli, purtroppo, che quando provano a formulare proposte alternative, maneggiano la “questione petrolio” in modo a dir poco maldestro. Perchè così deve essere bollato l'infausto provvedimento suggerito con tanta enfasi al Governo centrale con il quale si utilizzano le ulteriori royalty attraverso la distribuzione di elemosina alla pompa di benzina.
Anche questo non è accettabile e non lo è per diverse ragioni.
Innanzitutto per la debolezza politica che il provvedimento manifesta, per la serie “poichè non saremo noi a gestire le risorse è meglio by-passare il governo regionale lucano, che mai riusciremo a guidare, per distribuire le risorse direttamente agli elettori”.
In secondo luogo, non è proprio accettabile l'impostazione di un provvedimento decisamente iniquo e inefficace, che premia i consumi di carburante, polverizzando le risorse e dimenticando i più deboli, privi di patente o di automobile. Eppure avrebbero potuto individuare destinazioni molto più concrete e soprattutto più efficaci per affrontare questioni serie che minacciano la nostra Regione. Avrebbero potuto, ad esempio, suggerire al Governo centrale di destinare una piccola parte del bonus benzina per salvare le scuole ed i presidi di giustizia presenti sul territorio, che oggi rischiano di saltare in seguito ai provvedimenti finanziari approvati dal Governo. Avrebbero potuto chiedere di destinare il 10-15% di quel gettito aggiuntivo per garantire il mantenimento delle Istituzioni scolastiche dei piccoli comuni evitando le pluriclassi e dei Tribunali di Lagonegro e Melfi oltre che della sede distaccata di Pisticci.
La valutazione sullo sfruttamento e l'utilizzo delle risorse acqua e petrolio richiederebbe un approfondimento specifico in un contesto dedicato dove poter affrontare la materia al riparo dalle banali semplificazioni e dalle strumentalizzazioni politiche.
Certo siamo tutti convinti che oggi è maturata la convinzione di procedere ad una revisione generale dei rapporti tra Regione e compagnie petrolifere e tra Regione e Stato. Eccessivamente squilibrato a favore di Stato centrale e compagnie petrolifere è il rapporto con cui si suddividono le ricadute economiche, anche alla luce delle ricadute ambientali.
Non è più rinviabile procedere ad una una rinegoziazione complessiva.
Da tempo i socialisti auspicano una moratoria sull'intero territorio regionale rispetto alle attività di ricerca di nuovi pozzi. Per questo dobbiamo salutare con favore le posizioni espresse di recente dal Governatore De Filippo consistenti in uno STOP alle richieste delle compagnie petrolifere per la ricerca di nuovi pozzi.
Riteniamo che non si possa consegnare l’intero territorio regionale alle compagnie ma si debbano riservare aree, comprensori, territori dove agricoltura, turismo, piccole attività imprenditoriali ed artigiani consolidino il “made in Basilicata”, con il divieto di ricerca ed estrazione di idrocarburi.
SVILUPPO – OCCUPAZIONE - WELFARE
Il welfare-state è oggi messo in discussione dalla scarsità delle risorse e dall'incremento dei bisogni. Le difficoltà del sistema produttivo nazionale ed internazionale hanno reso ancor più complesso il quadro incidendo pesantemente sui livelli occupazionali.
L'occupazione è la priorità delle priorità.
Sulla materia, per la verità, la Giunta regionale ha fatto qualche passo in avanti, ipotizzando provvedimenti innovativi, assumendosi anche rischi nello sperimentare misure che, però non sembrano aver dato i frutti sperati (borse lavoro, work experience, reddito ponte). Sarebbe meglio rivalutare strumenti semplici a sostegno dell'occupazione a tempo indeterminato o borse lavoro lasciate alla libera scelta del singolo disoccupato che individua il luogo dove svolgere la propria esperienza evitando la costosa intermediazione delle Agenzie e riducendo la discrezionalità nella scelta dei beneficiari.
Bene, invece, i provvedimenti progettati in materia di ventur capital, di credito di imposta e di potenziamento del fondo di garanzia per le PMI.
Dopo averli progettati bisogna velocizzarne l'attuazione, bisogna procedere spediti!
Un ulteriore passo in avanti lo si potrebbe compiere riformando complessivamente il sistema di incentivazione del tessuto produttivo, concentrando le risorse su un meccanismo innovativo fondato sul finanziamento integrale delle imprese basato su linee di credito garantite, in luogo dell'incentivo basato sul contributo a fondo perduto.
Si dovrebbero ulteriormente concentrare le risorse sulle piccole imprese artigianali, commerciali, agricole, manifatturiere e di servizi, per sostenere il tessuto produttivo che regge l'economia regionale e nazionale. Riducendo al minimo il sostegno alla media e grande impresa per promuovere prioritariamente il tessuto produttivo locale, non rappresentato nei rapporti con la politica e con le istituzioni regionali e nazionali.
In questa direzione bene ha fatto il governatore De Filippo a ricercare la concertazione e la condivisione di un piano di azione per lo sviluppo e l'occupazione con le parti sociali; esempio forse unico nel panorama nazionale.
Meglio avrebbe fatto, però se avesse ricercato il confronto anche con il mondo della piccola e media impresa, cioè con il tessuto economico più diffuso, forse più debole e meno rappresentato ma più strategico per lo sviluppo socio-economico della nostra Regione.
Auspichiamo che in tal senso si recuperi aprendo un nuovo tavolo di concertazione.
Sviluppo economico e occupazione non possono essere disgiunti da un sistema di welfare moderno ed efficace, in un contesto sempre più competitivo dove le ristrutturazioni dell'apparato produttivo e le crisi aziendali sono all'ordine del giorno.
Andrebbe valutata la possibilità di coniugare responsabilità individuale alle misure di solidarietà. Immaginare norme più stringenti che subordinino i benefici della cittadinanza solidale all'obbligo di prestare attività per servizi di pubblica utilità negli enti locali e nel mondo delle imprese.
Sviluppo, equità e responsabilità.
Molto ancora i socialisti avrebbero da dire e vorrebbero dire, forti di un'esperienza quotidiana di contatto e di dialogo con i cittadini e con i loro problemi. Non mancheranno i luoghi e i momenti di discussione che vedranno sempre impegnai i socialisti nell'interesse collettivo di una Regione che merita di alzarsi e di provare ad uscire da una condizione di cronica debolezza.
Per farlo la ricetta riformista è indispensabile.
Una accelerazione nel senso riformista richiede solidità, autorevolezza, coesione e credibilità delle istituzioni e della politica. Si perchè insieme alla politica, oggi le istituzioni democratiche non ispirano più quella fiducia indispensabile per coinvolgere il singolo cittadino nel sentirsi parte di una comunità e nel sostenere sacrifici per quella comunità.
Bisogna partire dalla testa, dalle forze politiche, dagli eletti nelle istituzioni.
E' necessario che le forze politiche che compongono la coalizione di maggioranza in Basilicata ritrovino le ragioni per stare insieme, per lavorare insieme per sentirsi parte di una squadra che si sostiene vicendevolmente.
E' bene che il centrosinistra consumi un costruttivo confronto, partendo dalla verifica politica che si è aperta intorno al governo regionale.
E' bene che il confronto si concentri sulle politiche, sui programmi concreti.
Ai lucani non interessa la composizione della Giunta, non interessa conoscere degli attacchi e delle repliche che appaiono sui giornali; ai lucani interessa la soluzione dei problemi.
La coalizione deve decidere.
La coalizione deve sintonizzarsi con la Basilicata e con essa i rappresentanti istituzionali, gli eletti.
Le forze politiche devono devono ritrovarsi su alcuni obiettivi programmatici su cui confermare o anche modificare il perimetro della coalizione.
Innanzitutto su questo si deve concentrare la fase di verifica politica che si è aperta. Il nodo centrale è politico-programmatico, non organigrammatico.
Per il PSI è necessario sintonizzarsi sulle questioni di merito per convergere sulle azioni che servono ad affrontare i problemi della Basilicata.
Solo a valle di un confronto imperniato sugli obbiettivi si potranno trarre le conseguenze sulle relazioni politiche e sulla solidità della coalizione, che in ogni caso ne trarrà giovamento a beneficio della credibilità delle istituzioni.
Solo allora capiremo se sarà possibile continuare a mantenere una relazione politica con alcuni soggetti che fino a questo momento si sono contraddistinti per rappresentare tutto e il suo contrario; che all'interno della Giunta Regionale giocano sul tavolo della maggioranza mentre nelle piazze vestono i panni della contestazione più radicale.
Per fare un esempio a chiarimento, capiremo se la impossibilità del segretario di Italia dei Valori a rappresentare l'intero gruppo consiliare è l'espressione di una differenza sulle politiche di merito o se è l'espressione di un confronto interno che ha obiettivi che non coincidono con gli interessi della Basilicata.
Non è affatto necessario continuare a mantenere una relazione di coalizione a tutti i costi se sugli obiettivi politico-programmatici non si riesce più a trovare l'intesa.
Trovata la sintesi sugli obiettivi bene farebbero tutte le forze politiche a fare un passo indietro, a responsabilizzare il Governatore sul raggiungimento degli obbiettivi e a liberarlo sulla formazione della Giunta.
E' bene che il Governatore componga la Giunta come meglio riterrà opportuno per raggiungere gli obbiettivi prefissati nei tempi concordati; in questo modo potremo responsabilizzare il Governatore senza fornirgli l'alibi delle debolezze determinate dalla invadenza dei partiti nell'attività di governo.
Questo significa soddisfare i lucani e non i partiti. Su questo i partiti dovrebbero trovare sintesi, uscendo dalle secche di un confronto interno tutto politicista.
Per provare ad andare più in alto, per alzare l'asticella, è necessario che anche il Partito Democratico si faccia carico e dimostri fino in fondo di essere un partito e non una federazione di leader locali.
E' necessario che il PD dia l'esempio; è importante che il PD dimostri di saper trovare i suoi equilibri interni senza straripare negli organismi istituzionali.
E' importante che sia innanzitutto il PD a rinnovare con i fatti la massima fiducia nel Governatore e che sappia riannodare i fili della relazione politica con i partner della coalizione. Questo non lo si ottiene con l'occupazione sistematica di tutte le posizioni istituzionali (Presidente della Giunta, Presidente del Consiglio e 4 assessori, solo per fare un esempio). Lo si ottiene, invece, dimostrando di essere il PD per primo a concentrarsi sugli obiettivi programmatici e non sulla composizione della Giunta, dando la concreta dimostrazione di voler riconoscere, nei valori e nelle culture presenti nella coalizione, quella ricchezza e quel patrimonio di esperienze indispensabili per governare la Basilicata.
La genuinità della relazione politica la si ritroverà nel momento in cui il partito di maggioranza relativa dimostrerà di voler ascoltare ed includere quelle forze che esprimono grandi culture politiche, a partire dai cattolici e dai moderati popolari per finire con i socialisti riformisti, che insieme a Sinistra Ecologia e Libertà possono trovare una convinta convergenza programmatica e conferire la coesione e il vigore necessari per rilanciare l'azione di governo.
Concentrandosi sugli obiettivi per amore della Basilicata e non sui destini dei singoli il centrosinistra restituirà credibilità e autorevolezza alle istituzioni e alla politica.
Per questo i socialisti c'erano, ci sono e ci saranno, perchè i socialisti credono nella Basilicata e nella sua gente.
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Il presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, ha infatti reso noto che nelle ultime ore sono arrivati anche i due pareri richiesti dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica al Parco Nazionale dell’Alta Murgia e al Parco Naturale regionale “Terre ...-->continua |
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12/06/2026 - Studente con autismo sospeso a Potenza, la dichiarazione di Padula
La Garante regionale per le persone con disabilità annuncia l’Intervento ad adiuvandum davanti al T.A.R. a tutela del minore: "La mia iniziativa risponde al dovere istituzionale di non restare silenti sui diritti fondamentali di un minore con disabilità"
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12/06/2026 - "Sant’Arcangelo,scontro su Presidenza del Consiglio: De Filippo blinda il ruolo e perde occasione del dialogo'
Non sono bastati i richiami alla "visione alta e istituzionale" e il peso di un consenso elettorale record a sparigliare le carte nel primo Consiglio Comunale di Sant'Arcangelo.
Nonostante l'appello lanciato l'11 giugno 2026 dai banchi dell'opposizione, l...-->continua |
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12/06/2026 - Basilicata. Desertificazione bancaria, al via l’osservatorio
“Con la deliberazione approvata dalla Giunta regionale abbiamo dato piena attuazione alla Legge regionale n. 36 del 2025, rispettando l’impegno assunto dal Consiglio regionale e dotando la Basilicata di uno strumento operativo per affrontare una delle criticit...-->continua |
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12/06/2026 - Cgil Cisl Uil Basilicata_Tavolo anticaporalato Matera
"Un encomio alle forze dell'ordine per la loro azione sul territorio per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento in agricoltura, ma non è solo con le azioni repressive strettamente legate all'ordine e alla sicurezza che si sconfigge il caporalato. È nec...-->continua |
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12/06/2026 - Federconsumatori B: Serve più vigilanza sui carburanti. Stop alle speculazioni, Governo intervenga sugli oneri fiscali.
Federconsumatori Basilicata esprime forte preoccupazione per quanto emerso dalla riunione della Commissione di allerta rapida presso il Garante prezzi: nonostante una lieve flessione, i prezzi dei carburanti restano troppo alti e non coerenti con l’andamento d...-->continua |
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12/06/2026 - Mini vitalizi, Confsal Basilicata: apprezzamento per la scelta dei consiglieri regionali
La Confsal Basilicata, attraverso il Segretario Generale Gerardo de Grazia, esprime apprezzamento per il fatto che, ad oggi, nessun consigliere regionale abbia presentato domanda per l’ottenimento dei cosiddetti mini vitalizi. Si tratta di un segnale important...-->continua |
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