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La voce della Politica

Nicola Pagliuca Pdl, su sua nomina presidente commissione di inchiesta Fenice

28/10/2011

La recente elezione a presidente della commissione di inchiesta su Fenice, di certo mi rende onorato della espressione di fiducia avuta da 24 consiglieri su trenta assegnati al consiglio, ma allo stesso tempo mi pone sui motivi che hanno spinto taluni ad assentarsi dal voto.

Dopo la lettura delle dichiarazioni rilasciate a caldo,dettate anche da una voluta impolitica di parte alcuni gruppi consiliari, si notano variegate prese di posizione con differenti chiavi di interpretazione ma tutte racchiuse nel particolarismo e nel voler darsi un forzato distinguo non pertinente al tema della commissione speciale. . Si passa dalle dichiarazioni della SEL che rivendica un maggiore protagonismo della maggioranza su un tema delicato come FENICE a quelle dei “centristi riformisti” che rivendicavano un proprio diretto protagonismo passando per quella dei socialisti che nel sostenere una necessità di ulteriore approfondimento in seno alla maggioranza si spingono ad adombrare eventuali conflitti di interesse derivanti dal mio essere stato Sindaco di Melfi.

Con la serenità e la serietà che ha contraddistinto la mia azione in consiglio ed in commissione su questo tema, voglio sgombrare ogni dubbio sugli eventuali conflitti di interesse. Sono stato Sindaco di Melfi dall’aprile del 1997 all’aprile del 2000. Il termovalorizzatore FENICE è entrato in produzione ad ottobre del 2000. La commissione di inchiesta è chiamata ad indagare sull’inquinamento provocato da FENICE che è avvenuto durante il periodo di esercizio dello stesso impianto, in tempi nei quali ho svolto la funzione di consigliere regionale di opposizione in regione.

Tra l’altro, è opportuno ricordare che il consiglio regionale, nel varare l’istituzione della commissione ha scelto di assicurare la partecipazione attiva di tutti i gruppi consiliari. Se per i gruppi pluripersonali era tecnicamente possibile individuare membri che non avevano avuto responsabilità di governo a qualsiasi livello né dirette né indirette, per i monogruppi questo era impossibile.

La commissione di inchiesta, come ho detto in consiglio regionale già dalla riunione del 20 di settembre e poi ribadito nella seduta istitutiva del 4 ottobre, deve testimoniare la volontà del Consiglio regionale di assumersi le proprie responsabilità. Lo strumento della commissione è quello più importante che lo statuto consente per chiarire le tante ombre che hanno interessato il controllo sulle attività di Fenice.

Preciso che la commissione è connotata da un senso di responsabilità da cui nessuna forza politica può e deve sottrarsi, la via della fuga dalle responsabilità è facile specie se la si lastrica di politichese.

La commissione non può essere il luogo dei posizionamenti dei partiti ma deve essere quello nel quale gli stessi, spogliandosi dei colori dell’appartenenza, accettano di misurarsi per il bene della collettività.

Occorre ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni che si è rotto proprio per colpa della gestione della complessa vicenda dei controlli ambientali. Non sfugge a nessuno il legame esistente tra qualità dell’ambiente in cui viviamo e tutela del diritto alla salute.

Per questo motivo, più di ogni altro, la speranza è che tutti ritrovino il giusto spirito per partecipare e non fuggire dalle responsabilità che, con un atto di coraggio, abbiamo deciso di assumerci il 4 di ottobre.

Anche la litania dell’inciucio, sbandierata in ogni momento, non regge e va ricacciata con forza al mittente. Da sempre, in tutte le democrazie, in tutte le regioni d’Italia, nel Parlamento italiano, le commissioni di inchiesta sono presiedute da esponenti dell’opposizione. La ragione è facilmente individuabile, quella per la quale non deve esserci il sospetto che attraverso la commissione si voglia insabbiare alcuna verità.

Nel nostro caso, va dato atto ai partiti di maggioranza maggiormente coinvolti nei ruoli di responsabilità di aver avuto il coraggio di investire sul capogruppo del maggior partito di opposizione che, bando alle chiacchiere, non ha mai operato balletti di appartenenza ed ha mantenuto un costante e chiaro impegno derivante dal ruolo assegnatogli dagli elettori.

Queste credenziali accumulate in 15 anni di storia politica sviluppatasi a vari livelli, oggi sono messe a disposizione della comunità oltre che del consiglio regionale per testimoniare la volontà di mettersi in gioco ancora una volta e su un tema che definire delicato è poco.

Ho accettato con spirito sereno, non sottraendomi alla responsabilità a cui sono stato chiamato, mettendo da parte, per lo svolgimento di questo compito, la maglietta della mia squadra ed accettando di lavorare nell’interesse di tutti.

Sono consapevole che la sfida è grande e che può essere vinta solo con la partecipazione attiva di tutti, partendo dai consiglieri, dai corpi sociali, dagli organi di informazione e di tutti coloro che possono utilmente offrire un contributo utile a dipanare una matassa assai intrigata.

L’augurio è, pertanto, che venga ripristinato il giusto clima su questa commissione che più che della polemica ha bisogno dell’impegno di ognuno.

Il mio è già iniziato!

Nicola Pagliuca



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