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La voce della Politica
| Lacorazza: “Con il taglio delle province aumentano gli stipendi dei dipendenti” |
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11/09/2011 | Cancellare le province per risparmiare? A quanto pare non sembra che andrà cosi’. Nel disegno di legge approvato dal governo, infatti, c’è un problema: non si fa parola degli stipendi dei dipendenti. E il tutto, spiega Emanuele Lauria su Repubblica, potrebbe concludersi in un clamoroso autogoal:
Perché, soppressi gli enti (almeno nell’attuale forma costituzionale), resta il “nodo” dei 61 mila dipendenti in servizio. Che fine faranno? Il testo approvato dal Consiglio dei ministri non dice nulla al riguardo. Ma secondo una delle tesi più accreditate — è la lettura, ad esempio, del presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione — dovrebbero finire negli organici delle Regioni. E ciò, per effetto dei differenti contratti collettivi, non avrebbe conseguenze irrilevanti: il trattamento economico complessivo dei regionali è superiore del 24 per cento rispetto a quello del personale degli enti locali. In soldoni: la spesa per gli stipendi, che attualmente ammonta nelle Province a 2 miliardi 300 milioni, crescerebbe di 600 milioni di euro.
Un incremento di costi che farebbe a pugni con la clausola di salvaguardia apposta nel ddl, che impone alle Regioni una riduzione delle spese:
Un aumento delle uscite maggiore dei risparmi determinati dal taglio degli apparati politici. Le indennità di presidenti, assessori e consiglieri oggi pesano in tutto per 113 milioni di euro sui bilanci. Ma è una somma che non tiene conto di una doppia riduzione: quella già decisa nel 2010 con la diminuzione del 20 per cento dei consiglieri e quella contenuta nella manovra al vaglio del Parlamento, che prevede la sforbiciata di un’altra metà degli eletti. Significa, per intenderci, che già dalle prossime elezioni i Consigli provinciali di Milano o di Palermo scenderebbero comunque da 45 a 18 componenti. Con l’abolizione tout court delle Province, il risparmio totale sarebbe di 35 milioni.
Poi c’è il punto delle funzioni:
E le voci di spesa più rilevanti per le funzioni oggi svolte dalle amministrazioni provinciali qualcuno dovrà in ogni caso accollarsele: per viabilità e trasporti se ne vanno un miliardo 451 milioni di euro, per l’ambiente 3 miliardi 328 milioni, per le scuole 2 miliardi 234 milioni. Chi assumerà questi compiti? Se non le Regioni, che potrebbero essere costrette a farlo creando enti e agenzie territoriali, saranno naturaliter le associazioni dei Comuni previste dal disegno di legge.
In soldoni, una serie di nuove strutture potrebbero prendere il posto delle province. Lasciando tutto gattopardescamente com’era.
>>>Su Elleradio l'intervista a Piero Lacorazza nella trasmissione "La rivolta degli Enti locali" - ASCOLTA<<<
Abolizione Province. Lacorazza: “Il Governo ha un respiro provinciale. Sta finendo la bombola per l'ossigeno”.
Ddl abolizione Province. L’intervento di Lacorazza
“Se qualcuno immagina, con il Ddl costituzionale sull'abolizione delle province, di far passare il messaggio che esistono, da un lato, i riformatori e, dall’altro, i difensori delle caste ha sbagliato di grosso. Penso che in un momento difficile per il Paese nessuno possa sottrarsi ai processi di riforma che contribuiscono a rendere lo stato più efficiente e meno costoso. Sembra oramai complicato poter discutere e riflettere sull'utilità o meno delle province, per cui attendiamo fiduciosi la prova del nove. Quest’ultima deve essere di fatto una prova di credibilità, da parte di chi ha scelto questa scorciatoia mediatica, su due particolari questioni: siamo di fronte a reali risparmi e maggiore efficienza attraverso un neocentralismo regionale? Siamo di fronte, oltre all'abolizione delle province, ad una reale riforma dello stato che affronti, ad esempio, senza imbarazzi, il superamento di un bicameralismo perfetto, il costo delle tecnocrazie o il costo di 3 miliardi dei cda di società nominate dalla politica?”.
Lo ha dichiarato il Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza, all’indomani del via libera da parte del Consiglio dei Ministri al ddl che introduce, assieme al principio del pareggio di bilancio a partire dal 2014, l'abolizione delle province.
“Credendo opportuno evitare – ha concluso – la strada che in questo Paese il problema e' ben altro, attendiamo fiduciosi la prova di credibilità di un'intera classe politica. Se invece il terreno ritorna ad essere quello di un vero confronto e di un necessario approfondimento siamo disponibili a dare tutto il nostro contributo, nella consapevolezza che il futuro del nostro Paese, al netto delle scorciatoie, ha anche bisogno di un costruttivo percorso di riforma e razionalizzazione del sistema delle autonomie locali per rendere più efficiente la Pubblica amministrazione”.
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