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La voce della Politica
| Legambiente: si chiude l’era del nucleare |
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13/06/2011 | “W l’Italia che reagisce e che partecipa e che senza possibilità di equivoci dice No al nucleare e all’obbligo di privatizzare l’acqua. Si chiude oggi – definitivamente – l’era del nucleare e si apre una nuova stagione per lo sviluppo del Paese. A 25 anni di distanza dalla prima consultazione sull’atomo, i cittadini hanno ribadito la loro contrarietà ad un modello energetico pericoloso, costoso e obsoleto, e permesso all’Italia di mantenere il primato No Nuke”. Lo sostiene in un comunicato Legambiente Basilicata.
“Dopo tutti i tentativi di invalidare il referendum, alcuni anche truffaldini, come hanno dimostrato la Consulta prima e la Corte Costituzionale poi, - prosegue la nota - gli italiani hanno avuto la possibilità di esprimersi e lo hanno fatto in maniera chiara, dapprima con una grande partecipazione alle urne e poi con una valanga di SI. La politica nuclearista del Governo Berlusconi è stata seppellita dagli italiani sotto una montagna di SI, tutti Si per dire NO all’incubo nucleare e prospettare un futuro pulito per il nostro Paese. Oggi è una bellissima giornata per il Paese e per tutti gli italiani.
Dopo aver perso due anni dietro ad una infatuazione del tutto anacronistica del governo verso un tecnologia vecchia e pericolosa, chiediamo oggi alla maggioranza di non fare altri danni e di legittimare il risultato elettorale dando il giusto spazio e gli strumenti adeguati allo sviluppo delle tecnologie moderne, sicure e pulite, che gli italiani hanno evidentemente scelto, consci fino in fondo dei vantaggi derivanti dall’essere un Paese privo di centrali sul proprio territorio.
Speriamo che il risultato del referendum italiano dia forza in Francia ed Inghilterra ai movimenti antinuclearisti per arrivare nei prossimi anni, anche in quei due paesi, ad uno stop delle attività nucleari.
In Italia ed in Basilicata è necessario ora puntare su un modello energetico costruito intorno alle fonti pulite e agli impianti più efficienti. Il dibattito politico italiano dovrebbe guardare a queste esperienze e a un Paese come la Germania, dove sono stati ottenuti in poco tempo risultati di crescita impressionante e si è costruito un nuovo sistema industriale con 350 mila occupati, e dove il Governo ha recentemente definito l’obiettivo al 2050 di un contributo pari all’80% di fonti rinnovabili rispetto ai consumi elettrici. Altro che fonti inutili e marginali. Puntare su rinnovabili ed efficienza energetica è una sfida nell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini e può diventare una grande opportunità di competitività per un sistema industriale come il nostro che ha il suo cuore nelle piccole e medie imprese.
È fondamentale ora, dopo la sonora bocciatura del Nucleare da parte degli italiani, che il governo crei quanto prima un quadro interno d'incentivazione chiaro, stabile e prevedibile per garantire lo sviluppo delle rinnovabili, senza correre il rischio che i necessari investimenti privati siano rimandati e diventino più costosi, ostacolando così il raggiungimento del suddetto obiettivo.
Rimosso il feticcio del nucleare è senza dubbio una strada percorribile”.
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