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La voce della Politica
| "Libera la benzina": Csail aderisce |
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13/06/2011 | In attesa di verificare l’entità della “card benzina” (che comunque sarà rispedita al mittente) il Csail aderisce alla proposta di legge di riforma della distribuzione carburanti promossa dal Coordinamento Nazionale Unitario di Faib Confesercenti e Fegica Cisl e sostenuta dalle maggiori associazioni dei consumatori, denominata “Libera la benzina!" e sostiene l’esposto che lo stesso cartello di associazioni ha inviato alla Procura della Repubblica di Roma e a tutti i Prefetti contro il comportamento dell’ENI che nelle proprie stazioni di carburante pratica prezzi più alti, ma soprattutto in “Val d’Agri – Sauro” territorio petrolifero più grande dell’Europa Occidentale .
Ne dà notizia il presidente del Csail Filippo Massaro sottolineando che il traguardo delle 500.000 firme raccolte in tutt’Italia in soli tre mesi a sostegno della proposta di legge “ è la migliore risposta popolare alle lobby del petrolio e vale molto di più della “card benzina”.
Tra le più significative modifiche normative da apportare, come
sta già accadendo per l’elettricità, allo scopo di adottare una configurazione regolatoria del mercato più competitiva e concorrenziale, figurano: costituire un mercato all’ingrosso dei carburanti per autotrazione, definito da un Gestore del Mercato secondo principi di neutralità e trasparenza, che pubblicizzi listini settimanali e che renda più comprensibile la dinamica domanda-offerta, restituendo parametri più rispondenti alla realtà di quelli offerti dai valori, solo virtuali e ipotetici, attualmente assunti attraverso l’andamento dei mercati internazionali sui greggi o sui prodotti finiti; separare nettamente l’ambito del mercato nel quale si muovono i produttori-fornitori da quello della distribuzione finale; affidare ad un Acquirente Unico il compito di ottenere le migliori condizioni di mercato per l’approvvigionamento dei distributori al dettaglio. Ancora, si punta a rimuovere il vincolo di fornitura in esclusiva finora imposto alle decine di migliaia di imprese dei gestori che attualmente costituiscono oltre il 90% della rete distributiva, dietro la determinazione di congrui corrispettivi tesi a remunerare gli investimenti effettuati dai proprietari degli impianti e lo sfruttamento commerciale del marchio dei fornitori; imporre la segnalazione al pubblico esclusivamente dei prezzi effettivamente praticati, vietando qualsiasi altro messaggio allo scopo di impedire la proliferazione di avvisi pubblicitari generici di sconto non chiari, spesso ingannevoli e che impediscono il rapido confronto tra le offerte di prezzo dei diversi impianti; esprimere i prezzi dei carburanti in centesimi con una sola cifra oltre la virgola (es. €cent.149,3 anziché €.1,493) per ottenere una migliore capacità di percezione e d’impatto per il confronto tra le offerte di prezzo dei diversi impianti, senza rinunciare al valore millesimale introdotto in origine, al passaggio dalla lira all’euro, per una maggiore trasparenza e tutela dei consumatori.
Il Csail-Massaro, inoltre, condivide e sostiene la denuncia del Coordinamento Nazionale Unitario di Faib Confesercenti e Fegica Cisl di grave discriminazione commerciale posta in essere da ENI S.p.A. ai danni delle imprese di migliaia di gestori, cui sono affidati gli impianti recanti il marchio Eni e, conseguentemente, dei consumatori che presso di questi si riforniscono quotidianamente.
La decisione assunta da Eni da ormai un anno esatto (il 1° giugno 2010) di fissare prezzi differenti e "personalizzati" per ciascun punto vendita ha consentito all’azienda petrolifera di ottenere “vergognosamente” una tale opacità del proprio prezzo medio, da poter effettuare significativi aumenti nel complesso, senza che il fenomeno potesse essere rilevato né a livello di osservazione istituzionale, né a livello di pubblica opinione. In un tale contesto, di fatto, migliaia di impianti a marchio Eni sono costretti a praticare prezzi particolarmente più alti non solo della concorrenza di ipermercati, "pompe bianche" e di altri marchi petroliferi, ma anche di punti vendita del "cane a sei zampe" che in questo modo illegale penalizza gestori e automobilisti ignari.
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