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La voce della Politica
| Un consiglio regionale in Val d’Agri su petrolio e ambiente |
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8/06/2011 | di Vincenzo Ventunni Sindaco di Grumento Nova
“Se il naso di Cleopatra fosse stato più corto i destini dell’umanità sarebbero cambiati” diceva Pascal a dimostrare l’ineluttabilità di un destino che aveva ormai compiuto il suo corso. Ma una volta tracciata la linea del passato, il presente dovrebbe suggerire una riflessione su quanto già avvenuto e soprattutto su quanto potrebbe avvenire.
Certo la politica e la società della Basilicata sono state colte impreparate ad affrontare un argomento come quello delle estrazioni petrolifere che comprende argomenti di economia, ambiente, impatti sociali e culturali facendo forse dimenticare quel principio di precauzione che pone dei limiti agli umani interventi su territori spesso delicati che non riescono a reggere i colpi inferti dalla mano pesante dello sfruttamento incontrollato. Siamo in questo momento ad un punto in cui si può riprendere a ragionare e a dialogare tra attori che recitano sulla scena di una economia solidale che prevede una partecipazione democratica e territoriale rispetto all’ambiente e ad investimenti per scopi di utilità sociale.
Siamo in questo momento ad un punto in cui la crisi di partecipazione democratica può essere sanata. Si ridiscute fra Stato, Regione ed Eni del futuro delle estrazioni petrolifere e, di conseguenza, del futuro della Val d’Agri. Un futuro che, per avere un senso e per essere accettato deve essere deciso dalle istituzioni e dalle comunità in un confronto civile e consapevole che porti a decisioni condivise.
Bisogna chiedersi perché sta cominciando a germogliare il seme del dubbio nelle popolazioni della Valle sul controverso progetto di ampliamento del centro oli che prevede un incremento delle estrazioni e della prima lavorazione del greggio. Il Totem di cui parlava il prof. Alliegro in un bell’articolo partorirà un altro Totem che crescerà e diventerà più grande del genitore.
Stiamo rischiando di venerare un Dio che non ama i suoi figli e che rifiuta i limiti. Ed è proprio rispetto a questa tendenza che rifiuta i limiti e che esalta l’andare oltre che il cambiamento consiste nel riconoscere i limiti e i vincoli come fonte di libertà e di autodeterminazione.
Forse uno sviluppo può dirsi sostenibile quando riesce a guardare lontano, quando riesce a vedere una prospettiva a lungo termine che mira al miglioramento del livello di vita delle future generazioni rispettando gli ambienti naturali.
Per questo motivo è necessario diffondere intorno ad ogni scelta ad alto impatto ambientale la più rigorosa ed obiettiva informazione scientifica per poter permettere e promuovere l’attiva partecipazione dei cittadini. Ritengo, infatti, che una corretta informazione, la partecipazione democratica, la condivisione delle scelte siano presupposti fondamentali di una politica responsabile e rispettosa di un giusto rapporto tra istituzioni, cittadini e ambiente. Lo scollamento che c’è stato finora tra questi tre elementi ha determinato una scarsa conoscenza che ha provocato i giusti dubbi e le giuste perplessità su quanto avvolge il business delle estrazioni petrolifere.
Abbiamo bisogno,quindi, tutti di capire prima di decidere e se la Regione Basilicata si appresta a firmare un nuovo accordo che supera quello del 1998 dovrebbe fermarsi un momento a riflettere su cosa può essere recuperato di quel precedente accordo e cosa può essere superato senza cedere alla facile equazione: più petrolio = più denaro per un meridione che è stato per lungo tempo esempio di miseria da cui non riusciva a riscattarsi.
Questo però rischia di determinare una frattura insanabile fra politica che non coinvolge e cittadini che non si sentono coinvolti
Siamo ad un punto da cui si può ripartire. Siamo ancora in tempo per evitare questa frattura. Basta porre dei limiti alle estrazioni e alle emissioni. Una linea di demarcazione può essere la quantità di petrolio estratto: i 104.000 barili al giorno dell’accordo del 1998 vengano considerati un limite non superabile anche se costringono a prolungare i tempi di estrazione; un’altra potrebbe essere una legge regionale più restrittiva di quella nazionale sui limiti delle emissioni in atmosfera.
Si faccia in modo che questa Valle, delicata e generosa, abbia il tempo di rimarginare delle ferite che forse non voleva accettare.
Si faccia in modo che le decisioni della politica intorno ad argomenti così sensibili non siano imposte alla propria gente. Come si è fatto altrove in altre occasioni, si faccia un Consiglio Regionale in Val d’Agri per discutere di petrolio e ambiente.
Mi chiedo come mai alla firma del protocollo sul monitoraggio sono stati coinvolti solo ENI, ARPAB e Comune di Viggiano. Sull’argomento ambiente e salute non credo esistano competenze di territorio.
Si faccia in modo, e forse questa è l’ultima occasione, di migliorare la qualità dei rapporti fra istituzioni e cittadinanza la cui direttrice resta quella della partecipazione e della responsabilità.
La politica e la società vivono un momento di degrado ed una inconsapevole crisi di identità. Ma ogni crisi va risolta a partire obbligatoriamente da una ripresa di tensione etica e culturale: un sano ed onesto realismo riguardo al proprio universo personale e a quello altrui.
Mi spiacerebbe sinceramente se un domani più o meno lontano, ridisegnando le cartine dell’Italia qualcuno scrivesse sul luogo occupato dalla mia Val d’Agri: “ HIC SUNT LEONES”
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