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La voce della Politica
| Uil e Uilm su relazioni industriali alla Fiat |
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6/06/2011 | “Le interpretazioni e le immancabili polemiche sulle dichiarazioni dell’a.d. Fiat Marchionne, al di là della ribadita esigenza di avviare in concreto il Programma Fabbrica Italia nel quale assicurare il futuro della SATA di Melfi, confermano che alla radice di molti dei problemi che la vertenza Fiat ha fatto emergere in modo dirompente in questi ultimi anni c’è l’inadeguatezza del sistema tradizionale di relazioni industriali”. E’ il commento del segretario generale regionale della UIL Basilicata Carmine Vaccaro, sottolineando che “l’unico modo per salvare il sistema di relazioni industriali dal declino e, dunque, garantire in futuro livelli elevati di tutela ai lavoratori, è puntare in modo sempre più deciso su di un modello partecipativo. Lo scontro – aggiunge Vaccaro - è fra due modelli di sindacato: l’uno partecipativo, che assume l’uscita dalla crisi come priorità assoluta di questa fase storica, e l’altro conflittuale, che crede di poter affrontare ogni questione nuova con la tradizionale retorica di difesa dei diritti. Ebbene noi crediamo che, se davvero vogliamo difendere e tutelare i lavoratori, dobbiamo smettere di guardare al passato e riprendere a progettare il futuro, anche se questo ci costringe a fare i conti con una realtà spesso difficile”.
Per Vincenzo Tortorelli, di recente nominato dalla direzione nazionale UILM, coordinatore regionale dei metalmeccanici lucani UIL “la contrattazione di secondo livello è il vero perno della riforma di cui c’è bisogno: una svolta a cui si è adeguato il panorama legislativo sia in materia fiscale che contributiva. Punti di partenza utili – afferma Tortorelli - possono essere gli
accordi interconfederali, firmati da Cisl e Uil, proprio il 22 gennaio e il 15 aprile 2009, con
l’auspicabile coinvolgimento della Cgil, che potrebbe avvenire già in occasione della sua verifica,
preventivamente fissata dalla stessa intesa dopo due anni dalla entrata in vigore. Sulla scorta di
quanto previsto in quegli accordi, si deve affidare alla contrattazione di primo livello la difesa dei
diritti fondamentali, che devono essere uguali per tutti i lavoratori, riducendo possibilmente anche il
numero dei contratti nazionali, accorpando ad esempio tutti i contratti manifatturieri in un unico
contratto dell’industria. Alla contrattazione di secondo livello, invece, deve essere effettivamente
demandata la negoziazione di tutte le materie che ineriscono l’attività produttiva e l’organizzazione
aziendale; di conseguenza, con il livello di contrattazione aziendale, si possono individuare
incrementi salariali legati all’andamento produttivo e al recupero di produttività, si possono e si
devono individuare livelli di crescita professionali specifici per il tipo di lavoro svolto. Dalla necessità di valorizzare il secondo livello contrattuale emerge altresì – dice Tortorelli - da una peculiare debolezza italiana: la bassa produttività delle nostre imprese, rispetto ai “competitor” tedeschi o francesi, a cui proprio la contrattazione aziendale può offrire risposte efficaci, predisponendo uno scambio virtuoso fra maggior competitività e maggiori salari”.
Secondo Vaccaro “ci attende nell’industria e nel sindacato una sfida difficile: superare il
declino economico, rompendo il patto tacito che negli ultimi anni, pur di tenere inalterato lo
‘status quo’, ha di fatto determinato il binomio bassa produttività e bassi salari. Sbaglia chi,
nel mondo datoriale, considera decisivo comprimere il costo del lavoro: mai come oggi
rappresenta uno degli elementi marginali di recupero dei costi; basti pensare che in
siderurgia il costo del lavoro è pari al 4%, mentre nel settore auto arriva all’ 8%. E per
recuperare competitività occorre raggiungere il massimo utilizzo degli impianti.
Allo stesso modo sbaglia chi nel sindacato spera di potersela cavare con qualche piccolo
aggiustamento, che sostanzialmente garantisca le rendite di posizione conquistate negli
anni “70: sono mutate, insieme a quelle delle imprese, anche le esigenze dei lavoratori,
che noi facciamo sempre più fatica ad intercettare”.
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