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Radicali: dello sciopero della fame dei detenuti del carcere di Matera

5/06/2011

Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani
Apprendo dello sciopero della fame dei detenuti del carcere di Matera e penso a tutte le volte che siamo stati in quel luogo di pena(mai definizione fu più appropriata) per stringerci attorno alla “comunità penitenziaria”, ai detenuti e agli agenti di custodia, a tutti coloro che con spirito di abnegazione lavorano per non far affondare definitivamente il pianeta carcere.
Marco Pannella digiuna dal 20 aprile,
“perché l'Italia torni a poter essere in qualche misura considerata una democrazia, ma soprattutto per la situazione disumana delle carceri italiane. E proprio dalle carceri arriva il segnale di reazione più forte a questa nuova lotta nonviolenta: detenuti e familiari, ma anche agenti di custodia e direttori degli istituti di detenzione, a centinaia in tutta la penisola, hanno iniziato a loro volta scioperi della fame, perché finalmente si trovi via d'uscita ad una situazione divenuta insostenibile. Non solo messaggi di solidarietà, ma adesioni concrete e condivisione di un metodo. Obiettivo comune e dichiarato è che venga finalmente varato un provvedimento di amnistia, che nel nostro paese manca da oltre 20 anni, unica strada percorribile per un sistema da tempo al collasso, sovraccarico al 150% della propria capacità massima”.
Nella mozione approvata dall’ultimo congresso di Radicali Italiani affermavamo l’urgenza “di interrompere le vere e proprie torture che subiscono quotidianamente detenuti e agenti penitenziari”. Marco Pannella, il vieto e vietato Pannella, da tempo va affermando, riferendosi alle carceri di questo paese, che non è disposto “a tollerare quello che appare oggi come un consistente e allarmante nucleo di nuova Shoah”. E’ la peste italiana, la stella gialla radicale, il monito di un uomo che emette silenzio mentre i rumori di fondo dell’antidemocrazia e dell’illegalità si fanno sempre più forti. Noi siamo con i nonviolenti che digiunano a Matera e a Catania, a Bologna e a Rebibbia. Noi affermiamo che nel sessantennio partitocratico di metamorfosi del male, l’art. 27 della Costituzione “più bella del mondo” è stato tradito e vilipeso, e le italiche galere sono inferni dimenticati e da far dimenticare.
Art.27 Costituzione
“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

“La censura e la rimozione altrui fanno sì che anche per te la tua immagine si allontani dalla tua identità vera, e questo è terribile.” Marco Pannella - da Notizie Radicali gennaio 1993



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