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La voce della Politica

Scaglione presiede i convegni del corecom di basilicata a trend expo su digitale

20/05/2011

“Il nostro Corecom deve cambiare faccia, deve diventare cioè il riferimento strumentale di interconnessione con questo mondo studiando, approfondendo e proponendo soluzioni che comportino investimenti pubblici e privati”.
“La stessa sfida del Digitale Terrestre in Basilicata, non può esser rimandata sine die ed a lungo come ho sentito dire nelle scorse settimane, ne va della nostra voglia di crescere e recuperare il tempo perduto”

Nelle dinamiche di sviluppo della nostra regione, da troppo tempo ci si interroga su come costruire una idea nuova di comunicabilità.
Il dibattito è antico frutto di volontà comuni di settori diversi della società lucana continuamente alla ricerca del superamento di quel gap di infrastrutture comunicative sostanzialmente diverse rispetto alle strade di cemento.
Le strade telematiche, quelle digitali, quelle virtuali pagano in questa regione una sorta di insensibilità culturale dettata dalle emergenze di rinascita della rete interna che hanno di fatto condizionato gli investimenti in questa direzione. Una insensibilità accentuata da una sorta di disimpegno dell’imprenditoria del settore che a parte alcuni tentativi isolati ha immaginato un suo impegno economico nei tradizionali settori dove facile era realizzare un guadagno immediato.
E così, lo si ricorderà, a Potenza città il tentativo di costruire una rete telematica funzionale è abortita due volte sul nascere (il progetto della Telecom che portò allo sventramento delle strade cittadine senza effetti concreti ed il progetto King Com), mentre a Matera l’idea di Wi-Fi libero ha trovato solo una parziale applicazione.
In questo contesto, le amministrazioni locali hanno fatto finta di non sentire e di non vedere, stretti nella morsa dei bilanci locali, ma anche di una cultura poco attenta alle innovazioni mentre il mondo intorno a noi corre veloce; i giovani viaggiano e pongono domande quando tornano a casa perchè per usare il proprio pc o lo smartphone liberamente nella loro piazza non hanno a disposizione la rete.
Rilevava qualcuno pochi giorni fa su un quotidiano specialista, come di fronte ad un futuro che Steve Jobs ha identificato come un modi post-pc, “la possibilità di connettersi gratuitamente in Wi-Fi cambierebbe il paradigma dell’uso del digitale, facendo scomparire il confine fra online e offline, fra digitale e fisico”.
In pratica, abbattere i confini, superare le barriere diventa anche per la nostra regione indispensabile ed urgente, come di fatto lo è per uffici e luoghi pubblici, amministrazioni, attività commerciali, centri di interesse e snodi di traffico urbano.
Ed in effetti, si spiegava, ci vuole per forza una sinergia tra pubblico e privato per una collaborazione virtuosa dove gli investimenti dei privati vengano messi a disposizione del pubblico traendone, ovviamente, il ritorno economico.
Da qui non si sfugge e la Regione, la sua emanazione operativa, il Corecom, dovranno lavorare nella dinamica di un progetto che rivoluzioni innanzitutto il concetto di operabilità del sistema comunicativo.
Il nostro Corecom deve cambiare faccia, deve diventare cioè il riferimento strumentale di interconnesione con questo mondo studiando, approfondendo e proponendo soluzioni che comportino investimenti pubblici e privati.
Questo il senso della nuova missione dell’organismo consultivo per il quale come Consiglio regionale di Basilicata e come Ufficio di Presidenza in particolare, stiamo lavorando e lavoreremo in piena sintonia con i componenti dell’organismo.
Qui vicino, in Puglia, è stata lanciata l’idea di una regione connessa con 100 punti di interesse dove sarà possibile connettersi “low cost” o gratuitamente addirittura, attraverso l’acquisto degli hotspot Wi-Fi da parte della Giunta e con i privati pronti a fornire le apparecchiature e dunque a farne un guadagno.
Perché non partire da qui per costruire dunque quel sistema di comunicabilità che la Regione Basilicata deve realizzare in tempi brevi.
La stessa sfida del Digitale Terrestre, non può esser rimandata sine die ed a lungo come ho sentito dire da qualcuno alcune settimane fa. Bisogna bruciare le tappe, accorciare i tempi, costringere la Rai ad investire subito risorse per superare le barriere dei confini geografici anche attraverso una ipotesi di dual trasmission, cioè di convivenza per un lasso di tempo, di trasmissione analogica e contestualmente di partenza del digitale.
Tutti sanno ormai che il Digitale Terrestre moltiplica i programmi disponibili, migliora la qualità delle immagini/audio, crea opportunità di programmi interrativi, abbassa l’inquinamento elettromagnetico, ma soprattutto realizza quella vera democrazia interconnessa tra cittadini e amministrazioni pubbliche con i suoi servizi a domanda e le informazioni di pubblica utilità. Se a questo aggiungiamo la possibilità di trasportare su una frequenza, da 5 a 10 programmi, comprendiamo come fondamentale, soprattutto rispetto al servizio pubblico, questa regione possa sentirsi e debba sentirsi coinvolta e condivisa davvero dai suoi cittadini.
Le Pubbliche Amministrazioni non possono non vedere questo anche se le risorse a disposizione stentano ad essere messe a regime e solo l’asta pubblica delle altre frequenze liberate, creerà il gruzzoletto a cui attingere prima che Tremonti lo faccia sparire in qualche sua manovra contabile. Servizi via internet o via cellulare con i decoder interattivi (magari dotati di scheda telefonica simile ai GSM o ai GSPR), non sono più una utopia, e il fuoco, utilizzato per mandare segnali di fumo, potrà così essere spento prima del tempo.

Luigi Scaglione



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