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La voce della Politica
| Arbea a Bruxelles: Csail, "che si accertino responsabilità" |
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21/04/2011 | “Il CSAIL segue con grande attenzione, nell’interesse degli agricoltori delle aree più interne (Val d’Agri e Sauro) che rappresenta, il procedimento in corso a Bruxelles ad opera degli organismi della Commissione Europea nei confronti dell’Arbea perché si individuino le responsabilità delle pesanti contestazioni effettuate dai funzionari europei”. E’ quanto evidenzia in una nota il presidente del CSAIL Filippo Massaro ricordando che l’Arbea deve rispondere di due revoche di finanziamenti: ultima in ordine di tempo è quella di 1 milione 700 mila euro per gravi carenze nella sua attività relativa al 2006 che si sommano ai ben 85 milioni di euro che l’Ue non intende riconoscere per gli anni successivi, 2007-2008-2009. Noi terremo gli occhi ben aperti sul lavoro dei funzionari della Commissione Europea che è già sufficiente a convincere la Giunta Regionale a non protrarre ulteriormente l’agonia dell’Arbea e a sciogliere il “carrozzone clientelare-mangia soldi” come è stato invocato dal Csail con un dossier alla Commissione Europea, al Ministro dell’Agricoltura, all’Agea e al Governatore De Filippo in data 3 novembre 2008 di revoca del direttore dell’Arbea Di Mauro per l’allegra gestione e per l’incontrollato sperpero del denaro pubblico ”.
Per il presidente del CSAIL Massaro la ripresa dell’agricoltura delle aree interne è uno snodo fondamentale ad assicurare la rinascita dei territori che rischiano la totale desertificazione demografica e produttiva. E’ il caso di ricordare a chi ha la memoria corta che dal 15 ottobre 2010, le “utenze” ARBEA del SIAN (Servizio informatico) sono state disattivate in attuazione del Decreto Ministero Politiche Agricole e Forestali del 12 maggio 2010. L’Arbea non è più organismo pagatore. Gli addetti in Arbea non potranno più fare le “istruttorie” del “biologico”, del “rimboschimento”, dell’ “indennità compensativa”. Due anni e mezzo dopo il “piano di interventi correttivi” del Ministero all’Agricoltura, quello che diceva “o fate questi adeguamenti subito o ve ne andate a casa”, sono trascorsi inutilmente senza avere assolto agli adempimenti prescritti. Formalmente, si capisce, perchè “pagatore”, dopo quattro mancate certificazioni dei conti consecutive (2006, 2007, 2008, 2009) da parte dell’Unione Europea, l’Arbea vergognosamente non lo è mai stato.
In una Regione che inequivocabilmente dà i numeri, vogliamo provare a darli anche noi. Cinque milioni di euro, dieci miliardi di vecchie lire, all’anno: tanto ci costa, non staccare la spina ad ARBEA. Settanta dipendenti, solo venti dei quali sono dei “tecnici agricoli”: ma l’ARBEA, è un ente strumentale in agricoltura, i diplomati ISEF servono a tenere in forma fisica gli agricoltori? Settanta dipendenti, divisi su tre sedi: quella di Potenza è istituzionale, quella di Matera serve sul bilancino da farmacista del potere per controbilanciare l’ALSIA, e della sede di Villa d’Agri per opportuna comodità dell’ex direttore Di Mauro.
Il CSAIL, nell’interesse degli agricoltori delle aree interne, non si stancherà mai di richiedere l’accertamento dei responsabili e delle cause tecniche, politiche, amministrative che hanno determinato una gestione disastrosa dell’Azienda Arbea per trasferire ogni funzione e compito direttamente all’Agea, l’Agenzia in nazionale per l’erogazione degli aiuti comunitari, come accade già da anni in altre Regioni. Oltre ai 180mila euro l’anno per il direttore-commissario, l’Arbea è costata centinaia e centinaia di migliaia di euro per servizi informatici affidati ad aziende esterne oltre che per adeguare i propri servizi informatici che avrebbero dovuto snellire tempi e procedure delle pratiche di richieste di aiuti comunitari. Chissà se allora qualcuno, anche dell’opposizione del centrodestra in Regione, oltre a presentare proposte di legge per la soppressione di Arbea si ricorderà di chiedere la nomina di una efficiente commissione di indagine sulle decisioni del Governo De Filippo e sul “discutibile” operato di Di Mauro-Freschi. Il Csail invoca anche l’intervento della Procura della Repubblica e della Procura della Corte dei Conti.
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