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La voce della Politica

Rosa (Pdl) Intervento su petrolio in Consiglio Regionale

6/04/2011

La storia tra la Lucania e le ricchezze energetiche presenti nel suo sottosuolo risalgono agli albori della nostra Repubblica, all’intuizione che ebbe Enrico Mattei nel capire che la Basilicata era custode di un tesoro, anche oltre l’immaginazione per quei tempi.
L’oro nero, il più grande giacimento petrolifero europeo in terra ferma, ingenti fiumi di danaro che hanno scatenare la fantasia e gli artifici retorici della classe politica e degli organi di informazione.



Kuwait d’Italia, Texas europeo, la Basilicata Saudita, l’eldorado nero, sono queste alcune delle definizioni che abbiamo letto in questi anni. Quando nell’ottobre del 1998, l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, siglò con il Presidente della Regione il protocollo d’intesa atto a ridistribuire “localmente” una parte dei profitti legati all’estrazione petrolifera, la politica esaltò quel momento, arrivando a definire l’atto come la pietra miliare posta dalla Regione Basilicata nella costruzione del federalismo.



Ma erano altri tempi, il Titolo V della Costituzione non era stato ancora modificato ed il Federalismo Municipale era ancora solo una teoria. Certo, fu una novità in Italia, un’eccezionale novità in Basilicata che da piccola regione quasi misconosciuta arrivò ad essere meta dell’insediamento Fiat e di quello delle multinazionali petrolifere.



Nessuno poteva essere contrario ai contenuti di quell’accordo, all’opportunità che si presentava per la nostra regione. Un triangolo d’amore istituzionale ed economico tra Eni, Regione Basilicata e Governo Italiano, che riconosceva ufficialmente agli enti locali le cosiddette “royalties”, ossia la quota parte dei proventi dovuti in relazione al territorio “impegnato” dalle operazioni estrattive nel sottosuolo.


Questo, è quello che si leggeva in quel momento storico per la nostra Regione. “L’accordo a tre è fatto.”, riportava “Onda Verde”, riprendendo un articolo de La Repubblica. “Governo, Regioni ed Eni hanno sottoscritto gli impegni: royalties e opere varie in cambio di concessioni. I pochi pozzi attuali che producevano 7.500 barili al giorno diventeranno 48 e forse più, e si arriverà a produrre 104 mila barili in 24 ore per 20 anni almeno”.

Persino, su un settimanale nazionale si riportava il plauso degli amministratori veneti che dichiaravano che mentre loro facevano battaglie senza vincere la guerra del federalismo, la meridionale Lucania l’attuava.









Era un accordo triangolare che, salvo legittimi interrogativi sulla tutela ambientale e il rispetto del territorio, aveva la quasi unanimità delle classi dirigenti pubbliche e private e di certo il favore dei lucani, che sognavano e speravano in un futuro migliore, con una società più ricca e progredita.



A rileggere oggi quell’intesa a distanza di 13 anni, sembra la favola della “Basilicata Calimero” che diventa per un momento un bellissimo cigno.

Dopo le poche infrastrutture realizzate negli albori della Repubblica, vi si trovano nero su bianco, intendi per costruire infrastrutture stradali, la metanizzazione nei comuni, il rilancio dell’accordo per la reindustrializzazione della Val Basento e tanto altro.

E poi fiumi e fiumi di liquidità delle royalties sulle estrazioni circa 350 miliardi di lire in vent’anni che si aggiungono ai 550 già assegnati alla Regione e ai 130 dei Comuni, ai quali va sommato – non dimentichiamolo- le ingenti somme rivenienti dalla Comunità Europea e dai finanziamenti dello Stato Nazionale.



In questi tredici anni la Lucania è stata sommersa da denaro, in quantità enormi che avrebbero dovuto cambiare radicalmente il volto e l’economia di questa regione, dando prosperità e notevole qualità della vita ai suoi abitanti.



Invece, a tredici anni di distanza, noi ultimi eletti in ordine di tempo dal popolo lucano, siamo qui ad interrogarci tutti su come imporre una svolta, nel tentativo di trovare le soluzioni, per un rilancio della nostra Regione attraverso l’utilizzo delle sue risorse petrolifere.

Siamo qui dopo tredici anni per scoprire che poco è cambiato, anzi dico che se cambiamento c’è stato è stato in peggio, essendo oggi la nostra ancora una delle regioni più povere cui si aggiunge un forte fenomeno migratorio delle fasce giovanili e più acculturate della popolazione, con problemi ambientali accuratamente celati.



Ancora una volta oggi, leggiamo nella relazione del Presidente De Filippo che le priorità per la nostra terra sono la valorizzazione delle Risorse Umane, la promozione della Ricerca e dell’Innovazione, le Reti ed i Collegamenti per la mobilità, l’occupazione e lo sviluppo sostenibile. Leggiamo nuovamente quello che aveva sancito con altri lemmi il suo predecessore prof. Raffaele Di Nardo, eletto Presidente della Regione nel lontano 1995.



Quindi, aggiungo amaramente, oggi cambiamo le parole perchè non è cambiato nulla, facciamo una semplice rimodulazione degli stessi obiettivi mancati rapportandoli al 2011, facendo finta che questi 13 anni non sono mai esistiti.



Propria per la storia di questi ultimi tredici anni, devo essere franco, sono estremamente convinto che non è possibile oggi conferire a lei Presidente una delega in bianco.

Oggi la situazione economica nazionale ed internazionale è completamente diversa rispetto al 1998, oggi la società è cambiata, è in una continua evoluzione, mentre sembra che qui il tempo si sia fermato in una ristagnazione culturale ed economica.

Le reti di telecomunicazioni, la multimedialità, la globalizzazione allora termine sconosciuto oggi imperante, ci mostrano in pieno anche il lato spietato e cinico della fragilità contemporanea che colpisce quelle economie deboli che non si rinnovano come la nostra.



Ma se molto nel mondo è cambiato in 13 anni, qui da noi poco è variato.

Leggendo l’intestazione della delibera 2940 del 12 ottobre 1998, presa d’atto del protocollo del piano di interventi per accelerare lo sviluppo socio-economico della Regione Basilicata, ritroviamo oltre alla firma dell’allora presidente Di Nardo, del suo successore Filippo Bubbico, e la sua firma Presidente De Filippo in quanto assessore regionale.



Lei incarna, la continuità di tredici anni di inefficace gestione delle risorse finanziare rivenienti dalle royalties. Pertanto, pur nel rispetto del dato democratico emerso dalle elezioni, ritengo che in questa azione non può avere la nostra fiducia con la sottoscrizione di una delega in bianco in suo favore. Ritengo opportuno, che è necessario che Lei sia supportato in ogni decisione programmatica o operativa, dall’assenso preventivo di questo Consiglio, che diventa così il reale garante degli interessi della Basilicata.

In aggiunta è indispensabile costituire una task force rappresentativa dell’intero Consiglio Regionale con potere di interlocuzione con la cabina di regia tecnica esistente, al fine di meglio coordinare le idee della politica con le scelte gestionali nel superiore interesse della collettività e a tutela del territorio.
Tutti questi anni sono stati inesorabilmente sprecati, un immaginario calendario ci direbbe che oggi siamo all’anno tredici per quel che riguarda l’utilizzo delle risorse economiche, al contempo ci direbbe che siamo all’anno zero rispetto allo sviluppo ed ai benefici che queste risorse hanno concretamente prodotto.
In questo momento, in cui si riapre il dibattito sullo sviluppo regionale, non possiamo e non dobbiamo sottacere sulle responsabilità di chi ha operato in questi anni, di chi ha deciso come era meglio utilizzare le risorse economiche a disposizione, di come in concreto queste risorse sono state utilizzate.
Ricordo a me stesso ed a tutti i colleghi consiglieri, che come gruppo del Pdl, nei mesi scorsi abbiamo presentato all’attenzione della Giunta Regionale, ben nove interrogazioni sulla “questione petrolio”.

Un pacchetto articolato di domande riguardanti la gestione del petrolio in Basilicata, nel tentativo di conoscere la verità su quello che è stato in questi anni di estrazioni.

Tutti interrogativi che in questi anni non hanno mai avuto una risposta chiara, univoca e trasparente.
Le nove interrogazioni riguardano tematiche come i protocolli di intesa con le società petrolifere, i benefici finanziari, le ricadute economiche, le criticità ambientali, l’occupazione nelle aree interessate dalla coltivazione, i cambiamenti della struttura sociale ed economica.
Sono rammaricato nel prendere atto, che ad oggi sono arrivate solo due risposte, carenti di contenuti e scritte tanto per adempiere ad un compito istituzionale.

Detta interlocuzione istituzionale, offerta dalla nostra iniziativa, era un’opportunità per la Giunta di iniziare un percorso nuovo di riflessione e di dialogo con la nostra parte politica, partendo proprio da come sono state utilizzate le royalties dalla Regione e dai Comuni e con quali benefici.
Sia chiaro che non demordiamo, attendiamo ancora le risposte, anzi oggi all’obbligo istituzionale si aggiunge un’ulteriore ragione morale per fornire risposte precise agli interrogativi posti. Solo così è possibile iniziare una seria riflessione sul tema e sugli errori del passato, in modo che si possa avere un nuovo slancio assieme ad un Governo Nazionale che sta dimostrando senso di responsabilità ed interesse per la nostra Regione, accettando senza alcuna paura o indecisione una sfida difficile e gravosa, ovvero quella rilanciare l’azione di sviluppo sul nostro territorio.
Signor Presidente, voglia nuovamente precisare per essere chiaro fin in fondo, che per le ragioni fin qui esposte e per i fatti evidenziati, con il mio voto sul documento finale, esprimerò una duplice fiducia.
Fiducia nei confronti del governo nazionale e per l’attività posta in essere dal sottosegretario Viceconte in favore dei lucani,

Fiducia nei confronti di questa Assise e del suo ruolo.
Sono personalmente convito, che lei ed il sistema di potere politico e burocratico che guida, non possiate avere la mia fiducia in quanto non rappresentate la mia visione di società, la mia idea di morale, non rappresentate una forza capace di coniugare sviluppo, trasparenza e libertà di impresa, non avendo nel vostro Dna i geni del liberalismo sociale, politico ed economico.
Lo avete dimostrato ampiamente in questi anni, la vostra incapacità nel pianificare e programmare lo sviluppo della nostra regione, dissipando l’enorme quantità di denaro pubblico a disposizione e continuando in una politica conservatrice che ha difeso corporazioni, privilegi e caste pubbliche e private.
Il mio assenso all’accordo, solo perché sono convinto che l’intesa con il Governo Nazionale è l’unica strada che permetterà di evitare ulteriori sprechi ed inadempienze da parte del Governo Regionale.

Non possiamo permetterlo anche per il periodo storico che viviamo e la difficoltà che attraversa la nostra gente.Al popolo lucano dobbiamo dare una risposta rapida ed efficace in termini di sviluppo e di ricchezza. Dobbiamo essere capaci di tradurre i nobili intendimenti scritti nel nuovo accordo Stato – Regione in azioni concrete, immediatamente percepibili, che siano di viatico per tutti i cittadini.

E’ chiaro che la tempistica è un elemento determinate, per evitare di arrivare dopo che il paziente Basilicata sia definitivamente morto.
Un’esortazione, quindi, a fare presto ed a fare bene, con l’auspicio di essere nuovamente a breve interpellati per discutere e condividere le azioni operative che si vorranno porre in essere. Evitiamo che il Consiglio di oggi, si traduca soltanto in una bella giornata di buone intenzioni e di facciata, per poi ripiombare nel buoi più assoluto.
Come già detto, anche un ottimismo, in rispetto dell’istituzione nella quale sono eletto, un Consiglio Regionale che sono sicuro, riuscirà mettendo da parte appartenenze, diversità partitiche e differenze di pensiero politico, a cogliere questa opportunità, che oggi all’orizzonte, è l’unica per riagganciare il lento vagone della Basilicata alla alta velocità delle regioni sviluppate, nella consapevolezza che le risorse degli idrocarburi non sono perenni.
Possiamo cogliere questa occasione per lasciare ai nostri figli, ai loro figli e nipoti, una Basilicata più moderna che coniughi economia, rispetto per l’ambiente e qualità della vita migliore per tutti.


Un assenso all’accordo, nell’auspicio che la Politica nella sua interezza, sia quella dei partiti rappresentati e sia dei partiti non presenti in Consiglio Regionale, la Politica dei movimenti, della società civile, delle Idee della pubblica opinione, trovi una sintesi comune riguardo ad un orizzonte di progresso ed innovazione; ma che sia chiaro concerne solo e soltanto questo accordo strategico - programmatico.
Tutto ciò, non implica nessuno sconto, nessun rallentamento dell’attività di opposizione e di controllo delle attività poste in essere da questa maggioranza e da questo centrosinistra lucano.
La nostra attività proseguirà nel rispetto del voto democratico e popolare che ha dato a voi l’onere di governare ed a noi il ruolo di opposizione e quindi di controllo del vostro operato. Saremo i guardiani e custodi della “questione morale” che oggi in Basilicata è quotidianamente assalita ed infranta da tanti che ritengono che la gestione della cosa pubblica sia affare privato.
Rispettosi dell’elettorato lucano e del loro responso alle urne, terremo fede al nostro impegno; il Popolo della Libertà è alternativo alle sinistre, è nato per esserlo e sempre lo sarà; ieri, oggi e domani.






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