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Senise, storia di Imed, abusivo in una casa per protesta

8/05/2014



Ha occupato abusivamente un alloggio popolare per auto-denunciarsi e sollevare un problema. Imed Yahyaoui è un falegname tunisino di 43 anni. Vive a Senise dal 2006, ha una moglie di 33 anni dalla quale ha avuto tre bambini di 5, 4 e 2 anni, tutti nati in Italia. Quando Imed è arrivato 8 anni fa aveva già un aggancio lavorativo con una ditta locale che lo ha regolarmente contrattualizzato, a tempo indeterminato, come falegname. “Avevo voglia di conoscere il mondo- racconta- per questo ho deciso di trasferirmi”. Dopo 4 anni la ditta per cui lavora è costretta a chiudere e Imed perde il suo impiego. “Da allora è stato difficile trovare lavoro- spiega- ma in molti sapevano come lavoravo e ho cominciato ad arrangiarmi lavorando saltuariamente. Nel frattempo sono arrivati tre bambini. Non ho chiesto mai nulla. Oggi chiedo una casa”. Imed non cerca niente altro che un alloggio popolare. Un alloggio che potrebbe permettersi con i soldi che recupera dal lavoro che, anche se saltuariamente, riesce a trovare. Ma pagare un affitto più alto non gli è possibile. Per questo ha cominciato a chiedere come fare per avere un alloggio popolare. Imed è andato al Comune e gli è stato spiegato che esiste una graduatoria ferma da qualche anno che non può essere riaperta fino a quando non scorre quella attuale. L’amministrazione, ci ha spiegato il sindaco, ha anche fatto un avviso pubblico per l’acquisizione di alloggi da privati per aumentare la disponibilità di abitazioni da assegnare. Anche perché, il caso di Imed, purtroppo non è isolato.“Mi è stato consigliato di rivolgermi alla Prefettura. Io ci sono andato di persona, assieme a tutta la mia famiglia, e mi hanno detto che dovevo scrivere una lettera e comunicare la mia situazione. La lettera l’ho scritta e inviata circa 4 mesi fa ma non ho ricevuto risposta. Conservo ancora la ricevuta della raccomandata”. Un mese fa Imed decide di occupare abusivamente un appartamento. Sfonda la porta, ne trova uno vuoto e ci mette i materassi per sé e la sua famiglia. La sera riceve la visita dei carabinieri. “Io volevo che arrivassero”dice. Il giorno dopo, alle 8.30, Imed racconta di essere andato personalmente alla Polizia Municipale. Adesso ha una lettera, da parte dell’Ater, dove è scritto che deve lasciare la casa entro 30 giorni. Il tempo scade a metà maggio. Ci mostra anche un referto dell’ospedale di Lagonegro dove c’è scritto che sua moglie è affetta da “salpingite e ovarite acuta”, in seguito ad una visita dello scorso gennaio. E tutto quello che Imed chiede è un tetto sopra la testa.


Mariapaola Vergallito



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