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Senise, 30 anni dal 'tappo'. La storia, le celebrazioni, le prospettive

14/02/2014



“Il problema lucano in materia di risorse idriche non è stato ancora risolto(…)e se si metterà il tappo questo discorso sarà chiuso”. Così, Pietro Simonetti, all’epoca segretario regionale della Cgil, rispondeva alle domande dei giornalisti alla vigilia di quel 6 marzo del 1984, la giornata della “presa del tappo” a Senise, nello stesso tempo culmine e partenza della vertenza Senise dopo la realizzazione dell’invaso di Montecotugno. Oggi Senise si prepara a ricordare quei momenti a 30 anni dal presidio al “fondello”, la grande calotta di ferro, dal diametro di tre metri e sessanta centimetri, di oltre quaranta quintali che serviva per chiudere la condotta che dalla diga doveva collegarli alla tubazione centrale ferma ad alcune centinaia di metri di distanza per altri lavori che si stavano realizzando tra le due giunture. La sua collocazione significava la messa in funzione in modo quasi definitivo della diga. Gli eventi del trentennale, dal 6 all’8 marzo, sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Potenza presso l’Assostampa. Il sindaco di Senise Giuseppe Castronuovo, Raffaele Soave, storico sindacalista e protagonista di quelle lotte, nonché autore di quello che, ad oggi, è l’unico libro realizzato per raccontare quelle vicende e l’attore Ulderico Pesce, hanno presentato il programma, tra rievocazioni storiche, proiezioni e convegni. “Un momento- ha spiegato il sindaco- per ricordare ma anche per porre l’attenzione sulle problematiche dell’area sud, sui temi che all’epoca furono affrontati e che, per molti versi, sono ancora aperti”. Lunga storia quella dell’invaso di Montecotugno, cominciata nel 1925 e poi negli anni Cinquanta si delineò il progetto della realizzazione di un invaso artificiale lungo il Sinni; ma fu nel 1965 che l'Ente per lo Sviluppo dell'Irrigazione presentò il progetto della costruzione di una diga in località Montecotugno. Dal futuro muro di sbarramento sarebbe stato possibile sovrastare circa tremila ettari dei “giardini di Senise”. Da una parte c'era la terra: sicura, conosciuta ma lontana da quell'idea di sviluppo vero che veniva individuato nella macchina dell'industrializzazione; dall'altra parte c'erano i soldi pagati ai contadini in cambio delle loro terre e il lavoro. Furono anni di fermento sociale, culturale ed economico; centinaia le maestranze chiamate a lavorare. Ma la speranza si mischiò al timore. Come un emigrante che parte per fame e per fame è costretto a lasciare i suoi affetti, il paese rinunciò al suo passato nella speranza di un futuro migliore.

In un documentario, lasiritide.it racconterà quegli anni attraverso la voce dei protagonisti

“Signorina, ma davvero voi senisesi avete fatto la guerra…per un tappo? Avete portato via un tappo e lo avete presidiato per tre mesi in piazza?”. Qualche anno fa un professore della Facoltà di Lettere Moderne di Roma interrompeva così una studentessa senisese durante la discussione della sua tesi. Un avvenimento, quello del “tappo” sequestrato con un’ordinanza lampo che l’allora sindaco Pietro Policicchio firmò su un foglio del suo ricettario da medico, che aveva lasciato anche la commissione di quella seduta a bocca aperta, a dimostrazione di quanto, i fatti che quell’epoca racconta, non appartenessero solo a Senise e al territorio senisese. Dopo trent’anni molte partite aperte in quasi un ventennio (dalla presentazione ufficiale del progetto del 1965 al presidio del tappo nel 1984) non sono ancora chiuse. Perché la vicenda legata alla costruzione dell’invaso di Montecotugno deve essere ancora affrontata, a partire dalle testimonianze di chi, quell’epoca, l’ha vissuta. Grazie ad uno straordinario archivio unito ad interviste realizzate recentemente, la testata giornalistica lasiritide.it, sta realizzando un documentario che sarà proiettato venerdi 7 marzo presso il Teatro parrocchiale “Agorà” a Senise. Il ricordo di quegli anni scorrerà attraverso i punti di vista, spesso anche diversi e contrastanti tra loro, di chi partecipava a quei cortei, ai consigli comunali, alle riunioni sindacali, agli scioperi studenteschi. Parleranno alcuni degli amministratori di maggioranza e opposizione dell’epoca, gli esponenti del sindacato, i cittadini e, ancora, Vincenzo Lodigiani, Claudio Keller e Adolfo Lagattolla, figlio di uno dei progettisti che, negli anni Sessanta, collaborò alla stesura del progetto dello sbarramento del fiume Sinni a Monte Cotugno (“fu proprio guardando gli schizzi del progetto nei quaderni di mio padre che decisi di diventare ingegnere idraulico”).
Perché raccontare la storia della costruzione della diga a Senise è un esercizio di memoria storica da trasmettere soprattutto alle nuove generazioni; ma vuol dire, al contempo e soprattutto, conoscere la storia di un territorio attraverso una chiave di lettura sociologica, antropologica, politica, economica. E tecnica, perché nei fatti, ad oggi, il grande sbarramento sul Sinni rappresenta ancora una delle infrastrutture più monumentali mai realizzate nel Mezzogiorno d’Italia. Sul perché non siano state colte, negli anni, le opportunità che oggettivamente questo imponente progetto ha portato, è un interrogativo la cui scia pretende risposte ancora oggi.


Mariapaola Vergallito



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di Mariapaola Vergallito

“I lucani conoscono la frana. I contadini lucani sono vissuti da sempre con la frana, l’orecchio teso a quel fremito oscuro, l’occhio attento a scrutare le rughe della terra. Ma un tempo nessuno la violentava la terra. La temevano, la rispettavano. Istintivamente si tramandavano quella che modernamente si è poi chiamata “cultura del territorio”. Oggi, nell’era della scienza, è proprio quella cultura che è venuta meno. Dalle paure ancestrali si è passati al s...-->continua



 



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