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Fardella: una petizione 'contro' il progetto di accoglienza

15/01/2014



A Fardella 153 cittadini hanno sottoscritto una petizione, inviata a forze dell’ordine, Regione Basilicata, Prefettura e Ministero degli Interni, esprimendo il “rammarico”, per non essere stati coinvolti, come dicono, in un progetto che, “per funzionare, ha bisogno prima di tutto della condivisione da parte dell’intera comunità”. Si tratta del progetto di accoglienza e integrazione di rifugiati e richiedenti asilo, un’iniziativa che “seppur umanamente condivisibile- sottoscrivono i cittadini firmatari- non può che far nascere seri timori circa la gestione degli eventi che, come noto, avvengono quotidianamente in altri paesi e Regioni se non programmati e condivisi possono portare a spiacevoli divisioni e rifiuti da parte della popolazione locale con conseguenze facilmente immaginabili”. Insomma, niente integrazione se prima non c’è il consenso di chi, tale integrazione, deve attuarla. La petizione, però, rischia di aprire un caso. Perché tra il disaccordo per un progetto “non condiviso” e il pregiudizio la linea può essere molto, troppo sottile. E forse per questo sotto una delle 153 firme c’è una noticina scritta a mano da uno dei sottoscrittori: “non sono razzista e non sarei contrario ad accogliere della povera gente, però, essendo un cittadino italiano, dovrei essere tutelato molto di più”. Lo scorso 4 gennaio, prima della petizione, il sindaco Domenica Orofino, ha scritto una lettera proprio in risposta ai malumori percepiti, al di là di quanto scritto nella petizione. Ecco il testo integrale.

Carissimi concittadini,
in seguito ai malumori che ho colto e di cui ho avuto notizia diretta e indiretta a riguardo del progetto di Accoglienza, integrazione e tutela rivolti ai richiedenti asilo, rifugiati e umanitari (RAUR), mi sono decisa a scrivere una lettera aperta, diretta a tutti i cittadini che, come me, abitano in questo nostro paese.
Innanzitutto, in riguardo alle voci che ormai infuriano nei nostri luoghi di ritrovo sul numero delle persone che arriveranno a Fradella, voglio precisare che la nostra piccola comunità accoglierà non 30, 50 o 70 rifugiati ma 15 (numero maggiorabile al massimo del 40% e quindi, anche con la maggiorazione, il numero complessivo potrà raggiungere le 21 unità), e saranno tutti nuclei familiari composti da madri, padri, bambini e ragazzi.
Poi mi sento in dovere di rassicurarvi al riguardo dei timori nei confronti di queste persone che verranno qui e che abiteranno con noi: detto con sincerità, non vedo quale genere di pericolo potranno portare queste famiglie! Veramente vogliamo sembrare (o proprio esserlo?) così chiusi da rifiutare l’accoglienza ai migranti? Molti hanno paura che queste persone porteranno con sé delinquenza e disordini ma, a mio modesto vedere, questi timori sono infondati: le Forze dell’ordine sono a conoscenza di questo progetto e controlleranno e vigileranno sul mantenimento dell’ordine pubblico e vi assicuro che alle prime avvisaglie di eventuali problemi sarò io la prima tra voi a cercare soluzioni, anche drastiche, prima tra tutte la revoca del progetto e la partenza dei migranti.
Le persone (non dimentichiamo mai, neanche per un istante, che essi sono persone) che arriveranno provengono dalla Siria e sono migranti di seconda accoglienza, che non vuol dire che essi siano di seconda scelta o di seconda categoria, ma significa che questi migranti sono stati già accolti nei centri di prima accoglienza, i cosiddetti CIE di cui tutti sentiamo parlare in tv, vagliati, ripartiti e inviati in centri di seconda accoglienza dal Ministero degli Interni; queste persone sono state selezionate, ad esse è stato concesso il diritto di asilo e quindi devono essere accolte all’interno del territorio dello Stato italiano, di cui anche Fardella fa parte: noi non siamo una repubblica autonoma e non possiamo sottrarci a questo dovere civile di accoglienza!
È vero che il nostro Comune ha aderito a questo progetto e avrebbe potuto anche rifiutare l’adesione, ma il mio proposito era quello di dare, oltre all’accoglienza e alla solidarietà a questi uomini e a queste donne, anche e soprattutto una spinta demografica al nostro comune, di creare opportunità di lavoro per alcuni nostri concittadini (occorreranno figure con esperienza nel campo sociale e della mediazione linguistica e culturale) e di movimentare, senza pretese, la nostra economia. Io non voglio nemmeno pensare che i fardellesi che io conosco rifiuteranno a queste persone accoglienza e asilo, dopo che lo Stato, che – ricordo a me per prima e a voi – è formato da noi stessi, gli ha concesso il diritto all’asilo.
Il progetto di cui il nostro comune fa parte, è gestito dalla cooperativa Senis Hospes di Senise e coinvolge altri comuni vicini al nostro: oltre a Fradella hanno aderito Chiaromonte, Senise, Latronico, San Severino Lucano e San Giorgio; la cooperativa, inoltre, offrirà a queste persone alcune figure di riferimento per tutti i loro bisogni (assistente sociale, psicologo, educatore, mediatore linguistico e culturale), non saranno lasciate qui e abbandonate a sé stesse, e sono stati attivati protocolli di intesa con la parrocchia, con le scuole e con le associazioni per promuovere attività sociali e di integrazione e con alcuni artigiani di Fardella per promuovere attività lavorative.
Riguardo ai fondi utilizzati per finanziare questo progetto, essi provengono totalmente dalla Comunità europea, attraverso il Ministero degli Interni e non sono in alcun modo soldi prelevati dal bilancio comunale e tantomeno dalla recente Tassa sui rifiuti, come qualcuno ha ingenuamente insinuato; ricordo che alcuni anni fa, non tanti, alla sede della Protezione Civile furono accolti un gruppo di tunisini che fuggivano dalla guerra che infieriva nel loro Paese, proprio come oggi fuggono i siriani dalla Siria devastata dalla guerra civile, ma non ricordo nessuna resistenza da parte dei cittadini né polemiche così vive.
Infine mi è giunta notizia che alcuni cittadini stanno organizzando una petizione di protesta contro questo progetto: io sono pronta ad un incontro con i promotori di questa iniziativa e se dovesse essere necessario organizzerò un incontro con la cooperativa Senis Hospes, per avere altre informazioni e per sciogliere i dubbi che non ho sciolto con questa mia lettera.
Non è compito mio fare appello a sentimenti o alla fede religiosa, non voglio citare i numerosi appelli alla solidarietà che arrivano dalle nostre istituzioni civili e religiose, ma io voglio fare appello solo al mio e vostro senso civico e alla mia e vostra memoria di popolo migrante, di popolo che ha conosciuto la migrazione le difficoltà della vita in uno stato estero: ogni fardellese ha almeno un parente sparso in Italia, in Europa o nel mondo che, non a causa della guerra, ma a causa della fame e della povertà ha preferito emigrare e tentare la fortuna in un posto diverso da Fardella.
Nella speranza che il buon senso prevalga e che la polemica sterile o spinta all’eccesso ceda il posto all’accoglienza e al rispetto delle singole persone, indipendentemente dalla loro provenienza, dal colore della loro pelle e dalla loro cultura e religione, vi saluto e vi porgo ancora i miei migliori auguri per un felice anno.

Fardella, 4 gennaio 2014
Il Sindaco
Domenica Orofino




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