|
| Lo studio degli Ogm al via alla Trisaia |
|---|
16/05/2012 |
| La via della ricerca sugli Ogm, i contestati Organismi geneticamente modificati, passa dalla Basilicata. Esattamente, passa dal centro di ricerca che l’Enea ha a Rotondella, in contrada Trisaia. Il luogo noto in Italia e all’estero per la presenza dell’Itrec, la struttura di gestione delle scorie radioattive, comprese le famigerate barre di Elk River, la cui presenza ingombrante lungo la riva del fiume Sinni “ruba” la scena a tutte le altre attività di ricerca che l’ex Cnen attua da decenni.
«È infatti un problema – precisa Maurizio Mater a, responsabile della comunicazione del Centro Enea di Trisaia –, se dici che lavori all’Enea in Trisaia, la gente pensa subito non alla ricerca che qui si compie, ma al rischio della radioattività. Ogni volta bisogna precisare che l’Enea non fa equazione con scorie nucleari e ogni volta occorre confrontarsi con questo riduttivo luogo comune».
Che sarà dura da vincere perché la paura della radioattività resta superiore a quella che si sta generando attorno agli Ogm. Paura, soprattutto in Europa, non sufficiente a togliere il primato delle contaminazioni alla Trisaia di Rotondella, ma già sufficiente a determinare la recente defezione di due colossi del “Frankenstein Food”, come chiamano gli attivisti anti-ogm la frontiera della genetica applicata all’agricoltura.
La tedesca Basf Plant Science e la più nota Monsanto, entrambe hanno deciso di mettere le vele e le sementi ogm verso la più accondiscendente America. Dietro l’abbandono del mercato europeo ci sono i ritardi burocratici, lo scetticismo di molti governi, le resistenze degli agricoltori, ma anche le denunce degli attivisti anti-ogm sull’uso che queste aziende agroalimentari farebbero di antiparassitari come il Poncho 2 (un potente pesticida prodotto da Bayer, già sotto accusa per la moria di api).
Lo studio europeo che passa dalla Trisaia lo coordinerà Salvatore Arpaia, ricercatore Enea, professore di entomologia e zoologia alla facoltà di Agraria dell’Università di Basilicata e membro del panel Ogm all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) dove è coordinatore del gruppo di lavoro su organismi non bersaglio. Il progetto si chiama Amiga e il suo scopo principale è quello di provare che dei metodi di indagine sulla sicurezza ambientale tengano conto di tutti gli ambienti diversi che esistono nel nostro continente. E in questo senso la Basilicata sarà uno dei punti dove si studieranno le specie di insetti utili, tipici del Mediterraneo, per valutare l’impatto ambientale degli Ogm. Potrebbe anche tornare utile il fatto che in Trisaia c’è il coordinamento di un altro progetto Europeo su queste tematiche, che si occupa delle aree protette lucane in generale e della foce del Bradano in particolare.
«È una delle aree dove specificamente vengono fatte le osservazioni per tutelare il nostro patrimonio locale di biodiversità», precisa Arpaia per evidenziare un primo, immediato e possibile rapporto fra questa ricerca internazionale e una piccola regione al sud del mondo che diventerà centrale nel monitoraggio di in uno degli argomenti agroalimentare di maggiore tensione collettiva internazionale.
Enzo palazzo
la gazzetta del mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |