|
| Fini a Potenza: legge elettorale, federalismo e precariato |
|---|
28/01/2012 |
| “Nel dibattito sulla riforma del mondo del lavoro si sta parlando troppo della fase finale ovvero il licenziamento e troppo poco di quella iniziale: cancelliamo tutti i contratti a termine che creano precarietà e flessibilità esasperate per introdurre un contratto unico a tempo indeterminato con la possibilità per le imprese, se le cose vanno male, di licenziare”: lo ha detto a Potenza il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo al congresso regionale di Fli.
“Mi auguro – ha continuato il leader di Fli – che il dibattito in Parlamento e con le parti sociali possa proseguire su questa strada e che si vada avanti con la riforma del mercato del lavoro”. Il presidente della Camera ha poi sottolineato che “l'attuale legislazione non tiene conto della realtà del mondo del lavoro”. Secondo Fini “il reale problema non è sull'articolo 18 o sui licenziamenti facili, per i quali ovviamente siamo contrari, ma è il dramma degli imprenditori che non assumono più i giovani”.
LA RIFORMA ELETTORALE, UN DOVERE
“La riforma della legge elettorale è un dovere nei confronti degli italiani perchè adesso non si possono difendere norme che impediscono ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti”: è stato questo uno dei passaggi dell’intervento del leader di Fli, Gianfranco Fini, fatto a Potenza in occasione del congresso regionale del partito. Fini ha poi spiegato che “la logica delle liste bloccate ha determinato profondi guasti, poichè gli eletti non guardano più alle necessità degli elettori ma agli obblighi nei confronti di chi fa le liste, creando ancora più distacco tra la politica e il Paese reale”. Secondo il presidente della Camera, “questa è una priorità” a cui si aggiunge “la necessità che la politica dia l’esempio e riduca i suoi costi: non mi piace il termine 'costi della politicà ma qui parliamo del costo degli apparati, dal Parlamento agli enti locali, non solo delle indennità pochè si tratta di un costo troppo alto ma soprattutto – ha concluso – di un numero abnorme di chi rappresenta e decide”.
FEDERALISMO TOTEM SBRICIOLATO
“Oggi è necessario riflettere sul federalismo in modo meno 'epidermicò, poichè il totem secondo cui un’Italia federale porta migliori servizi e minor fiscalità si è sbriciolato davanti al problema di trasferire maggiori risorse agli enti locali”, ha sottolineato il presidente della Camera evidenziando che “non si possono più recitare i mantra sul federalismo senza riflettere sui dati dei trasferimenti statali e delle minori risorse”. “Io non temo per l’unità della Repubblica – ha aggiunto il leader di Fli – poichè, eccetto qualche delirio secessionista, temo per la coesione sociale di questo Paese e per i conflitti generazionali”.
UN PATTO-PROGETTO PER RISOLLEVARE L'ITALIA
Per uscire dalla crisi, “serve un patto repubblicano per la crescita nei prossimi anni”, una sorta di “progetto Italia 2020 tra politica e forze sociali per la ripresa del Paese”. Lo ha detto in mattinata il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un incontro con imprenditori e sindacalisti a Potenza, nella sede di Confindustria. “Bisogna sottrarre alcuni temi allo scontro politico, tra cui gli investimenti pubblici nella ricerca e nella qualità della produzione industriale”.
Fini ha aggiunto che “la politica non deve dimenticare l’assunzione di responsabilità fatta dopo la caduta del Governo Berlusconi”. Il Presidente della Camera ha più volte evidenziato che non si tratta di auspicare “durate e cadute dei Governi o coalizioni più o meno allargate”, ma “condividere alcune questioni di interesse nazionale”. Il leader di Fli ha spiegato che si tratta di “puntare sulla ricerca con pesanti investimenti pubblici, sulla qualità della produzione industriale, su un patto generazionale e sulla meritocrazia: questa è la sfida più difficile della politica perchè fino a questo momento – ha concluso – è stato un ritornello a cui non sono seguite politiche coerenti”. |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |