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| Blocco tir, "Non ci muoviamo fino a venerdi" |
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26/01/2012 |
| «Per favore ditelo: non siamo delinquenti. Ma solo gente esasperata che vuol portare il pane a casa. Ci hanno voltato le spalle tutti, ci trattano tutti come cani». Nevicava ieri mattina. Per mitigare il freddo pungente hanno improvvisato un falò. In tutto, sulla strada statale 99 ieri c’erano una ventina di «padroncini», con i loro mezzi parcheggiati ai bordi della carreggiata mentre il traffico scorreva regolarmente. Erano meno in contrada La Vaglia, piazzati di fronte alla salita di San Vito. Tutto intorno uomini e mezzi delle forze dell’ordine.
Tolleranti con chi chiedeva di aderire all’iniziativa di protesta, pronti ad intervenire rispetto ad eventuali pressioni non troppo civili. Qualche cittadino ha anche offerto bevande calde e altri generi di comfort. Evidente lo spontaneismo. Sulla 99 hanno fatto parlare il materano Giuseppe Ramundo, detto «il direttore», il più anziano e rispettato del gruppo, ma ognuno poteva dire la sua. Una lista di problemi vertiginosa.
Il pieno per un Tir, che consuma un litro ogni 2 chilometri, è di 1400 litri di carburante, 34 centesimi d’aumento in un anno, significano 476 euro in più a pieno. Al caro gasolio va sommato l’aumento del 3,5 dell’assicurazione, del 14 per cento delle autostrade, l’aumento stratosferico degli pneumatici e i prezzi per i trasporti fermi a 25 anni fa. Non è finita. Fanno notare che bisogna aggiungere i controlli sempre più intensi da parte delle forze dell’ordine, dell’ispettorato del lavoro, aree di servizi non attrezzate, strade colabrodo, concorrenza straniera sleale, indebitamento, porte delle banche chiuse e, per finire, nei prossimi mesi, dalle 16 di ogni venerdì, ovunque si trovi il mezzo, dovrà fermarsi per ripartire lunedì.
«E così, ora - commenta uno più giovani - non potremo tornare neppure più a casa. Per un trasporto di 2mila chilometri impieghiamo anche tre giorni per un compenso di circa 200 euro. Siamo costretti a violare le leggi. Ma non vogliamo privilegi, per esempio, carburante come quello destinato al mondo agricolo o del mare».
Ieri mattina, a Matera, intanto, personale dei benzinai in ferie forzate. Aperti solo i bar nelle aree di servizio. «Almeno noi stiamo lavorando - commenta Fr ancesco Muscaridola, in forza al distributore Tamoil di viale delle Nazioni Unite - speriamo che la protesta rientri presto».
Pasquale Doria
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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