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| È lucano il minerale anti-inquinanti |
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24/01/2012 |
| Dai rifiuti ad un prodotto innovativo capace di assorbire inquinanti. La parabola delle zeoliti sintetiche è tutta qui. In un prodotto di scarto della lavorazione delle centrali termoelettriche che, a basso costo, viene convertito in un materiale capace di assorbire dall’acqua e dal terreno nichel e manganese. L’idea è tutta lucana ed è frutto del lavoro di una ricercatrice del Cnr di Tito scalo, la potentina Claudia Belviso. Da tempo questa ragazza dai lunghi capelli neri, prima laureata in geologia dell’Università degli Studi della Basilicata, con un contratto annuale da tempo determinato, studiava gli zeoliti, minerali che sono caratterizzati da una struttura con canali interni. I suoi studi, ora, però, stanno dando frutti concreti. I zeoliti sono stati sintetizzati artificialmente e potranno essere utilizzati per bonificare (come una sorta di assorbente che intrappola elementi tossici come nichel e manganese) le acque ed i suoli.
Ma non solo, il progetto è stato depositato per brevettarlo negli Stati Uniti ed ora si attende solo il sì definitivo.
Semplice ed innovativa l’idea messa a punto da questa giovane ricercatrice precaria: produrre sinteticamente questo minerale che si trova in natura utilizzando un prodotto di scarto delle centrali termoelettriche e poi impiegarlo per bonificare corsi d’acqua e suoli contaminati da metalli pesanti. Il tutto con costi vantaggiosi. Per produrre il materiale, infatti, viene utilizzata acqua di mare e non la normale acqua distillata impiegata nei diversi esperimenti (con l’acqua di
mare, infatti, si riesce a produrre una quantità maggiore di materiale ad un costo minore). Insomma, un lavoro lungo ed interessante, che, però, ha dato i suoi frutti. Oggi Claudia Belviso è in attesa del brevetto definitivo. Ma è in attesa soprattutto di un contratto a tempo indeterminato. “Ora sto continuando a sperimentare l’impiego di questo materiale - commenta - Sono convinta che in Basilicata si possa fare ricerca ma mantenendo i contatti con l’estero. Io sono stata per la mia ricerca negli Stati Uniti. Si parte da qui, si va fuori ma poi si deve tornare qui, in Basilicata”. Lei lo ha fatto e vuole continuare a farlo. Magari con un contratto a tempo indeterminato, perché come sostiene “il problema del precariato è legato alla difficoltà di organizzarsi l’esistenza”.
Antonella Inciso
Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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