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| Perse la vita un anno fa. Lettera del padre:"Ditemi perchè è morto mio figlio" |
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23/01/2012 |
| Gli è caduta addosso una grande quercia. Qualcuno la stava tagliando per farne legna da ardere e non aveva previsto la direzione in cui sarebbe caduta. È morto così, esattamente un anno fa, a Rionero, Giuseppe Del Buono. Aveva solo 23 anni. Le circostanze della sua morte, però, non sono mai state del tutto chiarite e un magistrato della Procura di Melfi, Renato Arminio, sta cercando da un anno, insieme ai carabinieri, di sbrogliare quello che sembrava un semplice incidente sul lavoro e che si è rivelato, invece, uno strano e complicato caso di «omicidio colposo». È questa l’ipotesi. «Ma è stata una tragica fatalità? Oppure c’è stata negligenza da parte di qualcuno?», si chiedono i parenti di Giuseppe. Al momento i responsabili non sono stati pienamente individuati. Ecco la toccante lettera che Antonio Vito Del Buono, padre di Giuseppe, ha scritto alla Gazzetta.
Spero vivamente che queste parole giungano a chi di dovere, a chi dovrebbe garantire giustizia. Ognuno di noi spera che un figlio possa vivere più a lungo di un genitore, soprattutto quando quel figlio ha soli 23 anni, quando ha ancora molto da costruire e da raccontare. Io, Antonio Vito Del Buono, di figli ne avevo tre. Sì, «avevo», perché uno di loro, Peppe, da un anno ormai non c’è più.
È passato un anno, ho perso mio figlio e non so ancora come. Il mio è un appello di un onesto cittadino che chiede alla magistratura di fare i giusti e dovuti accertamenti; è un appello disperato di un padre distrutto dal dolore che vuole la verità, e al quale viene negata ma che nonostante tutto continua a lottare ogni giorno; è l’appello di un padre che non si dà pace, non si dà pace quando pensa a tutte le parole non dette, pensando di avere tempo, un tempo, però che ci è stato tolto, strappato da un destino avverso.
È l’appello di un uomo che giorno dopo giorno vede la propria moglie chiudersi nel suo dolore senza riuscire a confortarla; è l’appello di un figlio che ha visto morire il proprio di padre per la grave perdita.
È passato un anno da quando, quel lo che per la magistratura è stato un incidente, una semplice fatalità, ci ha portato via la vita.
Cos’è successo quel 23 gennaio non lo so ancora, ed al dolore immenso per la perdita di Peppe, si aggiunge il pensiero di incontrare ogni giorno persone che potrebbero essere coinvolte o che comunque non dicono tutta la verità.
È mai possibile che a un anno esatto dalla tragedia non conosco ancora la dinamica dei fatti?
E non solo, sono tanti gli interrogativi a cui nessuno riesce a darmi delle risposte: a che punto sono le indagini? (Sempre che ci siano delle indagini in corso, neppure di questo sono a conoscenza).
Chi ha tagliato quella quercia? Perché delle persone presenti c’è un solo indagato?
È stata fatta una perizia? Perché si continua a parlare di incidente quando è omicidio colposo, data la mancanza di dispositivi di sicurezza?
Come faccio a credere al racconto dei presenti sulla dinamica (ovvero mio figlio sarebbe morto per trauma cranico provocato dalla caduta della quercia) quando gli stessi presenti hanno fornito versioni contrastanti e quando il povero Peppe è stato trovato lontano dalla quercia? È impossibile.
Per un padre è impossibile. Chi mi dice che il trauma cranico è stato provocato dall’albero se l’autopsia non è stata neppure richiesta?
La vita di mio figlio valeva così poco? Lo stesso dolore di un padre e di una madre che perdono un figlio così giovane non vale nulla?
Vogliamo solo sapere cosa è successo quel giorno, se ci sono colpe o colpevoli, lo dobbiamo a Peppe.
Mio figlio non me lo ridarà nessuno, lo so, ma spero che la magistratura possa ridare a me e la mia famiglia un pò di serenità, per poter continuare a vivere, fornendoci quelle risposte attese ormai da troppo tempo.
Antonio Vito Del Buono
da La gazzetta del mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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