A caccia di storie e di talenti: Marcello, ritrattista in guardiola
21/01/2012
A volte una storia, un segreto, un talento, si nasconde nei luoghi o posti più impensati. Quella che vi racconto è la segreta storia di un talento. Mi ci sono imbattuto per caso in un pomeriggio di tanti mesi fa. Se ne scrivo solo oggi è perché finalmente, forse, il protagonista si è deciso ad autorizzarmi a palarne. E dico forse, perché non è detto che sino alla fine, Marcello, questo il suo nome, non ritorni sulla decisione. Ecco cosa ho scoperto e come. Marcello è Guardia Giurata e presta servizio presso il parcheggio della giunta regionale di Basilicata. Dal suo gabbiotto regola gli accesi attraverso le varie sbarre. Un compito che svolge col massimo impegno. L’unica distrazione che si permette, -solo quando ormai non c’è più il via vai di chi si reca in ufficio- coincide con una delle sue passioni: il disegno. In realtà Marcello in servizio non disegna. "Faccio degli scarabocchi -dice- come chiunque si trovi, tra una cosa e l’altra, ad avere sottomano un foglio e una penna. Abbozzo i lineamenti di qualcuno che poi a casa completo".
Veniamo alla scoperta. Quel pomeriggio gli chiesi un foglio. Ne staccò uno dal taccuino e me lo porse. Marcello m’invitava a prenderlo ma io ero rimasto rapito da quanto magicamente era comparso sulla pagina sottostante: un volto di donna che mi ricordava qualcuno. "Tanto stupore per uno scarabocchio", ripeteva vedendomi assorto. Non ho ancora scoperto di chi si tratti. Lui ricorda di averla trovata su di una rivista e cominciato a disegnarla. Volli capire di più di quella sua facilità nel riprodurre volti. Fu così che cominciai a perseguitarlo affinché mi mostrasse il resto della sua produzione. "Ma quale produzione -disse- a casa ho giusto qualche disegno fatto tanti anni fa: un ritratto di mio figlio, di mia moglie, il mio stesso, Padre Pio. Tutti disegnati tanti anni fa. Ora è da tempo che non mi applico, faccio giusto qualche scarabocchio al volo. Mi basta avere una foto, magari un primo piano e lo riproduco a penna". Mostratimi gli altri se n’è subito pentito perché sono diventato per lui un incubo. In sostanza gli ho proposto di intensificare l’attività. Lui l’ha fatto ma sin da subito mi ha avvertito: "Togliti dalla mente l’idea di parlarne in un tuo articolo".
Per un po’ l’ho assecondato, finché una mattina è passato un signore e ho visto gli occhi di Marcello illuminarsi. "Questo mi piacerebbe ritrarlo, -ha detto-, se solo avessi una sua foto!". Io ho lasciato Marcello e inseguito quella persona alla quale ho chiesto di dedicarmi un minuto. Insieme siamo tornati da Marcello. "Fammi pure foto e disegno gli ha detto. Se ti serve anche il nome: sono Giuseppe Marchese di Potenza, classe '37". Dopo non molto il volto di Giuseppe è comparso sul foglio. E’ stato allora che l’ho convinto a rendere pubblici i suoi scarabocchi. Marcello ha anche un’altra passione, la musica. Ed è lui a eseguire, alla chitarra, il brano di Stefan Grossman che fa da sottofondo alle immagini.
E infine, per lui, una sorpresa. I suoi scarabocchi, che di volta in volta mi consegnava, li avevo mostrati a un’artista di cui per qualche giorno ho incrociato il cammino. Si tratta di Claudio Iaccarino.
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldi di don Marcello Cozzi
Parlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua