Una drammatica eccezione. Il comportamento, inspiegabile e assurdo, del comandante Schettino sulla Costa Concordia. Ma , accanto a questo, ci sono storie, di uomini e donne, chiamate, per il ruolo che ricoprono, a salvarle, le vite. E i lucani quasi mai sfuggono alla chiamata. Come Giancarlo Carioscia, che molti, per la verità, conoscono già. E’ il poliziotto pisticcese l’uomo ritratto in una delle foto simbolo della tragedia della Concordia, con il bambino in braccio protetto dalla coperta. Carioscia è in polizia da anni, a Firenze da tredici, da quando è partito da Pisticci, superato il concorso. Ma lui non vuole essere chiamato eroe. E’ uno che ha fatto il suo dovere, come tanti altri, per aiutare le migliaia di persone, uomini, donne, bambini e disabili, destati dalla serenità di una vacanza per mare e, forse, dall’inadeguatezza di chi avrebbe dovuto guidarli. All'ottavo della mobile fiorentina, il reparto guidato dal dottor Azzarone, prestano servizio anche Enzo Tito, partito da Anzi, e Antonio Camaldo, originario di Lagonegro. I Lucani Altrove raccontati da Renato Cantore, che diventano il simbolo dell’Italia buona, solidale, onesta e rispettosa del ruolo che ricopre. Come i lucani “angeli del fango” dopo l’alluvione di Firenze, o quelli delle tendopoli in Abruzzo. Non eroi, forse, ma bandiera di fierezza, quello si.
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foto: la repubblica.it
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