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Si è spento nella sua casa alle porte di Parigi Marino di Teana

1/01/2012



Nella sua casa di Périgny-sur-Yerres, a pochi chilometri da Parigi, si è spento a 91 anni, dopo una lunga malattia, Marino di Teana, artista, scultore, poeta, filosofo urbanista e pittore. Un uomo che è difficile inserire in un ruolo ben preciso: una grande amante e conoscitore della vita, si potrebbe dire, conosciuto in tutto il mondo, Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere in Francia, Accademico a Buenos Aires, che ha meritato benemerenze, medaglie e premi in diverse parti del mondo e ha rappresentato l’Italia in Europa, in Asia e in America.
La sua arte figura su diverse enciclopedie in Francia, Germania, Italia. Su di lui sono state scritte monografie in francese, inglese, tedesco, spagnolo, italiano.
Le sue sculture monumentali costellano il territorio di Francia, Germania e Italia.
A darne per primo la notizia è il suo biografo e amico personale, Giovanni Percoco. “Ha fatto appena in tempo- dice Percoco- a dire buongiorno al nuovo anno e poco dopo mezzogiorno si è incamminato per le vie del suo Universo Plasmatico Elettro-liquido Trasparente per rigenerarsi secondo la sua visione filosofico-scientifica del Cosmo”. Giovanni Percoco ricorda commosso il primo incontro con Marino.
“Quando ci siamo incontrati nel 1968 - dice Percoco- avevo pensato all’inizio che lui fosse un operaio, forse un muratore, emigrato come tanti altri che proprio in quegli anni espatriavano in Francia, in Germania e in Svizzera in cerca di lavoro. Quell’espressione latina, però, subito allontanò dalla mia mente la figura del muratore e rimasi incuriosito e confuso, mentre mi arrovellavo il cervello per sapere chi fosse quell’uomo. Arriviamo alla Collegiata Insigne di San Tommaso Apostolo sulla vetta di Chiaromonte. Entriamo. Lo stile rigido e austero di quella Chiesa lo attirava. Ad un tratto il suo sguardo si spinse verso il prospetto dell’organo di quella Chiesa e mi dice: “Come vorrei ascoltare quell’organo. Ma chi può suonarlo?” io gli risposi di non preoccuparsi e, preso lo spartito della Toccata II per l’Elevazione di G. Frescobaldi, eseguii all’organo quella melodia. Con la coda dell’occhio sbirciai Marino che si era raccolto in un angolo con le mani sul volto. Sembrava estasiato. Terminata l’esecuzione, si avvicinò alla consolle e mi ringraziò e subito cominciò a parlare della musica rinascimentale e di quella barocca, citando i nomi di molti musicisti. Ed io ero frastornato ancora di più, perché non sapevo di fronte a chi mi trovavo.
Usciti dalla Chiesa mi invitò ad osservare quel paesaggio che mille volte avevo visto, ma mai guardato. Poi percorrendo la strada che dalla Collegiata porta a casa mia, cominciò a parlare dello Spazio, dell’energia cosmica. E io finalmente avevo compreso che mi trovavo di fronte ad un uomo straordinario. Da quel momento non ci siamo mai separati”.




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