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Orecchino e capelli lunghi, liceale espulso a Potenza

21/12/2011



«Levati quegli orecchini», ordina il preside allo studente che si era recato da lui per una giustifica. E il ragazzo che chiede «perché». E se la cosa (orecchini, capelli lunghi, jeans alla moda) sia «espressamente vietata dal regolamento scolastico». Il preside, che si sente offeso dalla «resistenza », del ragazzo lo caccia fuori dal suo ufficio: «Sei espulso». Per dovere di cronaca, bisogna dire che il dirigente scolastico chiamato in causa, il professor Angelo Raffaele Telesca, all’invito a una replica, ha risposto alla «Gazzetta» che si tratta di «una invenzione». Che «non è mai accaduto nulla» e che la vicenda nasce dalla «volontà di strumentalizzazione della famiglia e di qualcun altro».

LO SCONTRO - Sono i genitori dello studente (che non ha ancora 18 anni ma per il quale chiedono espressamente, e con il consenso dell’interessato, di rendere noti nome e cognome) a ricapitolare il racconto del figlio nella nota inviata al Dirigente dell'Ufficio scolastico regionale: «Sei una vergogna per questa scuola. Questa scuola non ti vuole, sei espulso. Non sai stare in società, hai problemi psicologici, ti serve aiuto, ci attiveremo per aiutarti. Hai infranto le regole scritte di questa scuola».

ESPULSO - La conclusione del preside contro «l'arroganza» del ragazzo: «Sei espulso con effetto immediato. Tu fai l'ultimo anno, ci sono gli esami di Stato, vero? Ne pagherai le conseguenze». E rivolgendosi ai presenti concludeva: «Attenzione a tutti, è un elemento pericoloso. Questa scuola non ti vuole, sei espulso dalla mia scuola, vai via».
La storia comincia la mattina del 29 ottobre scorso. E poi prosegue con ulteriori capitoli il 3 e il 5 novembre successivi. Teatro è il liceo Pier Paolo Pasolini di Potenza. Va avanti fra incomprensioni, scontri, intervento della polizia, lettere all'amministrazione scolastica, impossibilità (perché impediti, sostengono loro) dei genitori di poter avere copia dell'ammonizione scritta, a firma del dirigente scolastico, con le relative motivazioni a carico dello studente; i riferimenti dei componenti dell'organo di garanzia dell'istituto; i nominativi dei rappresentanti della componente genitoriale della rappresentanza scolastica; gli orari di ricevimento dei docenti della quinta C, classe frequentata da Stefano. Protagonisti, con lo studente Stefano Lorusso, il dirigente scolastico Angelo Raffaele Telesca, e poi i genitori e la zia dello studente, Giovanni Sergio Lorusso, Mariangela Salvatore e Graziella Salvatore.

IL RACCONTO DELLA FAMIGLIA - La ricapitolazione della famiglia non si ferma ai primi concitati momenti, quando il preside ha ordinato l'espulsione immediata di Stefano: «Nostro figlio esce dall'ufficio del preside, accompagnato sempre dal collaboratore scolastico, spaventato, intimorito, frastornato e umiliato. Non sapeva cosa fare. Non aveva con sé il cellulare per chiamarci. Nè il dirigente Telesca, trovandosi davanti a un minore, ha ritenuto di chiamare noi genitori, venendo meno al suo dovere di educatore. Ma soprattutto violando la legge e anche il regolamento della sua stessa scuola. In quei momenti di disorientamento, nostro figlio incontra la sua docente di italiano la quale si preoccupa e si occupa di nostro figlio impedendogli di uscire dalla scuola. Preoccupandosi di trattenere il ragazzo e di farlo rientrare in classe. Ha cercato di mediare con il dirigente. Lo stesso ha confermato che il motivo della espulsione di nostro figlio dalla scuola è stata “causata dagli orecchini e dall'arroganza del ragazzo”».

LA DOCENTE - La docente fa presente al preside che Stefano Lorusso è sempre stato un allievo educato, intelligente e che non ha mai dato problemi (cosa peraltro confermata solo pochi giorni prima, il 28 ottobre, ai Lorusso durante le udienze scolastiche). La stessa prof ha invitato il ragazzo a chiedere scusa al preside per chiudere lì quella vicenda. E Stefano Lorusso si affida alla sua insegnante: rientra nell'ufficio del dirigente scolastico, si toglie gli orecchini, chiede scusa. A questo punto il dirigente permette al ragazzo di tornare in classe, ma lo ammonisce comunque formalmente sul registro di classe. Pare gli contestasse molteplici violazioni dei regolamenti. E l'atteggiamento arrogante tenuto con docenti e capo d'istituto.

I GENITORI A SCUOLA - Venuti a conoscenza dei fatti i genitori di Stefano, alla ripresa delle lezioni, il 3 novembre, seppur non convocati dal preside, si recano a scuola per chiedere chiarimenti e capire che cosa fosse accaduto. Il preside prima nega di aver «cacciato» il ragazzo minore dalla scuola. Ribadisce comunque, nei confronti del ragazzo, l'accusa di arroganza. Poi, lo stesso dirigente ordina ai Lorusso di andare via dalla sua scuola. Con un consiglio: «quello di iscrivere nostro figlio in un altro liceo. Inoltre, ci impedisce di parlare con i docenti di nostro figlio e di verificare con loro l'accaduto. Intima inoltre a docenti e personale di non parlare con noi e rifiuta di informarci sull'orario di ricevimento dei professori». I Lorusso inoltrano formale richiesta di poter conferire con i docenti, mentre la zia di Stefano chiedeva un intervento dell'Ufficio scolastico regionale. Inutilmente.

LA ZIA A SCUOLA - Il 5 novembre alla scuola, con delega dei genitori di Stefano, si reca Graziella Salvatore, la zia. Chiede informazioni sugli orari di ricevimento al direttore amministrativo della scuola che protocolla la richiesta ma non fornisce alcuna notizia. Non riesce a trovare l’indicazione degli orari di ricevimento neppure in bacheca. Entra in scena a questo punto il dirigente scolastico che, dopo aver rifiutato di stringere la mano alla signora, le intima di non oltrepassare la soglia («sarebbe violazione di domicilio»), si rifiuta anche stavolta di fornire qualsiasi informazione, minaccia la donna di «querela per diffamazione» continuando a intimare a docenti e personale di non parlare con la Salvatore. Infine – dicono i Lorusso – «nella concitazione, prende per un braccio la signora e la spinge verso la porta».

LA POLIZIA A SCUOLA - Graziella Salvatore allora chiede l'intervento della Polizia. Dopo qualche ora di attesa, con telefonate al dirigente scolastico (che ha fornito la sua versione alla Questura, versione ovviamente diversa da quella della famiglia di Stefano), la Polizia arriva al liceo procedendo con i rilievi del caso. Intanto i genitori hanno contestualmente chiesto l’intervento dell’Ufficio scolastico sui fatti denunciati. Attualmente risultano essere in corso gli accertamenti

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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