"Il signore dei presepi" è un pensionato di Chiaromonte
20/12/2011
Nel caso in cui qualcuno non riesca ad immaginare cosa voglia poter dire trovarsi in un’atmosfera natalizia, lo invitiamo a visitare la casa del signor Giuseppe Sergio, pensionato di Chiaromonte, che ha fatto di una sua personale passione, un’occasione di meraviglia per tutti coloro i quali hanno l’opportunità e la fortuna di entrare nella sua abitazione. Il signor Giuseppe, ex impiegato comunale, uomo di fede molto devoto, ha la passione per l’artigianato artistico; specializzato, negli anni, nella realizzazione di presepi. “E’ una passione che ho da sempre- dice- ma prima abitavo in una casa più piccola e non aveva molto spazio per i miei presepi”. Eh già, perché di spazio, per le “opere” del signor Giuseppe, ne occorre davvero tanto. E’ un po’ come se fosse la sua casa ad essere costruita attorno ai presepi. Tanti, innumerevoli; grandi e piccoli, tradizionali e fantasiosi, nel giardino e nella sala da pranzo, in cucina, all’interno di anfore, di nicchie e, addirittura, nelle carcasse di vecchi televisori. Prima di farci entrare nella sua casa il signor Giuseppe fa un cenno alla moglie, che prontamente aziona la corrente elettrica e tutto si accende: le luci ad intermittenza, molte delle quali ideate nella forma dallo stesso Giuseppe, si accendono al ritmo della zampogna natalizia, rigorosamente colonna sonora diffusa in tutta la casa, sfondo musicale di ogni presepe. Davanti alla porta dell’abitazione ne vediamo uno: si trova all’interno di una struttura a cono, realizzata da questo artigiano del focolare; riprende la forma di un trullo pugliese e, a guardare bene, di piccoli trulli se ne vedono anche tanti altri. Appena varchiamo la soglia di casa, nel disimpegno c’è un’anfora che si apre sulla natività. Ma è il salone l’apoteosi dell’atmosfera natalizia: sulla sinistra c’è un tendaggio, sfondo azzurro, cielo stellato; fa da volta celeste al presepe che occupa qualche metro nella sala da pranzo, circondato da angeli e campane. Sembra un piccolo spazio scenico, dove il palcoscenico è occupato da piccole case, pecore, pastori, ponticelli di legno e massaie indaffarate. La bellezza di questi manufatti non sta nella precisione, ma nella ricerca dei particolari in una spirituale quotidianità. E, allora, poco importa se i personaggi non rispettano la scala e la prospettiva o se, tra santi, pastori e madonne, capita di trovare anche la Guardia Reale d’Inghilterra. Più a destra c’è un altro presepe: vediamo ancora un trullo, questa volta realizzato con un imbuto rovesciato. Un allestimento da “museo”, quello del signor Giuseppe, che, come spiega lui stesso, “comincio a preparare dal mese di ottobre”. Come appaia la sua casa dopo il 6 gennaio e come faccia, dopo l’Epifania, a smontare tutto, non riusciamo a capirlo.
“Conservo tutto qui dentro” ci spiega, portandoci verso il suo laboratorio dove, neanche a dirlo, troviamo un altro presepe. “Questo lo lascio qui- spiega- e a volte lo dimentico. Poi me ne ricordo e vengo ad accenderlo, anche quando qui non c’è nessuno”. Nel giardino della sua casa ci sono altri due presepi, uno in una nicchia (“questo- dice- resta qui tutto l’anno”), l’altro, più all’aperto, circondato dalle luci e dalla stella di Natale. Che fa perfettamente da cornice ad un altro presepe, che il signor Giuseppe ammira dalla sua casa: il suo paese, Chiaromonte, illuminato. E come è scritto altrove, davvero “nulla è più crudele che l’essere ciechi in questa casa”.
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldi di don Marcello Cozzi
Parlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua