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Potenza, lascia al gatto tutta l'eredità

10/12/2011



Due anni fa i suoi legali diffusero la notizia che la ricchissima Maria Antonia C. da Maschito aveva firmato un testamento milionario, in euro, a favore del suo «unico erede»: Tommasino, nero pezzato, quattro zampe e lunghi baffi. Ieri pare che Tommasino sia diventato il gatto più ricco d’Italia. «Il testamento è diventato operativo a tutti gli effetti di legge», spiega l’avvocato Anna Orecchioni. La signora Maria Antonia C., classe 1917, è morta un paio di settimane fa a Roma, dove, a dire dei suoi legali (l’avvocato Orecchioni rappresentava la signora insieme ai colleghi Marco Angelozzi e Giacinto Canzona), si era trasferita da moltissimi anni.

Gli avvocati precisano che la signora Maria Antonia era completamente sola: «Nessun parente», ripetono ai cronisti. E il cognome della donna? «Sa, la privacy», dicono gli avvocati. Ma la notizia puzza di bufala. A Maschito nessuno sa della ricchissima anziana deceduta. E non ci si può accontentare di ciò che sostengono tre avvocati in un comunicato. I documenti? In pochi minuti arriva una mail in redazione. C’è il «testamento olografo» con le opportune cancellature. E dal certificato di residenza, rilasciato dal Comune di Roma, risulta che la signora Maria Antonia C. è nata nel 1917 a Maschito. Se si tratta di una bufala questa volta è davvero ben orchestrata.

Che Tommasino sia diventato davvero il gatto più ricco d’Italia? Il singolare testamento, registrato nell’ottobre del 2009, «regala» a Tommasino una villa all’Olgiata, due appartamenti a Roma e Milano, diversi conti correnti bancari e alcuni terreni in Calabria per un valore stimato complessivamente nell’ordine dei 10milioni di euro.

Una storia a cui è difficile credere. Nonostante i documenti esibiti.

Nel testamento olografo - del quale erano stati nominati esecutori testamentari i tre avvocati - era stato istituito «un legato» a favore della persona, fisica o giuridica, o dell’associazione animalista che sarebbe stata individuata dagli esecutori testamentari e che sarebbe divenuta erede dell’ingente patrimonio con il perentorio onere di occuparsi del gatto e, soprattutto, degli altri animali abbandonati. «Nell’ultimo anno - spiega l’avvocato Orecchioni - ci sono arrivate da tutta Italia centinaia di richieste di possibili “candidati” al ruolo ma molte delle offerte ci sono parse “sospette”, fatte a nome di improbabili associazioni, e questo ci ha costretto a un lungo e scrupoloso lavoro di verifica». Alla fine, lo scorso mese di maggio, la scelta è caduta su Stefania C., 48 anni, romana, l’infermiera professionale che si è presa amorevolmente cura dell’anziana donna fino alla fine.

«Con la signora - ricorda Orecchioni - l’infermiera condivideva l’amore per cani e gatti: ne ospita parecchi nella sua casa fuori città. Ed è certamente la persona più adatta a interpretare al meglio le volontà della sua assistita». Sempre che non si tratti di una bufala.


Fabio Amendolara
la gazzetta del mezzogiorno



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