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«Crisi ed anziani», tra debiti e sacrifici

6/12/2011



Si indebitano per tirare avanti. Per riuscire a pagare le bollette. Ma molto spesso per aiutare i figli in difficoltà. Gli ultrasessantenni dell'area Nord lucana si rivolgono sempre di più alle finanziarie, chiedendo somme che arrivano anche a ventimila euro. È un fenomeno, che in anni di crisi sta interessando soprattutto i pensionati. E che è particolarmente accentuato in Basilicata, e nello specifico nel Vulture Melfese. Le agenzie che si occupano di mediazione creditizia crescono a vista d'occhio. Perché allo stesso tempo aumenta la domanda di credito da parte dei cittadini dell'area Nord lucana.

«In effetti è proprio così», conferma un agente in attività finanziaria che opera nel territorio di Lavello. «Sono tanti - prosegue - i pensionati che vengono da noi per ottenere un prestito. I casi sono differenti. A volte si chiedono soldi per comprare una macchina. Altre volte per il matrimonio dei propri figli, per finire dei lavori in edilizia o per sostenere spese in agricoltura. In media le richieste vanno dai cinquemila ai ventimila euro. Nella maggior parte dei casi - sottolinea - non siamo però di fronte a situazioni di sopravvivenza. I soldi per andare avanti ci sono, le pensioni con qualche sacrificio possono bastare. Ma si cerca spesso di aiutare i figli, che in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, sono frequentemente in difficoltà».

Il mediatore finanziario ci ha messo in contatto con due pensionate lavellesi. Prima di parlare con noi - e spiegarci il motivo per cui si sono rivolte ad una finanziaria - le due donne ci hanno chiesto di mantenere l'anonimato. La prima doveva completare una recinzione per i terreni agricoli, che gestisce insieme al figlio. «Ci servivano quindicimila euro - racconta - ma non avevamo la somma a disposizione. I lavori purtroppo erano necessari. Mio figlio era in difficoltà. Non sapevamo come fare, e quindi abbiamo pensato di rivolgerci alla finanziaria. Adesso - conclude - speriamo soltanto di estinguere il debito al più presto».

La motivazione che ha spinto un'ex impiegata a rivolgersi ad una finanziaria è ben più seria. «Purtroppo - spiega la donna - mio marito aveva contratto molti debiti. Avevamo bisogno di soldi, e quindi mi sono vista costretta a chiedere ventimila euro».

«In realtà - dice ancora il mediatore creditizio - ci sono pensionati che hanno bisogno di cifre più basse. Le motivazioni sono sempre diverse. Si è rivolto da noi un anziano al quale servivano cinquemila euro per far fronte ai problemi economici del figlio. Ad un altro pensionato occorrevano ventimila euro per aiutare la figlia ad aprire un'attività commerciale. La stessa somma è stata chiesta da un uomo per tamponare il cattivo investimento fatto da uno suo parente stretto. Ma c'è anche - prosegue - chi chiede soldi per problemi di salute, per andarsi a curare in un'altra regione, per le spese di degenza. Una donna è venuta da noi per aiutare la figlia, che doveva ricoverarsi, e stare lontana per un lungo periodo».

Non tutte le richieste di denaro, però, vengono evase. «In effetti - sottolinea il mediatore creditizio - alcune situazioni possono creare difficoltà operative per le nostre agenzie. Ci sono ad esempio limiti di età, che possono creare problemi. Dipende anche dal soggetto che si rivolge a noi: se il potenziale cliente, ad esempio, ha già richiesto troppi finanziamenti negli ultimi anni, la pratica potrebbe fermarsi. Avviene lo stesso se non è possibile applicare la cessione del quinto dello stipendio. Ma non si prestano soldi - conclude - nemmeno alle persone che sono risultate essere, in passato, cattive pagatrici».

Francesco Russo

Senisese: si vive bene, ma senza "sfizi"

- Chissà quali saranno i discorsi dopo la manovra “lacrime e sangue” appena varata, che tocca soprattutto il sistema previdenziale; chissà come reagiranno, d’ora in avanti, gli insigni rappresentanti di quello che molti frequentatori chiamano scherzosamente il “Senato di Senise”. E’ il punto di incontro dei pensionati di Senise, tra le panchine e la fontana di Largo San Biagio. Li troviamo lì, a chiacchierare del più e del meno. Troviamo gli ex operai, i braccianti, gli impiegati comunali. E se si parla di pensione, alzano le spalle, scuotono la testa e raccontano la loro condizione. I riferimenti generali sono sempre negativi. Poi, quando si scende nel particolare della loro situazione, si capisce come, pur arrangiandosi, anche le pensioni normali fanno vivere bene. E le storie di pensionati costretti ai debiti o, addirittura, a spacciare droga per campare, sono molto lontane. Lo sono, ad esempio, per il signor Alessandro Anzilotta, ex vigile urbano, 80 anni il prossimo febbraio, oggi con una pensione di 800 euro al mese. “Vivo in un paese come Senise- dice- senza pretese, non vivo male ma non si può, come si dice, andare fuori strada. Il costo della vita nei piccoli paesi non è alto ma ci sono i costi fissi, le bollette, il canone, le spese quotidiane”. Il segreto? “Non avere vizi” dice Giuseppe Lauria, ex bidello, prima ancora aveva lavorato per molti anni presso l’ex Motel Senise. Ora ha 1181 euro di pensione. “Non viviamo male- spiega- ma stiamo attenti anche a mettere qualcosa da parte. Ogni mese occorre regolarsi. I prezzi lievitano, certo, al ristorante non si va mai, ma è anche importante poter mettere da parte i soldi per i figli. Perché l’euro è un’ottima cosa, ma andava pensato meglio. Chi ha una famiglia, moglie e figli, a carico oppure no, non può andare oltre. Ci si arrangia ma male non si sta”.
E aggiungono: “a Senise”.
Michele Petruccelli, 80 anni tondi tondi, ex operaio impegnato anche negli storici cantieri della diga di Montecotugno, è la voce fuori dal coro. Ha un pensione bassa, appena 550 euro al mese. “Non riesco a mettere nulla da parte alla fine del mese- racconta- non mi concedo nessun tipo di sfizio. Forse, qualche volta, gioco un schedina, giusto per tentare la fortuna. Ma nulla più”.
Anche in questo caso le scelte estreme sono lontane. Ma, in certi ambienti, è un’altra storia. “Qui c’è la famiglia- dice- i figli e, se abbiamo bisogno, l’aiuto c’è sempre.
Vincenzo Abalsamo, 70 anni, lavorava nell’edilizia, 1.300 euro di pensione. Cosa pensa di chi è costretto a rubare o indebitarsi? “Per forza- dice- chi ha una pensione bassa deve pur sopravvivere. I costi sono tanti”. IL signor Abalsamo, che paga regolarmente anche l’assicurazione per il suo trattore, perché la campagna è la sua passione, se la prende con l’euro, che ha fatto lievitare prezzi m non retribuzioni.
Sembrano tutti consapevoli, un po’ rassegnati ma, comunque sereni. E non nascondono un sorriso un po’ beffardo nei confronti di chi chiede di raccontare la loro storia. Perché, dopotutto, un segnale di comprensione verso chi li intervista, lo mostrano tutti. “Per noi è difficile -dicono- ma voi giovani chissà se la pensione l’avrete mai”.


Mariapaola Vergallito



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