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| Dissesto: dopo i casi nazionali uno sguardo al locale. Il caso Terranova |
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30/11/2011 |
| Mura diroccate, terreni divelti, alberi sradicati, ponti abbattuti, case rovinate, masserizie travolte e animali annegati. Sono queste le terribili immagini che poche settimane fa hanno raccontato la drammaticità e l’orrore provocato dall’ultima alluvione che ha visto coinvolti i territori del genovese, delle Cinque Terre e, in ultimo, la Sicilia. La natura per l’ennesima volta si ribella, lasciando sul campo morte, distruzione e disperazione. Davanti a queste immagini inquietanti (spesso coadiuvate ad una giustificabile dietrologia che parla di “catastrofe annunciata”) sarebbe opportuno chiedersi: qual è la condizione idro-geologica del nostro territorio?. E soprattutto quali sono le misure preventive attuate al fine di evitare il peggio?Dagli studi di alcuni esperti, almeno per quanto riguarda il territorio della Val Sarmento, sembrerebbe che la situazione sia piuttosto preoccupante.
Erano i primordi del lontano 1900 quando il geografo Roberto Almagià giungendo a Terranova per una dei suoi studi sul territorio del Pollino, appuntò sul proprio taccuino: “ Tutti in sfacelo sono i fianchi dei monti... donde traggono origine i torrentelli che alimentano il Sarmento. In mezzo alle frane siede Terranova stessa...”. E’ passato ormai un secolo d’allora e numerosi motti franosi hanno modellato il territorio del Pollino, modificando, spesso in modo irreversibile, il suolo e soprattutto provocando non pochi problemi e disguidi di ordine pubblico. “I grandi fenomeni franosi presenti sul nostro territorio” – spiega in una sua attenta relazione tecnica di qualche tempo fa il geologo Salvatore Martorano – “rappresentano i segni più appariscenti della dinamica terrestre volti al raggiungimento di un equilibrio naturale e pertanto non possono essere completamente arrestati. E’ indispensabile però salvaguardare il territorio attraverso adeguati interventi di difesa del suolo. Il territorio, infatti, rappresenta per la popolazione locale l’unica risorsa naturale disponibile per conseguire un possibile sviluppo sostenibile”. Oltre ai numerosi e perniciosi dissesti che Terranova annovera all’interno del perimetro comunale ( con le frane che interessano Timpa Calvario, l’area di Lago Fornace, Cinto, Iazzo della Spina , Carolanza ecc.), la situazione sembra rivelarsi sempre più grave se si parla di viabilità. Basti pensare che la frazione “Casa del Conte”( quella che presenta il maggior numero di residenti tra tutte le frazioni, nonché sbocco turistico principale per raggiungere il Pollino) , a causa della frana che qualche anno fa ha quasi distrutto l’unica arteria di collegamento con il centro abitato, rischia di restare completamente isolata. Altrettanto problematica è la condizione della Provinciale 92, di cui abbiamo più volte parlato, e che sembra inevitabilmente cedere ogni giorno di più, suscitando un grande timore negli abitanti di Terranova. Nonostante le numerose sollecitazioni dei cittadini e le ormai consuete rassicurazioni politiche, qui sembra tutto statico. - “L’inverno è alle porte è ancora siamo in queste condizioni!”- dichiarano, inviperiti, i rappresentanti del comitato promotore della petizione popolare inviata tempo fa alle istituzioni. La provincia di Potenza, dal canto suo, ha promesso, pochi mesi fa, un piccolo intervento ( per un finanziamento di 200.000 euro) volto a migliorare leggermente lo status quo , anche se la risposta più rassicurante si spera arrivi dalla Regione Basilicata, che dovrebbe dare il proprio assenso al progetto “Sarmentana”, ripresentato, con tutti i pareri favorevoli, dopo che era stato, alcuni anni fa, definanziato dal CIPE. La situazione idrogeologica in cui versa il nostro territorio è davvero perniciosa e necessita dunque di un consistente ed immediato intervento. Come fa notare ancora il geologo Martorano: “Occorrono interventi capillari e strategici atti ad eliminare le cause che possono mettere in moto interi versanti. Un piccolo canale potrebbe evitare l’innesco di una grande frana, la rimozione di un masso pericolante potrebbe evitare la distruzione di un’intera casa. Alla base di una sana e attenta gestione del territorio” – continua l’esperto – “ non può esserci che la conoscenza e la prevenzione dei fenomeni naturali che avvengono su di esso. Ciò è da intendersi a lungo termine un intervento altamente produttivo che limita la perdita di risorse, talora di vite umane e di ingenti capitali destinati a sanare le catastrofi naturali”. Come dire: prevenire è sicuramente molto meglio che curare!
Mario Golia
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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