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| Lungo sciame sismico, il Pollino ha paura |
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27/11/2011 |
| La terra continua a tremare alle pendici del Pollino. Altre nove scosse sono state registrate al confine tra la Basilicata e la Calabria. L’ultimo terremoto, di magnitudo 1. 6, è stato registrato alle 16. 57. I comuni più vicini all’epicentro sono stati ancora una volta Mormanno, Laino Borgo e Laino Castello in Calabria e Rotonda in Basilicata. Le scosse non causano danni ma seminano il panico tra la popolazione, tanto che c’è chi pensa addirittura di trascorrere la notte in macchina per paura di una scossa più forte.
La terra si è «risvegliata» circa un anno fa e dal settembre 2010 è stata colpita da 504 terremoti in 14 mesila zona al confine tra Calabria e Basilicata. Complessivamente nei due anni, le scosse sono state 562 di cui quasi la metà (249) negli ultimi due mesi di ottobre e novembre. E questo da l’idea dell’intensificazione dello sciame sismico. Di queste 249 scosse, 222 hanno fatto registrare una magnitudo fino a 1. 9; 21 sono state, invece, di magnitudo compresa tra 2. 0 e 2. 4; 5 di magnitudo tra 2. 5 e 3. 0 e una soltanto di magnitudo superiore a 3.0.
Nella zona del Pollino è in atto una sequenza sismica già da alcuni mesi. Sequenza che è più intensa negli ultimi giorni ed e’ cominciata nel mese di settembre del 2010: da allora sono state localizzate in questa zona oltre 500 scosse, tutte di magnitudo inferiore a 3, tranne una che ha raggiunto magnitudo 3. 6. È stata la scossa più intensa ed è avvenuta alle 15. 12 del 23 novembre, ad appena 6. 3 km di profondità. Il periodo di attività più intensa è stato registrato nel mese di ottobre dell’anno scorso, in seguito le scosse sono diminuite, per tornare ad un nuovo picco nell’aprile scorso quando hanno raggiunto il numero di 36. Poi sono nuovamente diminuite per riprendere ad ottobre, con decine di terremoti inferiori a magnitudo 3. In tutto, i terremoti nel mese di ottobre sono stati 60. Nel mese di novembre l’attività si è intensificata. Le scosse, infatti, hanno raggiunto il numero di 189. È un fenomeno anomalo, rispetto al comportamento osservato in questa zona negli anni passati. Ma è presto per capire che cosa stia accadendo.
«Di sicuro – rilevano gli esperti – questa zona si trova lungo la fascia del territorio italiano più a rischio sismico: quella dell’Appennino Meridionale che attraversa Irpinia, Basilicata e Calabria».
I sismologi non hanno ancora u n’etichetta per quanto sta accadendo nel Pollino: «Di solito i terremoti noti storicamente sono avvenuti più a Nord o più a Sud, ma non sono documentati in questa zona». Un’ipotesi è che l’area del Pollino sia meno pericolosa rispetto a quelle che la circondano, ma al momento è altrettanto fondata l’ipotesi che grandi terremoti possano essere avvenuti in passato, ma che non siano stati documentati. Bisognerebbe scavare le cosiddette «trincee», scavi profondi 2 o 3metri e larghi una decina di metri che permettono di analizzare gli strati del suolo alla ricerca di tracce di terremoti passati.
Non c´è, almeno fino a questo momento, un terremoto principale seguito da repliche di minore intensità, ma si stanno verificando scosse di bassa magnitudo, nella maggior parte dei casi inferiore a 2. 0 con profondità comprese tra 3 e 10 km, concentrati in una ristretta fascia di territorio ad andamento Nord Nord-est - Sud sud-ovest. Si riconoscono due intervalli temporali principali a maggiore concentrazione di eventi: il primo tra settembre e novembre del 2010, con 5 terremoti al giorno in media; il secondo intervallo è quello tuttora in corso, che interessa l´area da fine ottobre 2011, con un numero di terremoti leggermente superiore al primo periodo, ma con magnitudo più o meno simili. Tra questi due intervalli, la sismicità è stata abbastanza continua ma con un numero medio di eventi sensibilmente inferiore. Ad oggi, la Rete sismica nazionale dell´Ingv ha registrato complessivamente circa 560 scosse, la più forte delle quali ha raggiunto magnitudo 3.6 (23 novembre 2011, ore 15:12).
La sequenza è stata avvertita in diversi comuni, tra i quali Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo, nel cosentino, e a una distanza superiore ai 10 chilometri, Aieta, Morano Calabro, Orsomarso, Papasidero, San Basile, Verbicaro, sempre in Calabria, e Castelluccio superiore, Episcopia e Latronico, in Basilicata.L´area del Pollino presenta una elevata pericolosità sismica, in base alla mappa di pericolosità sismica del nostro Paese realizzata dall´Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Pino Perciante
la gazzetta del mezzogiorno
Quattro i paesi più a rischio
Ora il «nemico» lo si conosce meglio grazie agli studi di microzonazione sismica condotti sui comuni lucani dalla Regione e dal Dipartimento di strutture, geotecnica, geologia applicata all’inge - gneria dell’Università di Basilicata. Per oltre 40 comuni vengono fornite le mappe di microzonazione del territorio comunale. Che la Basilicata sia una regione a rischio sismico lo si sapeva. Ma rispetto a prima adesso si conosce nel dettaglio dove il pericolo è maggiore. Per quanto riguarda l’a re a sud, in particolare la zona del Lagonegrese – Pollino, (che è anche quella con il maggior numero di comuni microzonati), il rischio più alto lo corrono i centri abitati, meno pericoli, invece, nelle frazioni, almeno in quelle microzonate.
I centri abitati più a rischio sono quelli di Castelluccio inferiore, Rivello, Maratea e Viggianello dove il coefficiente di amplificazione sismica varia da 1 (coefficiente base) a 1, 4, ossia l’azione sismica aumenta fino al 40 per cento; a Maratea e Viggianello, invece, fino al 30 per cento (1, 3). Nei centri abitati di Castelluccio Superiore, Lagonegro, Lauria, Rotonda, Terranova del Pollino e Trecchina, il coefficiente aumenta fino al 20 per cento (1, 2), mentre in quelli di Carbone, Castelsaraceno, Chiaromonte, San Costantino Albanese, San Severino Lucano e Senise fino al 10 per cento (1, 1).
Infine a Calvera, Cersosimo, Episcopia, Fardella, Francavilla in Sinni, Nemoli, Noepoli, San Chirico Raparo e Teana il coefficiente base di 1 resta invariato nelle varie zone del centro abitato. Nelle frazioni in cui è stata condotta la microzonazione il coefficiente di amplificazione sismica aumenta fino al 20 per cento. In particolare ciò si verifica a Maratea dove sono state microzonate le contrade di Acquafredda, Brefaro, Castrocucco, Cersuta, Massa e Marina. Inoltre sono state microzonate alcune frazioni di Rivello, Lauria, San Severino, Trecchina e Viggianello dove il coefficiente di amplificazione sismica aumenta solo fino al 10 per cento.
La differenza tra una zona a rischio sismico più elevato e una dove invece il pericolo è minore la fa il terreno. Ci sono suoli che per le loro caratteristiche amplificano il rischio di terremoti, altri che lo mitigano. Per evitare pericoli c’è bisogno, nell’area sud come nelle altre zone a rischio, di costruzioni più robuste, in grado di resistere alle sollecitazioni di una sisma. Bisogna cioè rendere il patrimonio edilizio meno vulnerabile di fronte ad un terremoto attraverso la costruzione di strutture antisismiche. Per questa ragione il Cris sta portando avanti alcune attività, tra cui il censimento e la valutazione della vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio privato della regione e il trasferimento dei risultati della ricerca ai professionisti del settore. I risultati degli studi di microzonazione condotti sui comuni lucani sono disponibili sul sito internet del Cris (Centro di competenza regionale per lo studio e il controllo del rischio sismico) di Basilicata: www.crisbasilicata.it.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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