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| AVIS Basilicata per l’integrazione culturale |
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25/11/2011 |
| Giovedì 24 novembre si è conclusa la prima fase di formazione del progetto ‘Solidarietà in rete’ con cui AVIS Basilicata ha vinto il Bando ‘Sostegno a Programmi e Reti di volontariato’ di Fondazione con il Sud. Diviso in due sezioni, il progetto da un lato ha investito in tecnologia - dotando di sistema GPS ognuna della 11 vetture dedicate al trasporto del sangue, degli emoderivati e dei trasporti speciali - dall’altro ha messo in opera una serie di iniziative dedicate ai migranti. Il primo passo in questa direzione è stato istituire un portale web con l’obiettivo di fornire orientamento e informazioni sulla donazione del sangue, sensibilizzando gli immigrati alla logica della donazione in quei territori dove la loro presenza è più forte. E’ stata inoltre pianificata una campagna di comunicazione nelle 4 lingue più diffuse: inglese, arabo, rumeno, francese e un forum virtuale. Infine, a partire dal 20 ottobre e fino al 24 novembre, ventiquattro volontari hanno partecipato a 5 sessioni di formazione della durata di 6 ore ciascuna conseguendo il titolo di ‘Mediatore interculturale’. Diviso in 3 moduli di 10 ore, il corso ha riguardato teoria e tecnica della comunicazione e dell’osservazione relazionale; l’evoluzione dei sistemi relazionali e la fisiologia del conflitto; la mediazione interculturale. Il percorso formativo in sole 30 ore è riuscito a trasferire alcune competenze fondamentali per un mediatore, come la capacità di osservazione, di ascolto e analisi della domanda. Le lezioni sono state tenute da Alessandro Nolé e Margherita Di Lorenzo, psicoterapeuti e mediatori dell’Istituto di Psicoterapia Familiare e Relazionare di Potenza. Provenienti da tutta la regione, i volontari sono arrivati in coppia da Tito, Pescopagano, Palazzo San Gervasio, Bernalda, Marconia, Potenza, Matera, Venosa, Rionero, Bella, Melfi e Scanzano e agiranno sui territori attraverso gli sportelli dedicati alla mediazione, per fornire orientamento e informazioni sulla donazione. L’atto della donazione diventa così per il migrante il primo passo per interagire e integrarsi con in territorio di residenza e per sentirsi parte attiva della comunità di riferimento. |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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