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Lsu Pollino: "reintegrate anche noi, unità in mobilità"

19/11/2011



La questione LSU del Pollino vista dalla parte dei lavoratori: è quello che chiedono le stesse maestranze, ad oggi in mobilità fino al 31 dicembre, che fino ad ora hanno letto la storia della loro condizione lavorativa soltanto attraverso le parole di Istituzioni e sindacati. Loro sono una parte (piccola, ormai, rispetto al punto di partenza) delle quasi 500 unità lavorative tra Basilicata e Calabria che, agli albori del Parco Nazionale del Pollino, furono chiamati a lavorare per la tutela ambientale e la promozione turistica dell’area protetta. Laureati, diplomati e operai, almeno uno in ogni comune del Parco, che, in base a diverse competenze e dopo un corso di formazione, avrebbero dovuto avere mansioni diversificate, si, ma tutte tese a valorizzare il territorio del parco: dalla cura della sentieristica ai punti di informazione. Come Giancarlo, Giuseppe, Filomena e Antonietta, tutti tra Senise, Noepoli e Castronuovo di Sant’Andrea e tutti poco più che trentenni all’epoca del progetto. E come Rosetta Mammoletta, di Senise, con due figli e con la costanza di seguire, in rappresentanza anche degli altri, tutti gli incontri istituzionali e sindacali promossi per il futuro degli LSU. Dei circa 120 lavoratori lucani rimasti dopo anni, nel 2005 con una short list prima e con due bandi di concorso dopo, ne vengono reintegrati poco più che sessanta. Per gli altri comincia il periodo di mobilità e di promesse. Il progetto, ricordiamo, era stato gestito direttamente dall’Ente Parco in collaborazione con i Comuni fino al 2001, poi era stato affidato ad una società esterna che però, invece di gestirlo per i previsti 5 anni, dopo 4 mette tutti in mobilità. Mobilità rimasta tale per circa la metà di loro. “Vogliamo che si faccia un discorso unico per tutti- spiega la signora Mammoletta a nome degli altri- e soprattutto vogliamo che il progetto, perfetto sulla carta, venga di fatto realizzato”. Il riferimento non è inappropriato, perché sembra, come raccontano gli stessi lavoratori, che nei fatti il progetto non sia mai andato nella direzione della valorizzazione ambientale e culturale. “Non abbiamo mai dato alcuna informazione- dicono- mai aperto un museo ed anche ora, la maggiorparte dei lavoratori integrati, si occupa di sentieristica, come i forestali”.
Ed ora, per avere una risposta, c’è la stampa, dopo aver bussato alla porta di sindacati, Ente Parco, Regione e Comuni.

Mariapaola Vergallito



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