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Giustizia lumaca, quando la legge diventa miraggio

18/11/2011



C’è la giustizia «lumaca». Tanto lenta da non arrivare mai al traguardo. Aumenta il numero di reati prescritti in Basilicata, di processi «abortiti» tra rinvii, intoppi burocratici e strategie difensive che guardano alla prescrizione con sempre maggiore interesse. La certezza della pena nel nostro Paese, anche in presenza di fatti eclatanti per i quali tanto inchiostro si consuma sui mezzi di informazione e talk show televisivi, appare inversamente proporzionale alla capacità degli avvocati di «perdere tempo». Perdita a fin di bene, s’intende: laddove gestita con oculatezza, riesce ad evitare la condanna dell’imputato, con la formula: «Assolto per intervenuta prescrizione». Alla fine sono tutti felici e contenti: nuovo giro, nuova corsa. E mentre il malaffare imperversa – soprattutto con riferimento ai reati contro l’ambiente e la pubblica amministrazione – inquinamento, frode fiscale, concussione, corruzione, peculato, malversazione e via dicendo – il meccanismo procedurale e normativo esistente continua a dimostrare un’efficienza senza pari soprattutto a favore della criminalità economica. Una situazione che avrebbe potuto amplificare i suoi effetti sulla scia del cosiddetto «processo breve» previsto da un disegno di legge approvato dalla Camera ma «incagliatosi» al Senato poco prima della caduta del governo nazionale: venne ribattezzata la norma «salva premier» (ormai ex) che consente di anticipare alla fine del 2011 lo stop del processo Mills per decorrenza dei termini.

Sulla scia di quel disegno di legge andavano incontro alla prescrizione una lunga serie di reati. Tra questi, abuso d’ufficio, truffa semplice e aggravata, sfruttamento della prostituzione, corruzione in atti giudiziari, omicidio colposo.

In Basilicata? Giuseppe Postiglione, patron del Potenza calcio, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode in competizione sportiva, sarebbe uscito dal processo, insieme ad altri imputati incensurati. Potevano saltare alcune delle accuse che la Procura contesta ai medici dell’ospedale San Carlo. Molti reati, infatti, risalgono al 2007 e quasi tutti gli indagati sono incensurati. Anche i tecnici imputati di truffa nei confronti di 34 famiglie che avevano investito in cooperative edilizie che poi non sono state costruite avrebbero potuto godere dei benefici del processo breve.

Il nostro Paese, con riferimento ai termini di prescrizione, tratta il problema con particolare generosità (pro-reo), nel senso che fa decorrere il termine dal momento che il fatto si assume commesso fino all’intera durata del processo, comprendendo i due gradi di giudizio e, nella eventualità, anche il ricorso per Cassazione.

In tal modo, stando alle statistiche, ci ritroviamo con una causa civile che dura mediamente oltre sei anni, una penale circa quattro, a cui bisognerà aggiungere un anno per l’eventuale ricorso per Cassazione. A voler leggere il meccanismo in qualche altro Paese, per esempio in Germania, vediamo che dopo la condanna di primo grado, la prescrizione scompare. Negli Stati Uniti d’America, invece, esiste un accorgimento ancora più incisivo: il solo rinvio a giudizio interrompe l’istituto della prescrizione. La conseguenza è che l’85% degli imputati di gravi reati patteggia evitando la lungaggine dei processi e rendendo decisamente più spedita la macchina della giustizia nel restante 15% dei casi.

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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