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| San Giorgio: "salvate le antiche grotte" |
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14/11/2011 |
| Domenico Modugno cantava: «Siamo tre somari, tre somari e tre briganti… solo tre». Il tramonto di un epoca o, quanto meno la speranza? Oppure la caricatura di un mondo che non riesce proprio a cambiare. Quando il potere viene esercitato da pre-potenti (per via di pre-accordi) con le orecchie lunghe, che badano più alla loro mangiatoia e son maestri nel tirare calci a chi s’avvicina e, quelle orecchie, seppure lunghe, sono sorde. Chi ha scritto favole, sa che non ha inventato nulla. I fratelli Grimm si sono ispirati a Boccaccio. Boccaccio a Esopo e lui bah... a San Giorgio Lucano ogni tanto si ritorna a raccontare la favola delle belle Grotte. Faccenda grottesca. La questione resta una ferita aperta. Per coloro che non sono del posto va ricordato che nel piccolo centro lucano, esistono più grotte che abitanti. La vera grande opportunità di sviluppo e autentica connotazione del paesino. Un patrimonio di notevole valore e altrettanto notevolmente degradato. L’identità stessa del sangiorgese é la grotta. Persino la politica si é sempre fatta nelle grotte. Gli accordi di potere, le grandi decisioni avvenivano, avvengono nelle grotte. Nulla per la loro salvaguardia é stato però deciso.
Bizzarro. I Politici non possono disconoscere i luoghi. È pur vero che negli stessi luoghi i sangiorgesi vi allevano porci e galline. La faccenda diventa via via anche storia di politica e di galline. Da tempo se ne denuncia il deturpamento, dovuto al malcostume del privato cittadino, non esonerando gli amministratori da responsabilità per omesso controllo e vigilanza. È accaduto infatti che dalla fine degli anni settanta a tutt’oggi, le contrade a grotta che costituivano suggestivi paesaggi, si siano trasformate in autentiche favelas. Nel 2005 la Soprintendenza su segnalazione, si recava sul posto.
La dottoressa Annunziata Tataranno, responsabile di zona, durante il sopralluogo si rende conto della peculiarità del sito e ne chiede la tutela. Neanche a lei sfugge il degrado dovuto a volumi in calcestruzzo che, ad ogni modo reputa reversibili. Tutto si può fare e disfare. Basta avere le idee chiare. L’amministrazione comunale in quegli anni (2005) avviava interventi urgenti di contenimento su terreni franosi. Si Cementificava ulteriormente, ma legalmente. Si era chiesto di bloccare i lavori in attesa del vincolo perchè si proseguisse poi con direttive nuove a tutela e ripristino della tipicità. Evidentemente hanno vinto altre logiche. La paura di un vincolo per le possibili conseguenze. Semplice questione di coraggio. Politici che evidentemente tengono più a conservarsi in carica che a dare segno di coraggio e responsabilità. Si trattava di prendere coscienza di errori fatti (anche di altri) e di volervi porre rimedio. Si trattava di legare a loro l’avvio di tutela, valorizzazione e trasmissione di un patrimonio alle future generazioni. Si trattava di capire che i luoghi più belli e significativi sono vincolati e posti a tutela. Era manna che scendeva dal cielo.
Eppure quella richiesta di vincolo della Soprintendenza si é arenata sul nascere. Qualcuno l’ha bloccata. Qualcuno che non ama i giovani più di quanto ami il suo seggio. Davvero un giallo. Fatto di scarica barili da un ente all’altro. Chi si é da sempre interessato dell’argomento ha chiesto ogni sorta di documentazione. Gliel’hanno negata. Evidente. Quando hai in mano il Comune, diviene cosa privata. Ti possono finanche dire: «Esci fuori dal Comune». Una sola consapevolezza dovrebbe guidare un politico amministratore: che ha poco tempo a disposizione per fare il bene delle comunità che amministra. Dovrebbe governare consapevole di non essere rieletto. Fare il sindaco non é una professione. È un incarico a termine che ti dà l’elettore. Tanto vale avere coraggio.
La politica per chi non ha le palle stagna le popolazioni e crea distorte consapevolezze di diritti che si trasformano in piccoli favori. Chiudo un occhio e mi assicuro la rielezione. Demagogia al presente in danno futuro. La legalità é inutile ribadirlo dovrebbe essere un garante universale per fare ognuno il suo. Il cittadino da una parte, l’amministratore dall’altra. A distanza di oltre sei anni, sebbene non in via ufficiale, riesco a procurarmi un documento importante. Un regolamento comunale in materia di grotte. Tutto ciò che avevo denunciato per logica, con la difficoltà dell’ostruzionismo degli amministratori passati, trova conferma in questo documento. Le case matte costruite davanti alle grotte, le disordinate bidonville in calcestruzzo che hanno distrutto il paesaggio, sono in un qualche modo diretta responsabilità delle amministrazioni che, dapprima approvano un demenziale regolamento, e successivamente non lo modificheranno mai più.
Fatto é che i nostri avi avevano sì creato questi spazi con finalità di cantina e di porcile, ma con una logica per niente invasiva. Diremmo oggi ecosostenibile. Si creavano cavità nell’arenaria e non costruzioni in volume sulle superfici. La questione è oltremodo complicata se tali costruzioni insistono su suolo demanio comunale. Pertanto, il Consiglio delibera che è come tradizione concesso lo scavo sia di grotte che di «rull» (praticamente una grotta in miniatura che serviva per appunto da porcile o pollaio), ma con opportune aggiunte a penna, si segna anche il futuro destino delle grotte. A zampa di gallina si concede oltre allo scavo, la costruzione di porcili (su suolo comunale?).
Ora la questione é sapere quanti abbiano regolarmente fatto domanda e presentato progetto. Di fatto la favelas non risulta minimamente accatastata. Gennaro Labollita che era sindaco nel 2005, si era impegnato col Wwf di trasmettere l’elenco delle costruzioni abusive alle autorità preposte. Risulta che non l’abbia fatto. Né pare l’abbiano fatto gli attuali. Il maresciallo dei carabinieri sostiene che non sia tenuto a sapere delle trasmissioni. Sta di fatto che a distanza di anni che sia o no tenuto a sapere, so comunque. Pare oltremodo sproporzionato di fronte a semplici casette matte, il rischio penale a cui si stanno assoggettando gli attuali amministratori. Gli attuali consiglieri di maggioranza, Francesco Adduci e Giuseppe Tedesco, riferiscono di aver appreso in via ufficiosa, che negli uffici della Soprintendenza riguardo alle grotte, qualcuno avesse bocciato i canoni della tipicità (nonostante il parere tutt’altro che negativo della Tataranno), perchè eccessivamente cementificate (guarda caso) e, che doveva essere il Comune a sollecitare il vincolo, per il quale, a livello regionale, ci sarebbe addirittura stata la volontà politica a non procedere. Si dice gioco dello scarica barile. Se lo avessero interrotto prima, il cemento non sarebbe aumentato.
Sta di fatto che c’é tutto un carteggio tra Regione e Comune di solleciti regionali sia per il vincolo che per reprimere gli abusi. La costante è che il Comune non ha mai dato risposta agli enti superiori. Di fatto il Comune é il primo responsabile del degrado. L’ing. Attilio Maurano, direttore generale alla Regione per i Beni Culturali e Paesaggistici, pare persona troppo attenta e scrupolosa visto il notevole ed encomiabile impegno a tutela della citta di Irsina, per non rendersi conto che le Grotte Sangiorgesi rispondono ad ogni requisito di salvaguardia. È nota la sua linea di educazione alla necessità delle tutele.
Su Facebook un gruppo sostanzioso di sangiorgesi, giovani o con la mente giovane, avanzano proposte di valorizzazione (San Giorgio Lucano e il suo futuro). È una svolta epocale. Fino a dieci anni fa nessuno aveva mai parlato di grotte. Il mio nome, proprio perchè era tabù l’argomento, era tabù esso stesso. Non importa. L’importante é che ci siano anche loro. Un gruppo di persone vive e propositive. Azionate quelle orecchie. Il tempo stringe. Lo stesso Gennaro Labollita predecessore dell’attuale sindaco a seguito del mio sciopero della fame nel maggio 2009 ha rotto il tabù e ha chiesto il riavvio delle procedure di apposizione del vincolo. Ora governa Franco Cirigliano, da più di due anni.
Le grotte sono tutt’ora senza tutela. La situazione si è ulteriormente aggravata con la prosecuzione di lavori di consolidamento antifrana alla Timpa che, non sono andati proprio per il verso giusto, franando su se stessi. Anche gli attuali amministratori hanno continuato come i precedenti al recupero dei vecchi portali e delle facciate delle Grotte. Quale sarebbe il risultato di questi interventi in assenza del vincolo? Ogni singolo lavoro diviene esercizio di stile a fantasia dei progettisti. Ognuno si fa la grotta come meglio crede (qualcuna a dire il vero si distingue per lo stile ricercato), ma il vero risultato é che si toglie ulteriormente tipicità al manufatto. Il tutto naturalmente e ancora una volta con fondi pubblici. Nessun bravo, per ragioni di pura continuità amministrativa. L’ing. Antonio Buccolo di Colobraro, é da poco il nuovo tecnico comunale. A lui i migliori auguri di buon lavoro. Eredita una patata bollente. Beh, si sarà pure raffreddata in tutti questi anni.
Pietro Valicenti
da La gazzetta del mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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