Sono trascorsi quasi sei mesi, da quel 26 maggio di quest’anno, quando alle prime luci dell’alba, in contrada Farneta, nel comune di San Costantino Albanese, un paradiso di alberi e di fiori, dove il sole stenta a entrare, la sorella di Domenico Giangreco si accorge che il fratello non è nella camera da letto. Quel giorno doveva essere un giorno come tanti altri, ma le cose sarebbero andate diversamente per questa famiglia di lavoratori, attaccati da sempre ai ritmi ancestrali della terra. All’anziana sorella vengono subito alla mente i giorni terribili di qualche hanno addietro. Anche allora, Domenico si allontanò di casa; lo ritroveranno dopo qualche tempo nei luoghi che lo videro ragazzo. La cappa che copre la scomparsa del sessantacinquenne Domenico Giangreco è sempre più pesante. Quello che sembra un paradiso di alberi e di fiori, si sta trasformando in una vera foresta nera, che inghiotte gli uomini che la abitano con tutte le loro storie. Ma in tutti questi tragici racconti c’è sempre qualcuno che non si rassegna. Filomena, la nipote, è una di queste. Ancora una volta ci chiede di riaccendere la luce sullo zio: “Scrivete qualcosa, vi prego, aiutatemi ”. Comprensione e sostegno Filomena l’ha chiesto in questi giorni anche al Prefetto, “persona capace, sensibile, buona”. Al rappresentante del Governo chiede di interpretare il loro stato d’animo. Filomena chiede che si impegni a portare su questi luoghi mezzi e uomini, prima che l’inverno diventi padrone di queste montagne. “Un altro tentativo, solo un altro tentativo”, chiede Filomena a nome di tutti. “ Non è sparito nel nulla, sarà pure da qualche parte. La speranza, per noi tutti, ci ripete, è l’ultima a morire”. Per questa ragione ha di nuovo chiesto aiuto alla Protezione civile, ai carabinieri, al Corpo forestale, al Soccorso alpino. Parla come le altre volte: con la testa fra le mani, gli occhi che guardano lontano, mentre un filo di tristezza segna il volto di chi ancora spera. Pensa al Natale, alle prossime festività, “sarebbe bello riaverlo a casa, davanti al fuoco, a festeggiare con noi l’arrivo di Dio e dell’anno nuovo; sarebbe bello, per noi il più bel regalo”. Poi con il solito sorriso ci lascia, un sorriso allo stesso tempo di speranza e di preghiera, un sorriso di una donna forte, che spera ancora nell’aiuto della fortuna e degli uomini.
Vincenzo Diego
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