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Così la Basilicata vuole abolire i vitalizi ai consiglieri

6/11/2011



La Conferenza delle Regioni ha deciso di abolire i vitalizi per i consiglieri a partire dalla prossima legislatura. Le norme, stando a quanto deciso in accordo con i presidenti dei Consigli regionali, saranno pronte entro sei mesi. In Basilicata è partita la corsa ad accaparrarsi la primogenitura del taglio. Da tradurre in consenso elettorale: ben tre proposte di legge, una delle quali presentata direttamente dall’ufficio di presidenza dell’assemblea (il presidente Vincenzo Folino, i vicepresidenti Enrico Mazzeo e Franco Mattia e i consiglieri segretari Mariano Pici e Luigi Scaglione). Le altre due portano la firma dei consiglieri Alfonso Ernesto Navazio (Io amo la Lucania), Roberto Falotico (Pdb) e Francesco Mollica (Mpa) che, di fatto, hanno anticipato tutti sul tempo, avendo presentato la loro proposta il 28 settembre scorso, e del «battitore libero» Giannino Romaniello (Sel), l’unico a prevedere la cancellazione del vitalizio a partire da subito e non dalla prossima legislatura. Ipotesi - tacciata come «populistica» - sulla quale gli altri consiglieri promotori delle leggi nutrono dubbi relativamente alla costituzionalità dell’atto. L’interrogativo di fondo che alimenta le perplessità: come si può negare un diritto già acquisito?

Insomma, se dovesse passare la linea di Folino & C. o della triade Navazio, Falotico Mollica (le due proposte sono quasi sovrapponibili) chi oggi è consigliere non perderà la pensione maturata in base agli anni di impegno a via Anzio. I nuovi eletti non avranno diritto al vitalizio e i riconfermati non potranno cumulare ulteriori anni per incrementare il proprio assegno.

Il presidente Folino - che in tempi non sospetti aveva parlato della necessità di eliminare i vitalizi, considerandoli contraddittori rispetto alla transitorietà della funzione politico-amministrativa - già si proietta oltre l’abolizione suggerendo soluzioni sul fronte pensionistico: «Dobbiamo creare un sistema - dice - per far sì che il cittadino eletto in consiglio o in parlamento versi una quota come fondo pensione e ne abbia un beneficio con un parametro contributivo, in proporzione, cioé, a quanto ha versato. Si potrà pensare nei prossimi due anni, d’intesa con tutte le Regioni, alla costituzione di un fondo per consiglieri e parlamentari».

L’abrogazione del vitalizio, diciamolo subito, non comporterà un risparmio immediato, ma solo nel medio-lungo periodo. Per poter avere diritto alla pensione, lo ricordiamo, il consigliere versa mensilmente una quota pari al 23% sull'indennità di carica, pari a 1.816,99 euro, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi. Il consigliere riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. L'importo dell'assegno varia a seconda degli anni di mandato consiliare. Oltre a queste trattenute, obbligatorie, il consigliere regionale può scegliere di versare ulteriori 454,25 euro per la trattenuta per reversibilità. Sul totale delle indennità lorde si applicano inoltre le ritenute fiscali. Accanto alla pensione c’è un’altra «entrata». È una sorta di trattamento di fine rapporto: il consigliere versa mensilmente una quota pari al 5,50 per cento della propria indennità di carica, pari a 434,50 euro. Al termine del mandato consiliare, il consigliere riceve l'assegno di fine attività, che è pari all'ultima mensilità dell'indennità consiliare lorda, moltiplicata per ogni anno di effettivo esercizio del mandato.

Insomma, vitalizio o non vitalizio, tanti soldi continueranno ad entrare nelle tasche dei consiglieri. E se si riducesse il numero di rappresentanti nel parlamentino regionale così da registrare un vero risparmio? «Non sono d’accordo - dice Folino -. Così si ridurrebbero gli spazi di democrazia. Ridurre i consiglieri, per esempio, da trenta a venti significherebbe creare un vantaggio per i partiti maggiori, con il rischio che gli eletti siano tutti delle città. Il numero dei consiglieri - conclude - va stabilito come fatto costituzionale. Si potrebbe, invece, indicare un parametro di spesa, oltre il quale non si deve andare, per ciascun consigliere».

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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