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L'Ilva pagherà l’acqua quattro volte di più

30/10/2011



Schiaffo all’Ilva. D’ora in avanti, l’acqua diventerà di gran lunga più cara per il complesso siderurgico tarantino, mentre diverrà meno costosa per gli agricoltori, pugliesi e lucani. La decisione è stata assunta ieri a Potenza dal «Comitato di coordinamento per l’accordo Puglia-Basilicata», su richiesta dell’assessore pugliese Fabiano Amati. L’organismo interregionale ha deciso di moltiplicare il costo della «componente ambientale» dell’acqua. Resta ferma la «componente industriale» (prevista con legge e modificabile solo dal Parlamento). Per l’Ilva si prospetta un deciso incremento dei costi. Beninteso, nulla di drammatico per le casse della società, poco più che un soffio: nel 2014 pagherà 3 milioni di euro ciò che oggi paga 600mila euro. Si tratta comunque di un aumento di cinque volte. Tuttavia è chiaro lo scopo dell’iniziativa: indurre alla «riduzione degli sprechi, al recupero e al riuso delle risorse idriche». L’obiettivo è di disincentivare l’uso di acqua potabile da parte dell’Ilva che, in alternativa, ben potrebbe utilizzare l’acqua affinata del depuratore Gennarini-Bellavista. Impianto che Aqp e Regione Puglia metterebbero subito in esercizio, se lo stabilimento siderurgico mostrasse il suo interesse. «Come ho sempre sostenuto - afferma Amati - i costi di gestione per l’Ilva sarebbero di gran lunga più bassi di quelli che oggi sostiene acquistando acqua potabile».

Se l’azienda accettasse tale impostazione, i 7,5 milioni di metri cubi di acqua potabile adoperati ogni anno per raffreddare gli impianti «sarebbero invasati e utilizzati per Taranto e il Salento». Il costo dell’acqua è determinato, come detto, da due componenti: quella ambientale (pagata dagli utilizzatori alla Regione Basilicata) e quella industriale (corrisposta all’Ente irrigazione). Quest’ultima ha costi diversi, a seconda che si tratti di acqua destinata all’uso industriale, potabile o irriguo. La componente ambientale, al contrario, ha avuto finora un costo identico: quasi 8 centesimi di euro a metro cubo (le vecchie 160 lire). Ebbene, questa voce per l’industria (ma si può dire per l’Ilva, che è l’unica azienda a prelevare) diverrà di 20 centesimi nel 2012 (+ 150%); di 32 centesimi nel 2013 (+ 300%); di 40 centesimi nel 2014 (+ 400%). Per l’uso potabile (cioè agli Acquedotti pugliese e lucano) continuerà a costare 8 centesimi; per quello irriguo (i consorzi di bonifica e dunque gli agricoltori di entrambe le regioni) scenderà a 6 centesimi, con una diminuzione del 25%. La gran parte dell’acqua prelevata dalla Lucania (410 milioni di metri cubi annui) è destinata al potabile e all’agricoltura. Al cospetto, i 7,5 milioni di Ilva sono poca cosa. Ma ciò non significa, spiegano in Regione, che li si debba sprecare.

tratto da Francesco Strippoli
Corriere della Sera



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