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Fenice chiede i danni. Per la sospensione vuole 40mila euro al giorno

28/10/2011



Alla fine il ricorso è arrivato. Come si poteva ipotizzare, come si poteva prevedere. La società francese Edf, infatti, ha impugnato la delibera della Provincia di Potenza con cui si disponeva la sospensione dell’attività del termovalorizzatore di San Nicola di Melfi ed avviato l’iter per l’udienza davanti al Tar. La novità, però, è che oltre alla riapertura dell’impianto il colosso francese ha chiesto anche i danni.
Sì, i danni economici per la mancata attività. Una cifra che potrebbe arrivare ad un massimo di sei milioni di euro se si calcola che il termine massimo per la sospensione è di 150 giorni. Certo, considerato che la discussione davanti ai giudici amministrativi arriverà prima, è evidente che in caso di accoglimento alla società Edf non toccheranno certo i sei milioni di euro calcolati. Certo è, invece, che la società francese ha chiesto un risarcimento di 40mila euro al giorno.
Soldi a cui nelle loro intenzioni dovrebbero aggiungersi ad altri 360mila euro.
Insomma, una bella cifra. Una somma che appare destinata a crescere ogni giorno che passa. Ma se l’aspetto economico (pur essendo un atto dovuto considerato il ricorso) rimane uno degli elementi più interessanti della questione, in base a quali altri elementi Fenice ha stabilito di impugnare il provvedimento? Semplice puntando esclusivamente sulla regolarità delle azioni.
«La decisione della società si basa sulla convinzione della totale infondatezza dell’atto di sospensione - si legge in una nota - in quanto – a partire dal 2009, con la messa in sicurezza di emergenza dell’impianto, tutte le sorgenti di contaminazione sono state individuate ed eliminate e le possibili fonti di diffusione della stessa sono state confinate». Per Fenice, poi, a conferma di ciò «gli stessi enti competenti hanno sottolineato che gli interventi di messa in sicurezza dell’impianto hanno ridotto sensibilmente i livelli di contaminazione delle acque sotterranee e il processo è governato nell’ambito del procedimento sui siti contaminati nel pieno rispetto della normativa vigente».
«Il processo di analisi di rischio sanitario ed ambientale – continua ancora Fenice - conferma che nessun danno alla salute pubblica ed all’ambiente è derivato e può derivare dall’esercizio dell’impianto. Per questo la società esprime completa fiducia nella valutazione della richiesta di annullamento, e in u n’ottica di massima collaborazione e trasparenza, si mette a totale disposizione dell’autorità giudiziaria ». Insomma, per la società francese tutto è in regola. Le procedure sono state rispettate, le sorgenti di contaminazione sono state tutte individuate ed eliminate e le possibili fonti di diffusione dell’inquinamento sono state confinate. Tutto in regola, dunque. Ma non solo, perché Fenice Ambiente ha ribadito la volontà di procedere alla bonifica del sito. « Nell’attesa dell’approvazione da parte di Regione, Provincia, Comune di Melfi, Arpab, Asp, Consorzio Asi e Prefettura del progetto di bonifica presentato lo scorso 18 ottobre - conclude la nota – ribadiamo il nostro impegno e la nostra volontà di realizzare, da subito, tutte le attività di bonifica». Cosa succederà, dunque, a questo punto? Molto dipenderà dalla fissazione dell’udienza davanti i giudici del Tribunale amministrativa e dalla decisione che essi prenderanno. Allora, solo allora, infatti, si capirà se la Provincia di Potenza dovrà o meno pagare i danni a Fenice.

ANTONELLA INCISO




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