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Un altro fascicolo sulla discarica di Lauria

14/10/2011



Da Fenice si amplia l’indagine sull’ambiente in Basilicata. Proprio ieri la Procura di Lagonegro ha aperto un nuovo fascicolo sulla discarica di Lauria, chiusa dal primo luglio scorso. Accertamenti che erano già in corso, come pubblicato dalla Gazzetta a settembre del 2008 e più di recente il 29 agosto scorso, e che ora riprendono sulla scorta delle vicende verificatesi in questi ultimi giorni e delle denunce che continuano a piovere ormai quasi quotidianamente sull’impianto di Carpineto. Cosa si nasconde realmente dietro questa mega discarica costata oltre sette milioni di euro? È quanto cercherà di appurare l’indagine avviata dai magistrati lagonegresi. La discarica è stata chiusa agli inizi del mese di luglio per il timore di fuoriuscite di percolato nei terreni circostanti a causa di un pozzetto per la raccolta a caduta del liquame nella sostanza abusivo. Dai primi monitoraggi sembra che non ci sia stato inquinamento.
Non ci sarebbero quindi al momento motivi per continuare a tenere la discarica chiusa che obbliga i paesi dell’area Sud a smaltire altrove con notevole aggravio di spesa. Tuttavia a molti la discarica di Carpineto continua ad incutere timore. E a suscitare dubbi, su cui ora i magistrati cercheranno di fare chiarezza. Il sospetto è che quel pozzetto non sia solo il frutto di un «vizio tecnico» ma che possa nascondere qualcosa di ben più grave. Materiali tossici ed inquinanti? A porre la questione anche l’attore e regista Ulderico Pesce che con il suo movimento «Valle del Noce» chiede di analizzare anche i sedimenti sotterranei alla discarica per vedere se, come previsto dalle normative, è stata realizzata un’impermeabilizzazione a base di argilla o di altri elementi. Il dubbio nasce dal fatto che ad aggiudicarsi l’appalto per realizzare il super tecnologico impianto di Lauria, fu, il 7 aprile del 2008, la Emit il cui rappresentante legale è un componente di una nota famiglia che opera nel campo dei rifiuti, già nel mirino di diverse Procure. L’appalto fu molto discusso.
La Copram, una delle ditte che vi parteciparono, fece ricorso per presunte irregolarità nelle procedure di aggiudicazione. Ma il Tar diede ragione alla Emit. Nel frattempo, però, la Procura di Lagonegro (settembre 2008) avvia un’indagine per abuso e falso sulla commissione aggiudicatrice. Nei giorni dell’appalto succede di tutto al comune di Lauria.
L’allora assessore all’ambiente, Nicola Caimo, viene sfiduciato e i compiti di un dirigente e di altri tecnici ridimensionati. Forse solo coincidenze, ma anche su questo ora si chiede che venga fatta chiarezza. Intanto, i lavori per realizzare l’impianto partono. Dovrebbero concludersi in 150 giorni ma dopo due anni l’impianto non è neppure collaudato proprio a causa del famigerato pozzetto. Nel frattempo, però, per fronteggiare l’emergenza rifiuti nella regione l’impianto, a novembre dell’anno scorso, viene comunque aperto e funziona solo come semplice discarica. I rifiuti non vengono trattati. Ma dopo neppure un anno viene chiuso. Da ciò potrebbe scaturire la presenza di superamenti delle Csc (concentrazione soglia di contaminazione) dei parametri oggetto del monitoraggio nonché la comparsa di nuovi occasionali superamenti (arsenico e 1, 2, 3 - tricloropropano a maggio 2011, ferro e benzene a settembre 2011); particolare attenzione va posta nell’analisi critica dei dati che riguardano i composti volatili (tricloroetilene, tricloroetano, ecc…). Questi composti sono molto sensibili alle variazioni che subisce il sistema ad opera degli emungimenti e degli impianti pilota utilizzati per testare le tecnologie di bonifica. La variabilità della loro distribuzione nei vari punti ed i relativi valori di concentrazione non consentono di effettuare precise valutazioni; ovviamente solo a valle della bonifica del sito si potrà dare piena e chiara lettura dei dati provenienti dai pozzi di monitoraggio P1-P9 pubblicati sul sito istituzionale Tra le ulteriori considerazioni che possono essere fatte sulla complessa problematica del sito, aggiunge il direttore Vita, «è ne evidenziare che: i composti relativi al processo industriale sono monitorati; tutti i superamenti delle concentrazioni soglia contaminazione (Csc) sono monitorati; nuovi superamenti delle Csc si possono avere per concentrazione degli inquinanti in punti di richiamo come i pozzi; nuovi superamenti delle Csc si possono avere per fenomeni di degradazione di alcuni contaminanti; eventuali, improvvisi ed elevati valori potranno essere legati al particolare tipo di intervento di bonifica che si andrà a porre in essere». Secondo il direttore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, «valutazioni attendibili vanno espresse paragonando ampi periodi di monitoraggio ». Perché, a parere di Raffaele Vita, « considerazioni aventi per riferimento periodi limitati o peggio raffronti mensili sono fuorvianti e non rappresentano significativamente la reale situazione del sito contaminato».

Pino Perciante
Gazzetta del Mezzogiorno



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