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Basilicata e veleni, 890 siti contaminati

12/10/2011



Ci sono le industrie a rischio di incidente rilevante da un lato. E ci sono i siti da bonificare dall’altro. Insieme sono due degli aspetti più delicati delle politiche ambientali che toccano la regione. In Basilicata, infatti, ci sono sia le industrie a rischio di incidente rilevante, sia i siti da bonificare. Ad evidenziarlo uno degli ultimi rapporti dell’Istituto superiore per la protezione e sicurezza ambientale che analizza il rischio antropogenico. In particolare, secondo quanto spiega la relazione sul territorio lucano vi sono ben dieci industrie a rischio incidente rilevante. Di queste cinque sono sul territorio potentino e cinque in quello materano. Fra esse, poi, vi sono sicuramente quattro stabilimenti chimici o petrolchimici, quattro depositi di gas liquefatti, un deposito di olii minerali e un’azienda che rientra nella categoria altro. Insomma, dieci attività delicate che utilizzano sostanze tossiche o infiammabili in quantità rilevanti e che in caso di incidente, esplosione o diffusione nell’ambiente possono provocare gravi danni.

Ma se in questi casi quelle stesse aziende sono sottoposte a norme precise e a controlli periodici, è altrettanto vero che un altro degli aspetti inquietanti che emerge dal dossier dell’Ispra è quello legato alla presenza dei siti potenzialmente contaminati. Secondo l’Ispra in Basilicata sono 890 e di questi - dato ancor più preoccupante - nessuno fino ad ora è stato bonificato. Quali siano l’Ispra non lo dIce, ma è chiaro che essendo tanti (più della Puglia, del Piemonte, del Veneto, del Lazio e della Calabria) sono sicuramente sparsi sull’intero territorio regionale. Insomma, un quadro decisamente allarmante. Una situazione che richiede attenzione e soprattutto interventi in tempi brevi.

Antonella Inciso
la gazzetta del mezzogiorno



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