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| Piaghe dolorose sul corpo. "Colpa di Fenice" |
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11/10/2011 |
| È ricoperta da enormi macchie rosse e viola sulla pelle, accompagnate da gonfiori e dolori. Si è rivolta a medici e ospedali specializzati per avere una risposta: da cosa dipendono quelle piaghe? Mistero. Nessuno è stato in grado di dirlo. Ma Antonietta Asquino, 45 anni, di Rionero e residente a Melfi, ha un’idea. Un sospetto. Lei ha lavorato per dieci anni come addetta alle pulizie nel termovalorizzatore Fenice di San Nicola di Melfi e dal 2005 ha cominciato a fare i conti con le fastidiose irritazioni cutanee di fronte alle quali neppure la fotochemioterapia ha prodotto risultati tangibili.
«Sono convinta - dice la donna che ci ha autorizzati a pubblicare le sue generalità e le foto che testimoniano la sua malattia - che tutto dipenda da lì, perché prima di allora non avevo mai avuto particolari problemi di salute». La donna ha inviato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Potenza: sotto accusa il gruppo Edf, che gestisce l’inceneritore, l’Arpab, l’Asp di Potenza e la Regione Basilicata. Un concorso di colpe, a suo dire. «Nel novembre del 2009 - racconta Asquino nella sua denuncia - ho inviato una lettera al sindaco di Melfi nella quale, parlando della mia malattia, ho chiesto i rilievi effettuati dall’Arpab sul termovalorizzatore. Il Comune mi ha risposto scrivendo che dovevo rivolgermi direttamente all’Arpab, ma confidando sul fatto che l’amministrazione stessa aveva inviato la mia nota all’azienda sanitaria e alla stessa Arpab aspettavo una risposta. Che non è mai arrivata».
Solo qualche giorno fa Asquino è venuta a conoscenza del monitoraggio choc dell’Arpab (pubblicato anche dalla Gazzetta) in cui si evidenziano metalli pesanti oltre i limiti consentiti dalla legge fin dal 2002. Una rivelazione che «rinvigorisce» i suoi sospetti. «I miei guai - dice - probabilmente sono riconducibili proprio all’inquinamento prodotto da Fenice. Avevo chiesto invano di poter dare uno sguardo ai dati del monitoraggio e solo dopo tanti anni, attraverso i giornali, ho visto che i miei timori erano fondati».
E mentre Fenice preferisce non replicare alle accuse, rimandando ogni commento ad un approfondimento della denuncia, Asquino vuol vederci chiaro. E chiede che la magistratura vada fino in fondo: «Sono stata doppiamente penalizzata. Non solo devo convivere con questa malattia - dice Asquino - ma dopo sei mesi di malattia l’azienda presso la quale lavoravo (Gea ecologica, impegnata nelle pulizie del termovalorizzatore) mi ha licenziata». Mandata a casa con un carico di ingiustizie sul groppone.
Massimo Brancati
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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