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Il clamore e la verità. E Senise, paese dell'integrazione

7/10/2011



Tanto si è detto in riferimento alla storia della doppia fotografia consegnata come ricordo ai bambini di una quinta elementare e ad una alunna disabile, che frequentava la stessa classe. Una storia che la Siritide e la Gazzetta per prime hanno raccontato con novizia di particolari; particolari dei quali poi la Siritide e la Gazzetta, nel corso dei giorni, hanno continuato ad avere il primato, visto che in molti casi di quella stessa storia sono stati riportati solo frammenti, poco utili per far comprendere con completezza il contesto nel quale l’esigenza di raccontarla, quella storia, sia nata. Una storia raccontata, fino ad oggi, senza neanche far vedere le due fotografie, proprio nel rispetto dell’anonimato. Chi si occupa di cronaca conosce l’importanza dei fatti “precisi” che, sebbene risultino discordanti rispetto ad una realtà e ad una consuetudine completamente diverse, se accadono devono essere raccontati. Soprattutto se alla stampa si rivolge chi ha avvertito un disagio; tutto, naturalmente, sempre dando giusto e repentino spazio al contraddittorio. Tutto questo è stato puntualmente rispettato e messo in pratica da questo giornale quando ha raccontato la storia. Un giornale che ha “agito”, decidendo di raccontare il fatto, anziché “reagire” ad un fatto già raccontato da altri.
Poi, però, è arrivato il clamore mediatico. E si è parlato di “protagonismo”. Il clamore, però, ha bussato alla porta di chi per primo ha raccontato la storia. E ha tentato di bussare alla porta della famiglia della bambina.
Ma né la prima, né la seconda porta sono state aperte. Con il rispetto e la stima dimostrata nei confronti di colleghi delle altre testate, è stato detto “no, grazie” a richieste di chiarimenti, riflessioni pubbliche, ad inviti nei salotti televisivi o sulle pagine di giornali importanti.
C’è chi ha espresso pubblicamente il proprio disappunto rispetto ad una storia forse “non così importante da far finire Senise sulle prime pagine dei giornali con una connotazione così negativa”.
“Si poteva evitare” si è detto. L’alternativa di chi scrive di cronaca e racconta una storia come questa è semplicemente una: non scrivere. Non cercare di dare conto a chi dice, con convinzione mista a pudore, di voler raccontare la storia, perché “deve essere un esempio e deve favorire maggior attenzione per il futuro, in generale, nei confronti di chi legge”. E poi, proprio come nei casi limite di cui la cronaca nazionale è piena da mesi, ci si è dimenticati della parte più importante di questa storia: la bambina, certo, ma anche la famiglia, alla quale qualcuno si è rivolto per sentenziare e non per capire. Per esortare e non per ascoltare.
Ma Senise non è solo questo. E’ maledettamente ovvio quanto sia facile, forse anche naturale, che la cronaca di un momento faccia “di tutta l’erba un fascio”. Ma l’Italia, dopo il clamore mediatico e politico sul caso, non ricorderà Senise come “il luogo della discriminazione”.

IL PARROCO: "UN ERRORE CHE NON DEVE CANCELLARE TUTTO IL RESTO"

Abbiamo chiesto al parroco, don Pino Marino, di esternare una sua impressione, a corredo di ciò che, conosciamo bene, la comunità intesa a 360 gradi fa per favorire l’integrazione e l’inserimento.
“Si è trattato di un errore- dice - un errore che le insegnanti e la scuola hanno compreso e per il quale hanno chiesto scusa. La gravità di questo errore, però, non volendo ha messo in ombra tutto ciò che la comunità, la scuola e le stesse insegnanti hanno fatto e continuano a fare per i disabili e per l’integrazione. Di queste cose io stesso sono testimone, perché conosco le iniziative portate avanti nell’ambito scolastico, o dell’associazionismo o con la stessa parrocchia”. Il parroco non vuole che vengano compromesse tutte le iniziative di cui la comunità si è fatta promotrice con un paese che “è anche avanti rispetto ad altre zone del territorio”. La stessa piccola protagonista partecipa attivamente a queste iniziative e i suoi genitori sono attivi nel volontariato, che da qualche mese traduce in gesti concreti un meraviglioso atto d’amore nei confronti dei disabili, che vengono accompagnati nei pellegrinaggi, lungo le processioni e persino sotto il palco durante i concerti.
“Questo- continua don Pino- nonostante le grandi e oggettive difficoltà in termini infrastrutturali e finanziari che hanno come conseguenza la carenza anche in termini di strutture. Chissà che questo episodio, grazie anche alla Provvidenza Divina, non diventi occasione per ragionare insieme al mondo delle Istituzioni anche nazionali, per avere tutti quegli strumenti migliorativi che solo il mondo istituzionale è in grado di offrire. A tal proposito approfitto per dire, come da loro stesse espresso, ai Ministri Carfagna e Gelmini, vengano a trascorrere una giornata con noi, per vedere il lavoro svolto dalla Parrocchia, dalla scuola, dalle associazioni, dai centri ludici e dalla nostra comunità. Sicuramente ci sono altri album fotografici da sfogliare”.


Mariapaola Vergallito



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