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Via libera al bonus carburanti

6/10/2011



Veneto contro Basilicata. Ma alla fine è la Basilicata a vincere. I suoi 33 milioni di euro di royalty non li toccherà nessuno. Il Consiglio di Stato, riunitosi martedì, ieri ha emesso il suo verdetto che di fatto, respingendo la sospensiva del Tar del Lazio, dà il via libera all’erogazione del bonus carburanti per gli automobilisti della Basilicata.

Dopo un lunga udienza e un accurato ascolto delle ragioni dei due Ministeri dell’Economia e delle Finanze e dello Sviluppo economico, la quarta sezione del Consiglio di Stato si è pronunciata nel giudizio di appello promosso contro la Regione Veneto per l’annullamento dell’ordinanza cautelare del Tar del Lazio che di fatto aveva congelato il Fondo per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti nelle regioni interessate dall’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi.

In parole semplici i patentati lucani avranno la tanto contestata card con un po’ di ritardo rispetto alla tempistica di partenza, ma ormai il meccanismo è partito e ha avuto ragione la Direzione generale per le Risorse minerarie ed energetiche del dipartimento Energia del Ministero dello sviluppo economico a proseguire nell’iter di presentazione delle domande nonostante lo stop del Tar del Lazio. E a quell’appello hanno risposto circa 270 mila lucani, un numero di gran lunga superiore ad ogni aspettativa.

E il Consiglio di Stato esaminando con grande attenzione tutti gli atti, da quelli del Tar all’appello dei Ministeri, agli atti di costituzione in giudizio della Regione Calabria e della Regione Molise e di contro quel Veneto e ascoltati gli avvocati dello Stato e delle Regioni, si è pronunciato con una sentenza che si può dire sia entrata anche nel merito.

Il Consiglio di Stato ha ritenuto, infatti, che «nella specie il pregiudizio lamentato dalla Regione Veneto, ricorrente in primo grado, non sfugge a un giudizio di recessività rispetto al pregiudizio riveniente a tutte le Regioni controinteressate (ed alle relative popolazioni) dal blocco dell’erogazione delle somme alle stesse destinate». In sostanza è prevalente il danno che ne avrebbero avuto le altre regioni dal blocco dei fondi. Il Consiglio ha poi sostenuto «che appare di difficile praticabilità una sospensione dei decreti ministeriali impugnati nei limiti dell’interesse della Regione istante, stante l’assoluta mancanza di indicazioni normative dei criteri e delle modalità di determinazione della quota del Fondo in ipotesi spettante alla Regione medesima (tenuto conto altresì che il Fondo stesso non risulta alimentato da alcuna somma proveniente da tale Regione, ciò che non può non confortare il richiamato giudizio di recessività del relativo interesse)». Anche in tal caso è evidente il fatto che il Veneto non avendo avuto fondi perché le attività di rigassificazioni non producono royalty e non c’è alcuna normativa in tale direzione. Pertanto, il COnsiglio di Stato non puè che rilevare che «eventuali difetti di coordinamento tra le disposizioni contenute nell’art. 45, l. nr. 99/2009 e tra esse e i decreti attuativi potranno essere valutati nei loro effetti, anche sotto il profilo della legittimità costituzionale, nella sede del merito». alla luce di queste considerazioni, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha quindi accolto l’appello e, per l’effetto, in riforma dell’ordinanza impugnata, ha respinto l’istanza cautelare proposta in primo grado».

Tenuto conto della complessità e della novità delle questioni esaminate ed esaminande, ha quindi compensato tra le parti le spese del doppio grado del giudizio cautelare.

Luigia Ierace
la gazzetta del mezzogiorno



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