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Fenice, al via l'inchiesta

5/10/2011



Quattro mesi, eventualmente prorogabili. Quattro mesi per fare luce su quanto accaduto negli ultimi anni nell’area del termovalorizzatore. Passano i giorni, nuovi tasselli si aggiungono e il caso Fenice continua a tenere banco. Da un lato, con le ultime note che dimostrano come l’inquinamento continui ad essere presente ed anzi riguardi anche otto nuovi elementi chimici, dall’altro con le decisioni assunte dalla Regione. Come il varo della Commissione speciale d’inchiesta finalizzata a fare luce su quanto accaduto negli ultimi anni. Il sì alla Commissione, proposta dal Popolo delle Libertà, è stato espresso ieri dal Consiglio Regionale. Ventiquattro voti su ventiquattro votanti, approvato all’unanimità. Approvato con il via libera del Governo regionale, con il governatore De Filippo che ha assicurato la massima collaborazione.

«I dati di per sè non significano nulla, gli aumenti in percentuale di per sè non significano nulla - sottolinea De Filippo - quello che serve è u n’analisi dei rischi di questi dati. Argomento di cui si occuperà la commissione». E se il governatore lucano assicura collaborazione e l’istituzione di un tavolo della trasparenza, a non risparmiare stoccate è l’assessore regionale all’Ambiente, Agatino Mancusi, nella sua relazione.«La Regione ha notizia del possibile inquinamento delle acque di falda, per la prima ed unica volta, nel 2009 - sostiene Mancusi - a seguito della comunicazione dell’Arpab, in cui si accerta l’avvenuto superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per nichel, mercurio, fluoruri, nitriti, tricloroetano, tricloroetilene, tetracloroetilene, bromodiclorometano e dibromoclorometano».

Stabilito questo la Regione è stato chiesto a Fenice la bonifica del sito. «Sebbene Fenice sia in esercizio e la norma riconosca la possibilità di rimandare la bonifica alla dismissione dell’impianto - aggiunge l’assessore - laddove si dimostri l’impossibilità di conciliare l’at - tività produttiva con gli interventi di bonifica, la conferenza di servizio ha gestito il procedimento in modo da indirizzare la bonifica definitiva del sito immediatamente».

Mancusi si è, poi, soffermato sull’aspetto sanitario sottolineando, da un lato, che «il rischio cumulato per la contaminazione del sito è mille volte inferiore al criterio di accettabilità del rischio cancerogeno definito per legge», dall’altro che «allo stato attuale non risulta dimostrata la contaminazione della catena alimentare per effetto dell’utilizzo di acque contaminate». Insomma, rassicurazioni e ulteriori controlli. Non solo, perché l’assessore Mancusi si è anche soffermato sul rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, vincolandola, però, ad u n’indagine epidiemologica. «Il Dipartimento vuole coordinare la sottoscrizione di un protocollo d’intesa per la realizzazione e la gestione di un piano di monitoraggio avanzato definito con prescrizione Aia - conclude - nonchè per la realizzazione di uno studio epidemiologico di territorio e per la definizione di un protocollo di corretta informazione e comunicazione ambientale ai cittadini».

Antonella inciso
la gazzetta del mezzogiorno



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