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| Quando "Valterino" mosse i primi passi in Basilicata |
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1/10/2011 |
| Forse qualcuno avrà sgranato gli occhi dopo averlo visto per la prima volta protagonista delle cronache politiche italiane e latitante d’Italia; e forse, per qualcun altro, non sarà stato difficile immaginarlo al centro di grandi impicci tra soldi, politica e conoscenze importanti. Fatto sta che parlare, in Basilicata, di Valter Lavatola, è come parlare di un conoscente di vecchia data. Ne sanno qualcosa i noiesi, paese d’origine della sua famiglia, sua residenza (anagrafica) per anni e discesa per la sua prima rincorsa politica, mancata per una manciata di voti; ne sanno qualcosa a Senise, dove i “colleghi” di partito, ex socialisti, avevano contribuito a lanciarlo alle Provinciali: lui, all’inizio degli anni Ottanta, appena diciottenne, era stato candidato tra le fila dei Socialisti per le provinciali di Potenza; il suo cognome lo precedeva e gli assicurava la notorietà. Potrebbero ancora esserci i manifesti elettorali da qualche parte, nella vecchia e impolverata sede socialista di Piazza Vittorio Emanuele. Non era difficile viaggiare sulla scia del padre, Giuseppe Lavitola, celebre e apprezzato neuro-chirurgo, del quale molti nell’area ricordano “preparazione e disponibilità”.
Valterino era un ragazzo “alla mano”- ricorda Vincenzo Sassone, medico chirurgo e allora nel direttivo socialista di Senise- “affabile, buono d’animo, disponibile anche con chi aveva bisogno delle cure del padre, in un’epoca in cui, la neuro-psichiatria era argomento poco dibattuto da queste parti”. “Era uno che aveva voglia di fare carriera politica- continua Sassone- con poca esperienza ma tutt’altro che sprovveduto”. Valterino, lo chiamano ancora oggi, a dimostrazione di quanto, forse, un po’ per tenerezza, un po’ per protezione, lo avessero preso a cuore nella tentata “scalata” politica e con una campagna elettorale fatta anche di feste nei ristoranti con musica e buffet. Lui era anche belloccio, ricorda qualche signora della sua età e “non era difficile notarlo con i suoi abiti alla moda, la macchina sportiva e quel fare di ragazzo benestante venuto dalla città”. Quel tentativo politico fallì, nonostante i quasi 900 voti presi soltanto a Noepoli.
Un ragazzo intelligente, che, dice chi lo ha conosciuto e accompagnato nel suo primissimo tentativo di ascesa politica, compensava la scarsa esperienza sul campo, con la voglia di fare; “aveva tanti progetti in mente” continua Sassone e li proponeva anche a chi, poi, ha proseguito con le frequentazioni anche negli anni che seguirono alla Prima Repubblica.
Un'epoca alla quale sopravvisse e che lui accompagnò fino alla fine, come quando si dimostrò padrone di casa in Tunisia ai funerali del suo amico Craxi.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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